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Renee Nicole Good, George Floyd, Minneapolis, ICE e la Polizia americana: l'America sull'orlo di una guerra civile?

Ancora una volta gli Stati Uniti d'America, già in un clima di guerra civile strisciante da anni, si mostrano come il paradigma errato della nostra esistenza che mette in risalto la decadenza dei valori della società occidentale

11 Gennaio 2026

Renee Nicole Good, George Floyd, Minneapolis, ICE e la Polizia americana: l'America sull'orlo di una guerra civile?

Renee Nicole Good e George Floyd

Senza perdere tempo sia chiaro fin da principio: la uccisione a Minneapolis di Renee Nicole Good, 37enne bianca e madre di tre figli, il 7 gennaio 2026, quasi esattamente come la uccisione il 25 maggio 2020 sempre a Minneapolis, di George Perry Floyd, 46enne nero e padre di altrettanti tre figli (se non cinque) NON è un incidente, NON è una legittima difesa, NON è neanche una malpractice o mala gestio di una situazione difficile.

Renee Nicole Good è stata uccisa con tre colpi di pistola semiautomatica a distanza ravvicinata ad altezza testa-torso da Jonathan Ross, agente dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement): il primo colpo ha perforato il parabrezza della Honda della vittima sul lato del montante anteriore sinistro, il secondo e il terzo colpo sono stati esplosi a finestrino aperto, mentre la vittima aveva già sterzato verso destra per disimpegnare la strada, urtando l'agente con il cofano anteriore del veicolo. L'agente ICE aveva già puntato la pistola ad altezza uomo contro la guidatrice davanti al veicolo, mentre un altro agente ICE intimava alla medesima di scendere dalla automobile tentando di aprirne la portiera. La situazione non presentava in quel momento alcun pericolo né impedimento particolare sotto nessun punto di vista. Renee Nicole Good, forse per paura o forse per un gesto irrazionale, ha fatto una veloce retromarcia e poi, pur sterzando verso destra, ha inserito la marcia e ha rimesso in marcia avanti il SUV: su questo gesto evidentemente inopportuno (nonché pericoloso per lei stessa e per gli agenti coinvolti) si baserà la difesa di Jonathan Ross, lo sparatore, e degli altri agenti coinvolti. Ma un gesto palesemente inconsulto della donna giustifica in alcun modo il suo omicidio? Palesemente NO. Le Forze di Polizia hanno per mandato delle POS (procedure operative standard) per la gestione di situazioni difficili, che sono esattamente IL CORE BUSINESS del mestiere. Ovviamente oltre alle procedure ci sono le situazioni reali e le mille aree e sfumature di grigio, ci sono i cosiddetti LOOPHOLES, ovvero gli svicoli e i buchi nelle maglie del sistema, ma quello che le menti più inette ed impreparate non capiscono mai è che un qualsiasi accadimento presenta (come un tema a scuola) un titolo, uno svolgimento ed una conclusione. Titolo e svolgimento possono descrivere un accadimento; la conclusione ne determina l'esito. Come molti altri casi accaduti in passato la situazione di partenza era sottilmente difficile e rognosa: non a caso il presidente Trump, il vicepresidente Vance e il segretario del DHS/Homeland Security Kristi Noem hanno già emesso non solo una sorta di "verdetto" di innocenza per Jonathan Ross, ma addirittura, con arroganza sconfinante nel delirio, un verdetto di colpevolezza per la vittima, da loro accusata de facto di tentato omicidio nei confronti dell'agente ICE, nonché di essere una pericolosa sovversiva di estrema sinistra. La verità visibile a chiunque è che l'agente Jonathan Ross ha puntato la pistola (già col colpo in canna e probabilmente senza sicura, vista la celerità di azione a fuoco) senza alcun motivo reale di emergenza né di pericolo espresso dalla situazione, ha inutilmente attivato una ESCALATION e ha totalmente perso la testa una volta urtato dall'autovettura della Good, preso probabilmente da una reazione rabbiosa istintiva ma reiterata, avendo piazzato ben altri DUE COLPI LETALI alla vittima disarmata quando lui stesso era già stato appena superato dal veicolo, con una dose di crudeltà omicidiaria al di là di ogni ragionevole dubbio.
Adesso la America è veramente divisa in due: da un lato ogni persona ragionevole, dall'altro i fanatici trumpisti; il fatto è che, a differenza del caso Floyd, anche molti elettori di destra negli USA non possono accettare che una cittadina qualsiasi, e si ripeta, bianca e della classe media oltretutto chiaramente non ostile, venga abbattuta come un animale riottoso. Le manifestazioni e le proteste dilagano da costa a costa. E la cosa non finirà lì.

