15 Gennaio 2026
C’eravamo quasi convinti: la Terza Guerra Mondiale sarebbe scoppiata per l’Ucraina, per Taiwan, o magari per qualche missile di troppo. Invece no. Il rischio nucleare del momento arriva con un sorriso arancione e una frase rassicurante: “Troveremo una soluzione”. Firmato Donald Trump, dallo Studio Ovale, parlando della Groenlandia come se fosse un garage da annettere o un campo da golf da allargare.
Per Trump è “inaccettabile” non avere il controllo dell’isola. Inaccettabile come una bolletta non pagata o un reality cancellato. Che poi la Groenlandia non sia in vendita, che Danimarca e Groenlandia la considerino una linea rossa, è un dettaglio. La geopolitica trumpiana funziona così: se qualcosa è grande, fredda e strategica, allora è tua per diritto divino o per contratto immobiliare.
Il vertice a Washington è stato definito “franco e costruttivo”. Traduzione: gli americani hanno detto “la vogliamo”, danesi e groenlandesi hanno risposto “neanche per sogno” e tutti si sono stretti la mano fingendo che fosse diplomazia e non una puntata pilota di “Crisi globali per principianti”.
Nel frattempo l’Europa, che di solito si muove con la velocità di un fax rotto, improvvisamente si mobilita. Germania, Francia, Norvegia e Svezia annunciano l’invio di soldati per missioni di ricognizione. Non per fermare Putin, non per una guerra calda, ma per capire se Trump sta bluffando o se davvero siamo a un passo da un conflitto artico scatenato da un capriccio presidenziale.
Copenaghen rafforza la presenza militare sull’isola. Nuuk alza la voce. E il mondo scopre che il fronte più caldo del pianeta è quello coperto di ghiaccio. Altro che orsi polari: qui rischiamo di trovare carri armati con la bandiera a stelle e strisce.
Così eccoci qua, sull’orlo dell’ennesima crisi globale, non per un despota orientale ma per un ex magnate immobiliare che confonde la politica estera con una trattativa su Zillow. Se scoppia la terza guerra mondiale, almeno sapremo una cosa: non sarà iniziata per ideologia o sicurezza, ma per l’ego smisurato di un uomo che guarda una mappa e pensa: “Manca qualcosa. La Groenlandia, per esempio”.
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