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La guerra delle monete: fra stablecoin ed euro digitale. Scenari di rischio per i diritti e le libertà invididuali e sociali? Ne parliamo con l'esperto Armando Savini

sulla scia dell'uscita del nuovo libro dell'economista indipendente: "La moneta di Orwell. Difendersi dal totalitarismo digitale"

18 Febbraio 2026

La guerra delle monete: fra stablecoin ed euro digitale. Scenari di rischio per i diritti e le libertà invididuali e sociali? Ne parliamo con l'esperto Armando Savini

Economista e cultore di studi biblici dopo vari collaborazioni (Università Telematica di Roma, Eurispes, Università La Sapienza), insegna Storia Economica presso Università degli Studi Niccolò Cusano oltre che docente alla European School of Economics di Roma, dove ho insegnato Economics (BA), HR Management (BA), Business Methods for Social Sciences (BA) e Business Methods and Modelling Techniques (MSc). La sua visione economica è keynesiana pur riconoscendo i limiti del padre della macroeconomia, soprattutto alla luce del pensiero complesso.

Caro Armando, ho letto il tuo nuovo libro “La moneta di Orwell” e l'ho trovato molto stimolante e acuto. Mi è piaciuto il tuo approccio che congiunge sempre la competenza economica al taglio culturale. All'inizio del libro dici che il tema delle monete digitali ha fatto cadere le maschere al sistema bancario mondiale in quanto ormai è chiaro che la moneta sia creata dal nulla. Ce lo spieghi meglio?

Sulle origini della moneta ha sempre aleggiato un alone di mistero. Per molti anni, chi “fabbrica” moneta ha sempre mantenuto un certo riserbo, molto probabilmente per evitare una rivoluzione il giorno seguente, parafrasando Ford. Se sai che il 99% della moneta viene creato dal nulla, scrivendo dei numeri su un computer, e su quel “nulla” paghi degli interessi salati, che riducono significativamente il tuo reddito disponibile, frutto del duro lavoro, e se non li paghi ti portano via la casa, un giorno qualcuno – o più di qualcuno – potrebbe dire basta e imbracciare dei corpi contundenti, dimostrando il loro malcontento in maniera poco pacifica. Ma siccome la moneta non piove dal cielo, non ce la buttano dagli elicotteri, e con il passare del tempo la gente ha cominciato a prendere coscienza di come funzione il sistema finanziario – nonostante i manuali universitari di macroeconomia – ecco che allora qualche banca centrale, come la Bank of England, a fronte dell’ennesima crisi finanziaria ma anche in previsione di una futura moneta digitale, ha cominciato a fare “coming out”. Oggi, anche la BCE ha scritto chiaramente sul suo sito che la maggior parte della moneta in circolazione è creata dal nulla dalle banche commerciali, grazie anche alle regole della BCE, che permette loro di movimentare tutte le riserve in una giornata, fissando il coefficiente di riserva obbligatoria all’1%. Se la BCE entra in competizione con le banche commerciali, è chiaro che per attrarre clienti, per alimentar la domanda di euro digitali, dovrà distogliere molti correntisti dall’uso di moneta bancaria, scritturale. Ciò significa un deflusso di fondi dal sistema bancario e un calo di utili. Bisogna sempre ricordare che la moneta emessa dalla BCE è pur sempre un asset generato da un’istituzione partecipata dal sistema bancario. Non essendo la BCE la banca centrale di alcun governo, né tantomeno un prestatore di ultima istanza, ma un’istituzione sovranazionale, la sua rimane sempre una moneta fiat, cioè, senza alcun sottostante, emessa da un ente che non persegue nel suo Statuto la crescita economica. Non è in alcun modo una moneta dei cittadini e, quindi, non risponde a questi ma ad altre entità che perseguono un profitto.

Mi sembra molto importante anche la connessione che sottolinei fra moneta contante e una funzione sana delle Banche Centrali. C'è il rischio che oltre al contante stia per essere svuotato anche il senso logico di una Banca Centrale?

La detenzione di contante è fondamentale per controllare il sistema. L’offerta di moneta è data dalla moneta legale o moneta ad alto potenziale emessa dalla banca centrale, amplificata da quello che in economia si chiama moltiplicatore dei depositi. Cioè, il sistema bancario, a fronte di una banconota da 100 euro, può creare moneta fino a 10.000 euro. Se mettiamo tutti i nostri soldi in banca, l’offerta di moneta-debito cresce e crescono anche i profitti delle banche. Questo porta all’inflazione e alla ridistribuzione del reddito, che va a concentrarsi sempre più nelle mani di pochi. Detenere contante significa salvaguardare la propria libertà e i propri diritti, ponendo un freno alla crescita incontrollata della moneta scritturale, cioè, del credito bancario, che deve il suo valore al rapporto (teorico) 1 a 1 con la moneta legale. Cioè, la moneta bancaria ha valore nella misura in cui è convertibile in moneta legale. Per questo la banca centrale deve monitorare il sistema e fornire banconote ovunque ce ne sia bisogno. Le politiche contro il contante servono proprio a scongiurare una crisi bancaria sistemica visto che il 99% della moneta bancaria si basa sull’1% di moneta legale. Se tutti chiedessero contanti, il sistema andrebbe in tilt. La BCE e la Banca d’Italia non riuscirebbero a soddisfare la domanda di contante e potremmo assistere a ciò che avvenne in Grecia, cioè, alla chiusura degli ATM. Una società senza contante (cashless) è l’ultimo stadio di un sistema finanziario morente, l’ultima forma di accanimento terapeutico di un sistema parassitario che sta uccidendo il suo ospite.

