Lunedì, 16 Febbraio 2026

Seguici su

"La libertà innanzi tutto e sopra tutto"
Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

Uk, British Museum vira al negazionismo e rimuove parola "Palestina" dalle didascalie dopo pressioni di avvocati UKLFI pro-Israele

Per i critici, la rimozione del termine "Palestina" dal British Museum viene letta come parte di un più ampio processo di ridefinizione culturale e simbolica a favore del governo sionista di Tel Aviv

16 Febbraio 2026

Uk, British Museum rimuove la parola "Palestina" dopo pressioni da avvocati pro-Israele UKLFI per "riferimenti storicamente inaccurati"

British Museum, fonte: X @ sashagrey97

Il British Museum ha rimosso la parola "Palestina" da pannelli, mappe e didascalie delle sue gallerie dedicate all’antico Medio Oriente dopo le pressioni esercitate dal gruppo legale filo-israeliano UK Lawyers for Israel. La modifica, giustificata dal museo come una "revisione terminologica per evitare riferimenti ritenuti non più significativi in alcuni contesti storici", riguarda esposizioni sull’antico Egitto e sul Levante. Per studiosi e attivisti si tratta invece di un ulteriore episodio di negazionismo, in cui organizzazioni pro-Israele influenzano enti pubblici britannici, alimentando una narrazione in linea con il governo di Benjamin Netanyahu, secondo cui la terra dei palestinesi apparterrebbe storicamente a Tel Aviv. Proprio a tal proposito, il professore di studi classici della Open University Marchella Ward ha ribattuto affermando che continuerà ad usare la parola "Palestina" e che questa operazione si inserisce in un piano più ampio di cancellazione dei palestinesi e del genocidio in corso.

Uk, British Museum vira al negazionismo e rimuove parola "Palestina" dalle didascalie dopo pressioni di avvocati UKLFI pro-Israele

La revisione è arrivata dopo una lettera inviata da UKLFI al direttore del museo Nicholas Cullinan. L’associazione sosteneva che l’uso del termine "Palestina" per periodi compresi tra il 2000 e il 300 a.C. fosse anacronistico e potesse avere l’effetto di "cancellare i regni di Israele e di Giudea", oltre a "riformulare erroneamente le origini del popolo ebraico come provenienti dalla Palestina". Tra i casi contestati figuravano mappe che indicavano la costa orientale del Mediterraneo come Palestina e un pannello sugli Hyksos che parlava di "discendenza palestinese", ora sostituita con "discendenza cananea". Anche altri riferimenti sono stati aggiornati per privilegiare termini come "Canaan" e "cananeo". 

Il museo ha negato formalmente che la decisione sia stata presa in risposta diretta alla pressione del gruppo legale, spiegando che l’uso del termine sarebbe appropriato solo per il Levante meridionale in epoche successive del secondo millennio a.C. "Utilizziamo la terminologia delle Nazioni Unite per le mappe che mostrano confini moderni e facciamo riferimento a 'palestinese' come identificatore culturale o etnografico quando appropriato", ha dichiarato un portavoce. Diversi accademici contestano questa impostazione. Alcuni studiosi di storia antica sostengono che l’espressione "antica Palestina" sia ampiamente utilizzata nella ricerca e che la sua rimozione risponda più a pressioni politiche che a criteri scientifici. Secondo questa lettura, la progressiva eliminazione del termine contribuirebbe a una riscrittura simbolica dello spazio storico.

L’episodio si inserisce in una sequenza più ampia poiché negli ultimi anni UKLFI ha indirizzato lettere e minacce di azioni legali contro università, ospedali e istituzioni culturali britanniche accusate di utilizzare terminologie o promuovere iniziative considerate ostili a Israele. In diversi casi, gli enti coinvolti hanno modificato contenuti o preso le distanze da progetti legati alla Palestina dopo le contestazioni.

Organizzazioni legali e gruppi per i diritti civili parlano di una strategia sistematica, basata su argomentazioni giuridiche ritenute fuorvianti, per spingere organismi pubblici ad adeguarsi a una linea narrativa favorevole al governo israeliano. Una banca dati in preparazione da parte dell’European Legal Support Centre documenta centinaia di episodi di repressione o pressione contro iniziative solidali con la Palestina nel Regno Unito, con UKLFI coinvolta in un numero significativo di casi.

Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.

Commenti Scrivi e lascia un commento

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

x