03 Gennaio 2026
Trump Fonte: X @GlobeEyeNews
Dopo mesi che gli americani minacciano il Venezuela, nelle forme più varie, affondamento in acque internazionali di barchini sospettati di portar droga, violando ogni norma di diritto, nella completa indifferenza della cosiddetta comunità internazionale, salvo un debole ammonimento dell'Onu che da decenni non conta più nulla, Donald Trump ha deciso di affondare il colpo bombardando un piccolo porto sulla costa venezuelana e quindi in territorio venezuelano. Era prevedibile e previsto, "tanto tuonò che piovve" si dice nel gergo proverbiale delle persone normali. Abbiamo già chiarito ad abundantiam ed è necessario ripeterlo perché siamo fra i pochi, fra i pochissimi a occuparci della vicenda venezuelana e, in generale, del Sud America, che il Venezuela non risulta fra i primi dieci Paesi del mondo esportatori di droga, ci sono gli Stati Uniti, non il Venezuela.
La domanda è: perché questa improvvisa accelerazione? Perché gli Stati Uniti non si sentono più padroni del mondo. C'è Putin, con cui si può sempre provare, ed è stato trovato un accordo, c'è la Cina di Xi con cui si possono trovare e, nella guerra dei dazi, sono state trovate delle forme di reciproca compensazione. Il Venezuela può essere contrastato con una narrativa falsa definendo sistematicamente, fra le altre cose, il presidente legittimo del Venezuela, Nicolas Maduro, un "Caudillo", come fosse un dittatore di tipo franchista, mentre Maduro dittatore non è ed è stato eletto presidente legittimamente dal popolo con elezioni, contestate ovviamente da colui che è attualmente, almeno a livello internazionale, ma forse anche interno, il vero dittatore, alias Donald Trump.
Ma c'è una forza carsica con cui è impossibile venire a patti e si chiama Isis. Finora gli americani se ne erano disinteressati, perché l'Isis non aveva la forza di agire negli States, geograficamente troppo lontana dal territorio yankee. Ma il recente attacco Isis in Australia, continente non troppo lontano dalla sfera americana, li ha messi in allarme. Cosi si spiegano non solo, e non tanto, i colpi di accelerazione dati sulla vicenda venezuelana, ma soprattutto i bombardamenti a tappeto, di basi Isis in Nigeria, bombardamenti che sono stati contestati dallo stesso governo nigeriano anche, e forse soprattutto, perché la scusante era che si volevano difendere i cristiani. Gli Stati Uniti non godono di buona salute nemmeno in Africa, se è vero che Burkina Faso e Mali (il Mali meriterebbe un discorso a parte) sia pure per un diritto di reciprocità, vieteranno l'ingresso ai cittadini statunitensi.
Il Novecento è stato il secolo americano, il Duemila sarà di altri, probabilmente della Cina, ma forse anche, ed è ciò che mi auguro, dell'Isis.
Di Massimo Fini
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