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Embargo petrolio russo, la promessa tedesca: "Blocco entro pochi giorni"

L'impegno arriva dal ministro dell'Economia della Germania, secondo cui "la svolta è a portata di mano": nessun commento dall'Ungheria di Viktor Orbán

24 Maggio 2022

Robert Habeck

Dopo settimane di tentennamenti, arriva la promessa tedesca sull'embargo del petrolio russo: "Blocco entro pochi giorni". Questa volta potrebbe davvero essere la volta buona. Non tanto per la frase in sé, sentita più e più volte, quanto per chi l'ha pronunciata: il ministro dell'Economia della Germania nonché vicecancelliere, l'ambientalista Robert Habeck. È lui ad annunciare una potenziale svolta a livello europeo sul blocco delle importazioni del petrolio russo. Una decisione che in diverse occasioni è sembrata imminente e che poi è sempre stata rimandata da Bruxelles per l'incapacità di raccogliere un consenso unanime dei 27 Paesi membri. Incertezze che hanno esposto a brutte figure anche importanti figure istituzionali europee, come l'Alto rappresentante per gli affari esteri Josep Borrell, che al G7 in Germania si era detto "certo" di un accordo sul tema.

Embargo petrolio russo, la promessa tedesca: "Blocco entro pochi giorni"

Questa volta l'ottimismo sull'embargo arriva non da una figura dall'incarico più simbolico che sostanziale, come quello ricoperto da Borrell, ma dal ministro dell'Economia del più importante Paese europeo. "Penso che raggiungeremo la svolta, è a portata di mano, direi, ma un embargo petrolifero non dovrebbe essere l'unico obiettivo, non significa automaticamente che Putin è indebolito", ha spiegato Habeck al canale televisivo Zdf. 

Il blocco delle esportazioni del greggio sarebbe per Mosca un duro colpo dal punto di vista economico: secondo alcune stime la Russia guadagna circa 350 milioni di euro al giorno dall'export di petrolio, un terzo del miliardo quotidiano che incassa dal commercio delle sue fonti energetiche. Che la decisione non sia stata ancora presa però lo si capisce dalle dichiarazioni successive del ministro ambientalista: "Questa idea funziona solo se partecipa un gran numero di Paesi. È quello che manca ancora". Primo fra tutti, manca il sì del primo ministro ungherese Viktor Orbán, che più volte ha sottolineato l'effetto disastroso che la decisione avrebbe sull'economia di Budapest. 

Lavrov "si butta" tra le braccia della Cina

Se l'Europa si prepara a recidere un altro filo che tiene insieme la sua economia a quella russa, anche Mosca non sta a guardare. E anziché guardare a Ovest, verso il continente europeo, si rivolge al suo vicino più importante, la Cina. L'obiettivo è quello di "sviluppare relazioni amichevoli con il vicino più prossimo", come ha spiegato questa mattina il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov

"Ora che l'Occidente è in una posizione dittatoriale, i nostri legami economici con la Cina cresceranno ancora più velocemente", ha spiegato il capo della diplomazia di Mosca. Secondo alcuni analisti la guerra in Ucraina sancirà la definitiva subalternità della Russia a Pechino, visti i costi elevatissimi del conflitto e le relative ricadute economiche. Non la pensa così Lavrov, che al contrario ritiene ci sia "un vantaggio economico reciproco. Ora il centro dello sviluppo mondiale si è spostato in Eurasia", ha concluso. 

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