Il caso di George Floyd nel 2020, in piena estate del COVID, fu più semplice e possibilmente persino più disgustoso e spietato. Mentre Renee Good ha probabilmente usato il suo SUV Honda per ostruire il passo ad un SUV dell'ICE, in un clima di protesta contro le azioni (sulla carta legali ma anche qui evidentemente incostituzionali) di una agenzia, la ICE appunto, che ormai è diventata una sorta di milizia personale del POTUS Donald Trump e dei suoi seguaci, a cui si consente ogni abuso possibile e non solo contro gli immigrati irregolari (a questo punto anche assassinare cittadini a sangue freddo), George Floyd fu arrestato da una pattuglia della Polizia di Minneapolis in seguito ad una segnalazione di un commesso di drogheria che aveva ritenuto che Floyd avesse pagato dei pacchetti di sigarette con una banconota falsa. George Floyd fu fermato dagli agenti ancora seduto alla guida della sua automobile, parcheggiata quasi di fronte al minimarket, molto probabilmente in stato di alterazione e sovraeccitazione. Collaborando molto poco con gli agenti durante il fermo, Floyd fu estratto dalla sua macchina, ammanettato, fatto sedere contro un muro, rimesso in piedi, portato alla macchina della Polizia e dopo essersi di fatto opposto ripetutamente all'ordine di sedersi sui sedili posteriori, in chiaro stato di panico, fu costretto a terra per essere immobilizzato da tre agenti, di cui uno, Derek Chauvin, in seguito condannato a 22 anni per tale omicidio, gli impedì di respirare premendogli il ginocchio contro il collo per quasi dieci minuti di agonia, con una azione talmente assurda da parte sua e di tutti gli agenti coinvolti (condannati anche essi per concorso in omicidio) da attestare un netto caso di inutile idiozia criminale, financo al limite della follia.
Anche in questo caso una situazione apparentemente poco chiara, che si risolve viceversa con una PRECLARA REAZIONE ILLECITA E CRIMINALE da parte degli operatori di PS. Di QUEGLI specifici operatori di PS, sia chiaro: le responsabilità di pochi delinquenti in divisa NON significano il coinvolgimento in attività criminali della maggioranza dei poliziotti, fino a prova contraria. I tentativi della destra reazionaria di coprire delinquenti in divisa nel nome della difesa delle Forze dell'ordine in generale è sempre una patetica e controproducente dimostrazione di stupidità politica dipinta con maldestra vernice di pseudofascismo.

Sia dunque chiaro una volta per tutte: chi viene fermato dalle Forze di Polizia, in America come in Europa e in tutto il mondo civilizzato, ha il dovere di ottemperare; parimenti le Forze di Polizia hanno il dovere di commisurare la forza alla situazione specifica. Nessuna Forza di Polizia nei paesi soggetti ad uno Stato di Diritto ha LICENZA DI UCCIDERE a prescindere dagli accadimenti sul campo: anche solo doverlo specificare rasenta il surreale. Oltretutto gli ordini impartiti dagli agenti possono essere talvolta confusi e contraddittori: se l'ordine è di uscire dal veicolo e la cintura di sicurezza è inserita negli Stati Uniti si rischia davvero di essere uccisi dai poliziotti, poiché le mani del fermato non sono più visibili dall'operatore di Polizia e il guidatore anche solo sganciando la cintura potrebbe essere in grado di estrarre una eventuale arma, quindi persino una pistola. In Europa la possibilità che i cittadini circolino armati è estremamente remota: non così negli USA, dove inoltre il tasso di criminalità (nonché di disagio sociale/mentale) è incomparabilmente più alto che negli Stati europei. Per tale motivo le POS di Polizia americana sono estremamente più rigide e violente. Quindi negli USA chi viene fermato spesso non obbedisce o tenta di scappare, preso dal terrore. Le STESSE procedure della agenzia ICE lo chiariscono in modo inequivocabile: un agente è autorizzato a sparare per difendersi e soprattutto per uccidere solo in caso di extrema ratio e di chiaro e presente rischio per la propria vita.

