20 Gennaio 2026
Gas (fonte twitter @Agenzia_Ansa)
L’Unione europea ha cercato di rafforzare la propria sicurezza energetica riducendo la domanda di gas di oltre il 20% tra il 2021 e il 2024 e contenendo le importazioni dalla Russia (anche se Mosca resta ancora uno dei principali fornitori di gas dell’Unione). Tuttavia, questo risultato nasconde una nuova fragilità: la spinta verso il gas naturale liquefatto (GNL) proveniente dagli Stati Uniti sta generando una nuova dipendenza geopolitica, potenzialmente ad alto rischio.
In questo contesto, l’UE ha concordato un divieto graduale e giuridicamente vincolante sulle importazioni di GNL e di gas russo via gasdotto, con un blocco totale rispettivamente a partire dalla fine del 2026 e dall’autunno del 2027.
L’uscita dal gas russo ha però rafforzato la dipendenza strategica dell’UE dal GNL statunitense, che risulta il più costoso per gli acquirenti europei. Le importazioni di GNL dagli Stati Uniti sono infatti passate da 21 miliardi di metri cubi nel 2021 a circa 81 miliardi di metri cubi nel 2025, con un aumento di quasi quattro volte. Nel 2025, il 57% del GNL importato dai paesi dell’UE proveniva dagli Stati Uniti.
Nello stesso anno, tredici Stati membri hanno importato GNL statunitense. Paesi Bassi, Francia, Spagna, Italia e Germania hanno concentrato il 75% delle importazioni complessive di GNL dagli Stati Uniti dell’intero blocco.
La tendenza è destinata a rafforzarsi ulteriormente dopo l’accordo commerciale annunciato tra UE e USA nel luglio 2025, in base al quale l’Unione si è impegnata ad acquistare 750 miliardi di dollari di energia dagli Stati Uniti entro il 2028. L’intesa lega di fatto l’approvvigionamento energetico europeo a un unico fornitore, mettendo a rischio la sicurezza energetica e compromettendo gli obiettivi di riduzione dell’uso del gas.
Secondo i calcoli dell’IEEFA, se gli stessi 750 miliardi di dollari fossero investiti in energie rinnovabili, l’UE potrebbe installare circa 546 gigawatt di capacità combinata solare ed eolica, rafforzando la sicurezza energetica e contribuendo a una riduzione dei prezzi dell’elettricità.
La dipendenza dal GNL statunitense potrebbe crescere ulteriormente in seguito agli accordi di fornitura annunciati durante la conferenza Gastech di Milano nel settembre 2025 e alla riunione del Partenariato per la cooperazione energetica transatlantica (P-TEC) ad Atene nel mese di novembre. Tuttavia, la stipula di contratti di gas a lungo termine rischia di compromettere il Green Deal europeo e l’autonomia energetica dell’Unione.
In uno scenario elaborato dall’IEEFA per il 2030, nel quale tutti questi accordi dovessero concretizzarsi e gli sforzi per ridurre la domanda di gas rallentassero, le importazioni di GNL statunitense potrebbero salire a circa 115 miliardi di metri cubi all’anno. In questo caso, il 75-80% delle importazioni di GNL dell’UE proverrebbe dagli Stati Uniti.
Da ricordare inoltre, come anticipato dal Giornale d'Italia, come il gnl statunitense non sia in realtà davvero americano, ma è gas liquefatto russo che prima viene esportato da Mosca all'India, e poi da lì acquistato dagli Usa e venduta all'Europa a prezzo maggiorato.
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