12 Gennaio 2026
Renee Nicole Good
Renee Nicole Good, l'attivista pro-immigrazione americana uccisa da un agente federale dell'ICE a Minneapolis, era membro di un'associazione chiamata proprio ICE Watch: uno spazio in cui i cittadini sorvegliavano le forze dell'ordine per "segnalare e agire contro gli abusi". Nello specifico, quel gruppo insegnava a "de-arrestare" le persone, anche utilizzando la forza, e a "resistere ai pubblici ufficiali".
Renee Nicole Good, 37 anni, madre di tre figli, era una figura attiva nei movimenti anti-ICE di Minneapolis. La donna, uccisa durante un’operazione federale sull’immigrazione nei primi giorni di gennaio, faceva parte di Minnesota ICE Watch, una rete di attivisti che si definisce impegnata nel “documentare, archiviare e resistere” alle attività delle forze dell’immigrazione statunitensi.
Secondo quanto emerge dai profili social e dai contenuti diffusi dal gruppo, ICE Watch opera attraverso una struttura di segnalazioni rapide: hotline attive 24 ore su 24, applicazioni e canali social utilizzati per raccogliere “avvistamenti” di agenti federali. Ai membri viene chiesto di indicare quanti agenti sono presenti, che mezzi utilizzano, se sono armati e se stanno effettuando arresti, spesso descritti nei post come “detenzioni” o “rapimenti”.
Alcuni contenuti, rilanciati in passato anche dalla sezione del Minnesota di ICE Watch, sono andati oltre la semplice osservazione. In post poi rimossi, il gruppo avrebbe promosso istruzioni su come “de-arrestare” una persona, indicando pratiche su come afferrare un fermato, aprire le portiere dei veicoli delle forze dell’ordine o fare pressione fisica sugli agenti per ottenere il rilascio di qualcuno. Indicazioni che, secondo fonti federali, hanno contribuito a creare situazioni di forte tensione durante alcune operazioni.
Renee Good, descritta da conoscenti come una “guerriera” del movimento, partecipava attivamente a queste iniziative. Le autorità sostengono che il giorno della sparatoria la donna avesse seguito gli agenti ICE in più luoghi, cercando di ostacolarne le attività. Video diffusi online mostrano momenti concitati, con l’intervento degli agenti vicino al suo veicolo. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha definito l’azione dell’agente che ha sparato come un atto di autodifesa; l’indagine resta comunque aperta.
ICE Watch non è un caso isolato. Gruppi simili sono presenti in numerose città statunitensi e si autodefiniscono “osservatori legali”, ma secondo le autorità federali alcune frange avrebbero assunto un ruolo attivo nel contrastare fisicamente le operazioni, contribuendo a un aumento degli scontri. Negli ultimi mesi, il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha segnalato un incremento significativo di incidenti in cui agenti sono stati colpiti o bloccati da veicoli durante interventi sul territorio.
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