La uccisione di George P. Floyd provocò una ondata di proteste e di vere e proprie rivolte soprattutto della popolazione di colore in tutti gli USA, contribuendo al fenomeno, in quegli anni rampante, della WOKE/CANCEL CULTURE, ovvero il revisionismo, quasi sempre demenziale, della lettura della Storia e soprattutto della interpretazione della società contemporanea in senso (teoricamente) di estrema sinistra (finta ovviamente, essendo incentrata su assurdità come la fornitura di tamponi assorbenti per il ciclo mestruale ad individui di sesso maschile, invece che su istanze di redistribuzione del reddito o di reale assistenza sociale). Un ennesimo trucco del sistema capitalista-liberista per effettuare la ennesima distrazione di massa. Ciò che avvenne in seguito è notorio: alle follie mentecatte dei WOKISTI americani si aggiunse la altrettanto isterica reazione delle compagini conservatrici e neoconservatrici, nelle loro varie formulazioni, e il paladino di codesti altrettanti cialtroni di estrema destra, persino pseudogolpisti (con il picaresco assalto a CAPITOL HILL a Washington, il 6 gennaio 2021, dopo la sconfitta di Trump alle presidenziali contro Joe Biden, che passerà pure alla Storia come presidente più rimbambito degli ultimi cento anni alla Casabianca) direttamente a riprendersi l'ufficio ovale e la poltrona da presidente in pieno stile da repubblica delle banane.

MA, si potrebbe dire con una certa dose di cinismo, George Floyd era un uomo di colore, forse ubriaco, forse anche spacciatore, magari inconsapevole, di banconote false: insopportabile la sua barbara uccisione, ma pur sempre con un sottile FUMUS di colpevolismo retrostante. E qui casca l'asino.
Renee Nicole Good, oltre ad essere bianca (in una nazione che nonostante sia fondata sulla immigrazione ha il bisogno vitale di mantenere una maggioranza dominante di origine europea) è, anzi era purtroppo, più o meno una normale madre di famiglia della classe media (anche se la propaganda di estrema destra, sempre la più infame, sta già tentando di descriverla come una tipica "zecca rossa").
A questo punto gli elementi per lo scontro frontale ci sono tutti: è ormai cristallino che Trump è un autocrate fuori controllo (o meglio controllato dalla fazione più di destra degli apparati americani che comandano veramente, a livello militare, politico, economico, finanziario). Gli americani sono già in un clima da guerra civile strisciante da anni: questa vicenda non può che segnare una svolta storica, potenzialmente pronta ad una deflagrazione, che lenta o veloce avrà conseguenze gravi e chiaramente a livello non solo statunitense. La domanda a questo punto è: a chi giova una seconda guerra civile americana?

Le ultime parole udibili di Renee Good sono state, tradotte in italiano: VA BENE ZIO, NON CE L'HO CON TE, rivolte al suo assassino. Raramente nella Storia abbiamo avuto una sentenza per testimonianza diretta tanto definitiva, e forse anche tanto significativa di due mondi, tra il bene e il male. Ed ancora una volta l'America, anzi gli Stati Uniti d'America, nella loro crisi finora più atroce, sono il paradigma della nostra esistenza, confermando una importanza imprescindibile e forse del tutto straordinaria storicamente, molto oltre la figura tragicomica di Trump e della correlata decadenza dei valori della società occidentale, europea in primis. Gli USA sono il nostro specchio deformante, come nel famoso videoclip di BLACK HOLE SUN dei SOUNDGARDEN: la normalità stereotipata del sogno americano, che è il gonfiore idropico della società eurocentrica, si trasforma in una maschera mostruosa di sé stessa, verso la dissoluzione. Furono gli americani a salvare l'Europa dalla sua stessa mostruosità nella Seconda guerra mondiale, ma sarà molto difficile che l'Europa salvi gli americani dal gigantismo della loro allucinazione. O forse gli americani hanno ancora e sempre molte più risorse umane ed intellettuali dei morenti europei, pure apparentemente più civili? Sicuramente la morte di Renee Good, nella sua atrocità, darà il suo responso.

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