20 Febbraio 2026
Documenti che evidenziano la richiesta di Bruxelles, fonte: alquds
L’Unione Europea avrebbe chiesto la rimozione sistematica di contenuti legati alla storia palestinese, alla patria e alla memoria dell’occupazione dai libri scolastici della Cisgiordania e di Gaza, in quella che viene descritta come l’ennesima manovra pro Israele a sostegno del progetto "The Greater Israel". Secondo documenti ufficiali e corrispondenza interna trapelati, Bruxelles avrebbe imposto centinaia di modifiche ai testi finanziati con fondi europei, intervenendo su simboli nazionali, riferimenti alla Nakba, ai prigionieri e persino sull’uso di termini come "sionismo". Una pressione che, per molti osservatori palestinesi, si traduce in una vera e propria 'cancel culture' applicata all’identità di un popolo, con lo scopo di cancellare la storia dalle aule scolastiche, e di conseguenza anche dalle nuove generazioni.
Al centro della vicenda c’è una lettera del 19 gennaio 2026 inviata dal ministro dell’Istruzione palestinese Amjad Barham al ministro delle Finanze e della Pianificazione Istifan Salameh. Nel documento si elencano le richieste avanzate dall’Unione Europea per adeguare il curriculum palestinese agli standard dell’UNESCO su "pace, tolleranza e non discriminazione". Secondo Bruxelles, alcuni contenuti rischierebbero di fomentare odio o antisemitismo, ma per le autorità palestinesi si tratterebbe di un’interferenza diretta nei contenuti sovrani dell’istruzione, con modifiche che incidono su storia, geografia, identità e memoria collettiva. Le revisioni riguarderebbero testi dalla prima alla decima classe e coinvolgerebbero materie come arabo, storia, educazione civica e perfino matematica. In totale sarebbero circa 300 le modifiche richieste, molte delle quali di natura esplicitamente politica. In alcuni casi le revisioni supererebbero il 30 per cento del contenuto originario dei libri.
Tra gli interventi più simbolici, la richiesta di rimuovere l’inno nazionale palestinese dai testi della prima elementare, insieme a immagini della bandiera e all’emblema dell’aquila. Cancellate anche poesie come "Ala Dal'ouna" dedicate alla patria e alla sua difesa, così come lezioni su Giaffa descritte come città palestinese. La frase "Gerusalemme è la capitale della Palestina" è stata modificata in una formulazione che enfatizza il carattere religioso della città per le tre religioni monoteiste. Il termine "sionista" sarebbe stato eliminato ovunque comparisse. Espressioni come "sfollamento forzato" sarebbero state sostituite con "migrazione" o "esilio", mentre affermazioni che descrivevano la condizione di rifugiato come un’ingiustizia sono state riformulate come un problema regionale più ampio. Anche riferimenti alla Nakba, ai prigionieri nelle carceri israeliane e agli scioperi della fame sarebbero stati rimossi o sostituiti con contenuti incentrati su concetti astratti di pace e convivenza.
In alcuni casi, immagini dell’occupazione o della presenza militare israeliana sono state sostituite con illustrazioni neutre. Lezioni su città come Haifa, Giaffa e Safed sono state riformulate inserendo riferimenti allo Stato di Israele, mentre contenuti su martiri, resistenza e ritorno dei rifugiati sono stati cancellati. La pressione europea si inserisce in un quadro di forte dipendenza finanziaria dell’Autorità Nazionale Palestinese dagli aiuti esterni. Già nel 2021 oltre 220 milioni di euro erano stati congelati per 13 mesi, subordinando l’erogazione dei fondi alla revisione dei libri scolastici. Il 7 maggio 2025 il Parlamento Europeo ha votato una nuova risoluzione che chiede di sospendere i finanziamenti finché i testi non rispetteranno pienamente gli standard richiesti e non verranno rimosse le parti considerate "antisemite" o "di incitamento alla violenza".
Per molti palestinesi il nodo non è solo educativo ma identitario. La sostituzione di termini, mappe e simboli viene percepita come un tentativo di riscrivere la memoria collettiva, depotenziando il racconto dell’occupazione e normalizzando lo status quo. Un doppio standard, secondo i critici, se si considera che nelle scuole israeliane la Nakba viene descritta come "guerra d’Indipendenza" e la parola Palestina è raramente utilizzata.
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