14 Gennaio 2026
Gaza
Si continua a morire anche dopo il cessate il fuoco. A Gaza, denuncia l’Unicef, dall’accordo di inizio ottobre sarebbero stati uccisi almeno 60 ragazzi e 40 ragazze: cento minori in totale, l’equivalente di un bambino al giorno. Numeri che arrivano da un contesto che l’organizzazione definisce di calma “solo apparente”. I bombardamenti e gli scontri nella Striscia si sono ridotti, ma non si sono mai arrestati. Quella che il mondo chiama tregua – spiegano da Ginevra – in qualsiasi altro luogo sarebbe considerata “una crisi aperta”. Il genocidio continua, anche se non più in modo eclatante come prima del cessate il fuoco.
I dati raccolti dall’agenzia delle Nazioni Unite riguardano esclusivamente i casi per cui è stato possibile ottenere informazioni verificabili e, avverte l’Unicef, il bilancio reale potrebbe essere molto più alto. Numerosi bambini sono rimasti feriti. Tra loro Abid Al Rahman, nove anni, colpito da una scheggia durante un attacco aereo mentre raccoglieva legna con gli amici a Khan Younis: secondo i medici, il frammento è ancora incastrato nell’occhio.
Nel frattempo restano in vigore le restrizioni imposte da Israele su carburante, forniture mediche, gas da cucina e componenti per le reti idriche e fognarie. In queste condizioni, la sopravvivenza quotidiana continua a essere “un esercizio di precarietà”.
Alla violenza si aggiunge infatti l’emergenza climatica. Nei campi per sfollati nel nord della Striscia, pioggia, vento e temperature rigide colpiscono circa 100mila famiglie costrette a vivere in rifugi improvvisati, privi di protezioni adeguate. A fine dicembre, un bambino di sette anni, Ata Mai, è morto dopo essere stato travolto dalle inondazioni in un campo informale a Sudaniyeh, vicino a Gaza City. Era stato dato per disperso ed è stato ritrovato solo ore dopo. I suoi fratelli, tutti sotto i dieci anni, avevano già perso la madre durante la guerra.
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