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Afghanistan, l'autostrada per l'inferno dove i talebani colpivano i soldati italiani

I talebani sono impiegati in un "tour della guerra" che rintraccia con orgoglio gli avamposti militari lasciati indietro da Usa e alleati

17 Settembre 2021

Talebani

Talebani armati

Le acque si sono calmate e i tabloid che improvvisamente si occupavano tutti di guerra guardano meno all'Afghanistan. Ma dopo la formazione del governo e qualche scaramuccia per il potere (poi smentita ai vertici) tra i militanti del Corano, i talebani continuano inarrestabili a diffondere i precetti dell'Islam. In questi giorni le forze talebane sono impegnate in un vero e proprio tour de force attraverso quelle che erano le roccaforti degli eserciti stranieri, presenti sul territorio negli ultimi vent'anni per "portare la democrazia" all'Afghanistan. Tra gli avamposti ci sono anche quelli italiani, come la base di Adraskan, una volta target preferito dei talebani dove piazzare le mine antiuomo che hanno ucciso moltissimi italiani nostri compatrioti.

Afghanistan, l'autostrada per l'inferno dove i talebani colpivano i soldati italiani

Nonostante le difficoltà e i pericoli a cui vanno incontro, c'è ancora una manciata di giornalisti che affronta la minaccia talebana sul campo, visitando l'Afghanistan nei suoi meandri più remoti. È quanto stanno facendo due reporter di InsideOver che hanno raccontato la realtà alla base di Adraskan, una delle basi che una volta apparteneva all'esercito italiano e che ora è presieduta dai talebani. Secondo quanto hanno raccontato i militanti coranici del posto, piazzare bombe esplosive per uccidere i soldati italiani era la loro quotidianità, e adesso si rallegrano per avere finalmente vinto la battaglia per l'Islam.

La zona di cui stiamo parlando è quella a sud di Herat, sulla strada che porta a Kandahar, da sempre capitale spirituale dei talebani. Un' autostrada infernale, quella che arriva fino al confine con la provincia di Helmand, dove i militari italiani hanno subito gli attacchi dei talebani per anni, schivando mine antiuomo, proiettili dal nulla e trappole esplosive che i militanti jihadisti continuavano a piazzare. Gli italiani si trovavano in Afghanistan, così come d'altronde gli alleati atlantici che hanno abbandonato il paese in fretta e furia, per addestrare la polizia afghana e le truppe dell'esercito. Un addestramento che poi, nel momento dell'attacco talebano, non è servito a molto, considerato che l'esercito si è arreso nella maggior parte dei casi al solo arrivo delle truppe di militanti jihadisti.

Afghanistan, i talebani si godono l'armamentario lasciato indietro dagli Usa

I talebani raccontano che non si è mai trattato di una questione personale, e che la presenza straniera nel paese era solamente un ostacolo alla diffusione della religione islamica, che andava quindi eliminato. "Ho combattuto per anni contro i soldati italiani - racconta a Insideover un militante - Abbiamo piazzato trappole esplosive per far saltare in aria i vostri blindati. E attaccato questa base con razzi e colpi di mortaio. Non siamo nemici del vostro popolo, ma dovevamo difendere l’indipendenza dell’Afghanistan". Niente di personale, dunque, solo razzi e colpi di mortaio. Il tour della guerra comincia sulla via dell'autostrada per l'inferno e finisce a Kabul. Così i talebani si stanno riprendendo l'Afghanistan, felici di avere a disposizione i "giocattoli" militari lasciati indietro dagli americani, e visitando le basi dove una volta giocavano al tiro a piattello con le vite dei soldati italiani.

Afghanistan, i talebani ai soldati italiani: "Non ce l'abbiamo con voi, lottiamo per l'Islam"

La roccaforte di Adraskan, utilizzata per anni dai militari italiani, è ora un cimitero di mura bucate dai proiettili talebani, con parti irriconoscibili e carbonizzate dagli attacchi da armi pesanti. Il vero bersaglio, però, non erano gli italiani, ma gli stranieri in generale. Così raccontano le stesse milizie, che gioiscono per la presa di Kabul senza alcun rimorso: "Abbiamo scatenato una valanga di fuoco. Potevamo fare tabula rasa e uccidere tutti, ma gli anziani e i familiari ci hanno chiesto clemenza. Alla fine i governativi hanno ceduto le armi". L'atteggiamento talebano è narrato in modo da risultare in netto contrasto con quello americano, soprattutto dopo che nelle scorse settimane gli Usa hanno lanciato un missile vendicativo con bersaglio un terrorista della seziona afghana dell'Isis, colpendo però erroneamente una famiglia di civili. I talebani, dalla loro, difendono a spada tratta il loro diritto di riprendersi il paese e dietro lame d'asfalto nascondono la loro agenda politica.

Afghanistan, i talebani nelle ex roccaforti italiane. "La guerra è finita, abbiamo vinto noi"

È passato un mese dalla caduta di Kabul, ma le milizie talebane sono più orgogliose che mai. Gli avamposti come quello di Adraskan e Shindand sono l'ultimo ricordo di un Afghanistan fatto di esplosioni e attacchi di guerriglia. Adesso invece, i talebani ricordano i bei tempi andati delle mine agli italiani: "Lanciavamo razzi Rpg dai dossi là fuori contro queste postazioni. Gli italiani hanno inviato i blindati verso di noi, ma uno è saltato in aria su una mina e si sono ritirati", raccontano. Nel raccontare la storia ci sono spesso mezze verità, e l'unica certezza che si ha ad oggi è che l'Afghanistan è tornato un paese talebano. Telecamere di sorveglianza, armi da braccio pesanti, l'autostrada dell'inferno oggi è costellata di militanti afghani e non lascia spazio per essere ripresa. Come ricordano i talebani dell'area, con il sorriso sul volto: "La guerra è finita. Adesso è tempo di rimettere in piedi il paese".

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