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Usa verso attacco a Iran, esercito statunitense si prepara su operazioni prolungate, nuovi colloqui con Teheran martedì a Ginevra

In caso di conflitto acceso, questo potrebbe durare a lungo poiché gli Stati Uniti starebbero creando le condizioni per uno scambio di colpi e contraccolpi con la Repubblica islamica destinato a durare nel tempo

14 Febbraio 2026

 Usa verso attacco a Iran, esercito statunitense si prepara su operazioni prolungate, nuovi colloqui con Teheran martedì a Ginevra

Trump-Khamenei

L'esercito statunitense si prepara a uno scenario che potrebbe cambiare gli equilibri del Medio Oriente. Secondo fonti americane, il Pentagono starebbe pianificando operazioni prolungate contro l'Iran, della durata di settimane, nel caso in cui il presidente Donald Trump decidesse di ordinare un attacco. Sul versante diplomatico, invece, è previsto un nuovo dialogo martedì a Ginevra, i cui argomenti principali rimangono il programma nucleare iraniano, i missili balistici e le tensioni regionali, con il rischio concreto di una spirale di ritorsioni.

Usa verso attacco a Iran, esercito statunitense si prepara su operazioni prolungate, nuovi colloqui con Teheran martedì a Ginevra

L'ipotesi di un'azione militare americana contro Teheran non sarebbe limitata a un raid isolato, ma potrebbe trasformarsi in una campagna estesa e complessa. Due funzionari statunitensi, parlando in forma anonima per la delicatezza dei piani, hanno spiegato che la preparazione in corso contempla settimane di operazioni militari, con obiettivi che andrebbero oltre le sole infrastrutture nucleari. Se in passato l'operazione del 22 giugno 2025 "Midnight Hammer" si era configurata come un attacco mirato e circoscritto, questa volta lo scenario sarebbe diverso. In caso di conflitto prolungato, potrebbero essere colpite anche strutture statali e apparati di sicurezza iraniani. La portavoce Anna Kelly ha ribadito che "il presidente Trump ha tutte le opzioni sul tavolo per quanto riguarda l'Iran" e che la decisione finale sarà presa in base alla sicurezza nazionale americana. Lo stesso Trump ha alternato aperture e minacce. "A volte bisogna incutere timore. È l'unica cosa che davvero risolve la situazione", ha detto parlando alle truppe in North Carolina. E sull'ipotesi di un cambio di regime a Teheran ha osservato "sembra che sarebbe la cosa migliore che possa succedere".

Intanto Washington rafforza la propria presenza militare nella regione. È stata inviata una seconda portaerei in Medio Oriente, la Gerald Ford,  affiancata da caccia, cacciatorpediniere e migliaia di militari aggiuntivi. Un dispositivo che aumenta la pressione su Teheran e rende più credibile l'ipotesi di un intervento. Dall'altra parte, la risposta iraniana non si è fatta attendere. Ali Shamkhani, rappresentante della Guida suprema presso il Consiglio di Difesa Nazionale, ha avvertito che "qualsiasi avventura contro l'Iran riceverà una risposta forte, decisa e proporzionata". Teheran rivendica una capacità militare elevata e segnala che eventuali errori di calcolo avrebbero conseguenze molto pesanti.

In questo clima si inseriscono i nuovi colloqui diplomatici a Ginevra. Martedì mattina una delegazione americana guidata dagli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner incontrerà rappresentanti iraniani, con la mediazione dell'Oman. Nel pomeriggio sono previsti anche colloqui trilaterali con Russia e Ucraina su un dossier separato. Il negoziato sul nucleare resta però in salita. Teheran si dice disponibile a discutere limiti all'arricchimento dell'uranio in cambio della revoca delle sanzioni, ma considera il programma missilistico una linea rossa non negoziabile. Washington vorrebbe invece includere anche i missili e il sostegno iraniano ai gruppi armati della regione nel perimetro dell'intesa. L'Agenzia internazionale per l'energia atomica, con il direttore Rafael Grossi, ha spiegato che il panorama nucleare iraniano è cambiato radicalmente dopo i bombardamenti dello scorso giugno e che un accordo sulle ispezioni è possibile, ma "terribilmente difficile". Gli ispettori sono tornati in Iran, anche se l'accesso ad alcuni siti resta limitato.

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