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Board of Peace, anche la Grecia si prepara a mandare fino a 150 militari per partecipare a Forza di Stabilizzazione Internazionale Gaza

Atene invierà 100-150 militari nella forza Usa per Gaza con Egitto e Romania. Missione legata all’Onu ma ritenuta da molti al limite della legalità internazionale

17 Febbraio 2026

Grecia, Forza di Stabilizzazione Internazionale Gaza

Grecia, Forza di Stabilizzazione Internazionale Gaza, fonte: Telegram, @thecradle

Anche la Grecia ha dato la sua disponibilità a partecipare alla Forza di Stabilizzazione Internazionale per Gaza. Atene è pronta a inviare fino a 150 militari alla milizia guidata dagli Stati Uniti e creata in seno al Board of Peace del presidente americano Donald Trump, un organismo ideato ad hoc per gestire la ricostruzione della Striscia estremamente contestato a livello internazionale.

Board of Peace, anche la Grecia si prepara a mandare fino a 150 militari per partecipare a Forza di Stabilizzazione Internazionale Gaza

La Grecia si prepara a entrare nella forza internazionale di “stabilizzazione guidata dagli Stati Uniti nella Striscia di Gaza, assumendo un ruolo più attivo rispetto alle precedenti missioni all’estero. Secondo fonti governative, Atene sarebbe pronta a contribuire con un battaglione di circa 100–150 militari, comprensivo di veicoli blindati M1117, personale medico e unità del genio militare.

Il contingente greco opererebbe all’interno del perimetro di sicurezza istituito da Israele e farebbe parte di una forza iniziale di circa 8000 uomini sotto il comando di United States Central Command (Centcom). Due ufficiali greci sarebbero già stati assegnati al coordinamento guidato dagli Stati Uniti nella città israeliana di Kiryat Gat, dopo consultazioni con Washington e Tel Aviv.

La missione sarebbe formalmente collegata alla Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e al cosiddetto “accordo di pace” dello scorso ottobre. Tuttavia, proprio la cornice giuridica dell’operazione solleva interrogativi. Diverse fonti diplomatiche sottolineano che il mandato sarebbe interpretato in modo estensivo e che l’operatività della forza all’interno di un perimetro di sicurezza definito unilateralmente da Israele si collocherebbe “al limite della legalità internazionale”.

Oltre alla Grecia, avrebbero già espresso disponibilità a inviare contingenti anche l’Egitto, l'Indonesia, l'Azerbaijan e la Romania, mentre altri Paesi europei starebbero valutando un coinvolgimento logistico o di supporto sanitario. Israele avrebbe un ruolo chiave nel coordinamento sul terreno, insieme all’Egitto, soprattutto per quanto riguarda il controllo dei corridoi di accesso e la gestione delle infrastrutture critiche. Tradotto, una militarizzazione e occupazione permanente della Striscia che impedisce, di fatto, ai palestinesi di riprendere una vita normale e dignitosa.

Secondo i piani iniziali, la forza potrebbe espandersi fino a 20 mila effettivi in una fase successiva, trasformandosi in una presenza militare di medio periodo con compiti di sicurezza, ricostruzione e assistenza civile.

Ad Atene, la decisione segna un cambio di passo nella proiezione internazionale del Paese, che finora aveva mantenuto un profilo più contenuto nelle missioni di stabilizzazione. Ma l’impegno in un teatro ad altissima tensione politica e militare come Gaza espone il governo a pressioni interne e a critiche sul rispetto del diritto internazionale e sul rischio di coinvolgimento in un conflitto ancora lontano da una soluzione definitiva.

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