26 Marzo 2026
Presidente Hans Dieter Pötsch
La holding della famiglia Porsche-Piëch ha chiuso il 2025 con un utile netto rettificato di 2,9 miliardi di euro, registrando una flessione del 9% rispetto ai 3,2 miliardi dell'anno precedente; il risultato netto reported è stato invece di 2,7 miliardi di euro. Per quanto riguarda la remunerazione dei soci, il management ha proposto la distribuzione di un dividendo pari a 1,51 euro per azione privilegiata (in calo rispetto agli 1,91 euro del 2024). In merito ai ricavi e all'EBITDA, trattandosi di una holding finanziaria di partecipazioni, le performance sono dettate principalmente dal contributo delle società in portafoglio: Volkswagen ha apportato 2,8 miliardi di euro, mentre il contributo di Porsche è sceso a 0,2 miliardi. Il valore complessivo del portafoglio delle partecipazioni minori è quasi raddoppiato, raggiungendo circa 535 milioni di euro.
Il cuore del problema risiede nel contributo calante delle sussidiarie industriali. Volkswagen, pur rimanendo il perno centrale, ha garantito un apporto di 2,8 miliardi di euro, in leggera flessione. Molto più marcato è invece il rallentamento della casa di Zuffenhausen, il cui contributo è crollato da 0,5 a 0,2 miliardi di euro. A pesare su Porsche è stata soprattutto la revisione dei piani sulla mobilità elettrica: la domanda stagnante, con il mercato cinese che non risponde più come in passato, ha costretto il management a ricalibrare le ambizioni. La holding rimane comunque saldamente al comando di Volkswagen con la maggioranza dei diritti di voto, una posizione di controllo che però la espone direttamente ai rischi sistemici della transizione energetica e alla pressione dei nuovi dazi commerciali.
La prudenza finanziaria è diventata la parola d'ordine per il consiglio di amministrazione. In un'ottica di consolidamento, il debito netto è stato limato a 5,1 miliardi di euro, sfruttando strumenti di rifinanziamento come gli Schuldschein per migliorare la struttura del capitale. Tuttavia, questo rigore ha avuto un costo immediato per gli azionisti: la cedola proposta per le azioni privilegiate è scesa a 1,51 euro, contro gli 1,91 euro dell'anno precedente. Questa sforbiciata al dividendo è stata resa necessaria dalla riduzione dei flussi di cassa in entrata da Wolfsburg e Zuffenhausen, confermando come la priorità attuale sia la stabilità patrimoniale rispetto alla remunerazione immediata del capitale.
Per mitigare l'eccessiva esposizione al ciclo economico dell'auto, la cassaforte di famiglia sta accelerando in modo deciso sulla diversificazione. Il valore del portafoglio di investimenti minori è quasi raddoppiato, superando il mezzo miliardo di euro, grazie alle ottime performance di realtà tech come Celestial AI e Quantum Systems. La vera rottura con il passato è però rappresentata dall'ingresso nel settore della sicurezza e della difesa. Attraverso un impegno di 100 milioni di euro nel fondo Dtcp, i Porsche-Piëch puntano ora su intelligenza artificiale, cybersicurezza e sistemi autonomi. È una direzione che si riflette anche nelle strategie industriali di Volkswagen, che valuta persino la conversione di siti produttivi per la componentistica militare.
Guardando al prossimo futuro, le previsioni per il 2026 restano caute a causa di un contesto macroeconomico definito volatile. La holding stima un utile netto rettificato che oscillerà in una forbice ampia tra 1,5 e 3,5 miliardi di euro, con l'obiettivo di ridurre ulteriormente l'indebitamento sotto la soglia dei 5 miliardi. Il Presidente Hans Dieter Pötsch confida nei piani di efficientamento interno, che mirano a generare risparmi strutturali per oltre 6 miliardi di euro entro la fine del decennio. La strategia è dunque tracciata: proteggere il core business automobilistico con una rigorosa disciplina dei costi, mentre si costruisce una rete di sicurezza finanziaria in settori strategici e meno sensibili alle fluttuazioni del mercato dei consumi.
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