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“Raid Usa in Iran imminenti”, aereo Netanyahu Wing of Zion decollato da Israele per “lasciare il Paese”, Tel Aviv minimizza: “Esercitazione”

L’ultimo precedente risale infatti al 13 giugno 2025, quando l’aereo presidenziale israeliano raggiunse la Grecia poche ore prima dell’avvio dell’Operazione Rising Lion, l’offensiva con cui Israele colpì in modo decisivo il programma nucleare iraniano

15 Gennaio 2026

“Raid Usa in Iran imminenti”, aereo Netanyahu Wing of Zion decollato da Israele per “lasciare il Paese”, Tel Aviv minimizza: “Esercitazione”

Aereo Netanyahu lascia Israele Fonte: X @shanaka86

Il decollo del Wing of Zion, l’aereo che trasporta il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ha alimentato ieri le ipotesi di un imminente raid militare statunitense contro l’Iran. Secondo alcune ricostruzioni, il velivolo avrebbe lasciato Israele per motivi di sicurezza preventiva. Tel Aviv, però, minimizza parlando di una semplice “esercitazione”.

“Raid Usa in Iran imminenti”, aereo Netanyahu Wing of Zion decollato da Israele per “lasciare il Paese”, Tel Aviv minimizza: “Esercitazione”

Secondo fonti informate, il Wing of Zion sarebbe comunque atterrato a Creta nelle ore successive, in territorio NATO, un dettaglio che ha riacceso l’attenzione degli analisti militari. Non si tratterebbe di una scelta casuale né di una destinazione secondaria: stesso velivolo, stessa area strategica, stessa procedura già osservata in passato in fasi di massima tensione regionale. Tuttavia, Tel Aviv ha minimizzato sull'accaduto, parlando di semplice "esercitazione".

L’ultimo precedente risale infatti al 13 giugno 2025, quando l’aereo presidenziale israeliano raggiunse la Grecia poche ore prima dell’avvio dell’Operazione Rising Lion, l’offensiva con cui Israele colpì in modo decisivo il programma nucleare iraniano. Un parallelismo che, per molti osservatori, rafforza l’ipotesi di una manovra preventiva legata a uno scenario di escalation.

A rendere il quadro ancora più significativo è la sequenza di eventi delle ultime 72 ore. Lunedì, l’amministrazione Trump ha richiesto alle intelligence europee informazioni su potenziali obiettivi iraniani. Martedì il presidente statunitense ha dichiarato: “Gli aiuti sono in arrivo”. Mercoledì, infine, il trasferimento dell’aereo presidenziale israeliano in territorio NATO.

Tre segnali distinti ma convergenti, che secondo fonti militari occidentali difficilmente possono essere archiviati come una semplice coincidenza.

Il Wing of Zion, spesso definito l’Air Force One israeliano, è un Boeing 767 modificato destinato al trasporto del Primo Ministro e dei vertici dello Stato. La sua dislocazione all’estero avviene solo in presenza di valutazioni di sicurezza elevate. Non viene spostato per esigenze tecniche ordinarie, ma in previsione di potenziali minacce dirette al territorio israeliano.

In questo contesto pesano anche le dichiarazioni provenienti da Teheran. Il Presidente del Parlamento iraniano ha avvertito: “Tutti i centri militari, le basi e le navi americane saranno obiettivi legittimi”.

Una “minaccia” che Israele non può ignorare e che potrebbe aver spinto Tel Aviv a mettere al riparo il proprio asset simbolico più sensibile.

Il precedente di giugno 2025 resta, per molti analisti, il riferimento principale:

  • 13 giugno: il Wing of Zion atterra ad Atene.
  • 13 giugno: parte l’Operazione Rising Lion.
  • 21 giugno: i bombardieri B-2 statunitensi si uniscono agli attacchi.
  • 24 giugno: cessate il fuoco dopo la distruzione del 50% dell’arsenale missilistico iraniano.

La scelta della Grecia, e in particolare di Creta, si inserisce in un quadro di cooperazione militare consolidata. Le esercitazioni congiunte Israele-Grecia-Cipro a Souda Bay, i protocolli condivisi di difesa aerea e la logistica pre-posizionata fanno del Paese ellenico un naturale punto di appoggio in caso di crisi.

Quando Israele deve predisporre un piano di emergenza, la Grecia rappresenta una delle opzioni più “sicure”.

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