Parli dell'inflazione come di un'imposta ingiusta. Non ho capito però, scusami sono un profano, in che senso l'inflazione convenga al sistema dell'élite finanziaria. Non distrugge tutta la società?

Nel momento in cui i percettori di profitto bancari creano moneta per i percettori di profitto non bancari, assistiamo ad uno spostamento di beni e servizi verso costoro. Quando alla fine del ciclo, le aziende pagano le famiglie, i pezzi sono saliti, per cui i lavoratori ricevono moneta inflazionata, con una minore capacità d’acquisto. L’inflazione svuota la moneta detenuta dalle famiglie dell’originale capacità d’acquisto. Detto altrimenti, le imprese pagano dei salari reali (cioè, in termini di beni acquistabili) inferiori. Lavori le stesse ore, ma compri meno pagnotte di pane. Quindi ti stanno sottopagando ma non te ne accorgi o perlomeno non te ne accorgi subito. L’aumento dei prezzi dei beni e servizi va a gonfiare i ricavi e, dunque, i profitti delle (grandi) aziende, con cui ripagano gli interessi al settore bancario. Tutto questo, a spese delle famiglie e PMI. Ad un certo punto, però, si assottigliano anche i margini dei percettori di profitto non bancario ed ecco che scoppia una guerra tra bande, tra l’élite finanziaria e quella industrialista, di cui Trump è il portavoce.

Concordo con la tua critica ad una prossima ventura moneta digitale monopolistica, che sia europeista o mondiale, ma non credi che le attuali stablecoin derivanti dal Genius Act americano possano introdurre elementi di plurimonetarismo che liberalizzi il mondo monetario impedendo proprio una centralizzazione tirannica antidemocratica?

Credo che le stablecoin non siano uno strumento di libertà ma siano uno strumento di controllo ancor più subdolo. Cambiano i fabbricanti di moneta, ma lo strumento resta sempre lo stesso. Il fatto che la FED non possa creare una sua CBDC ma che enti bancari e non bancari possano creare una loro stablecoin con sottostante in titoli del debito pubblico americano, non ci dovrebbe far fare sogni tranquilli. In primo luogo perché anche le stablecoin sono valute digitale programmabili; in secondo luogo perché la parità 1:1 tra stablecoin emessa da un emittente qualsiasi e il dollaro potrebbe saltare, nonostante il Genius Act preveda enti di controllo. La storia ci insegna che il free banking è instabile. All’inizio del Novecento, le banche potevano emettere moneta e spesso ne abusavano. Chi detiene moneta non conosce il bilancio della banca emittente e, soprattutto, se sarà in grado di mantenere la parità 1 a 1. Molte banche fallirono e con esse molti risparmiatori. Gli emittenti di stablecoin potrebbero investire la liquidità dei risparmiatori in asset poco liquidi e non essere poi in grado di restituire la moneta legale (vedi il caso Tether). Questo farebbe deprezzare la stablecoin e quindi saltare il rapporto 1:1 con il dollaro o con qualsiasi moneta fiat, la quale è senza un sottostante. Insomma, si rischia di coprire carta con carta in un grande schema Ponzi prossimo all’esplosione. Se le banche centrali si riempiono d’oro, perché noi dovremmo comprare stablecoin con un sottostante che non ha più un sottostante?

Non sarebbe ideale un sistema a più livelli, pluralista, che corrisponda alle differenti e plurime funzioni che ha sempre espresso il fenomeno "moneta"?

Credo che la moneta debba essere un bene pubblico, cioè, gestito dai cittadini attraverso delle istituzioni che rispondano ad essi. La privatizzazione della moneta prevede un profitto e il profitto erode la ricchezza del sistema sociale a vantaggio di pochi. La moneta, inoltre, tende al monopolio, l’unico a mio avviso a garantire una certa efficienza. Una moneta pubblica controllata da enti politici eletti dai cittadini. Questa è secondo me la migliore soluzione.

Uno degli aspetti più inquietanti che giustamente stigmatizzi del progetto della moneta digitale unica lo individui nel suo essere "programmabile". Ci spieghi meglio questa innovazione tecnologica che pochi conoscono e perché è così pericolosa?

Una valuta digitale non rientra pieno titolo nella fattispecie di moneta ma più di moneta-piattaforma, ragion per cui la BCE non può emettere un euro digitale ma ha bisogno che il Parlamento Europeo le dia il consenso pieno. I Trattati prevedono l’emissione di banconote e monete metalliche. Punto. La programmabilità nativa di una valuta digitale le conferisce una natura variabile. Un euro digitale ma anche una stablecoin possono essere programmate per vincolare l’esercizio di spesa. Possono decidere chi può acquistare, come, quando e dove. Se hai superato la tua soglia di CO2 o se sei uscito fuori dal perimetro imposto dalla tua SMART City, il denaro non funziona. Se la moneta è ciò che libera da ogni obbligazione, la divisa digitale è qualcosa che si estranea da una tale definizione, come l’oriente dista dall’occidente. In altre parole, se sparisce il contante e resta solo la divisa digitale, entriamo, come disse l’economista russo Valentin Katasonov in occasione del lancio del rublo digitale, in un “campo di concentramento digitale”. Non servono più guerre, pandemie, etc. per resettare il sistema. Basta far evaporare la moneta dei dissidenti o rendere la moneta un voucher, conferendole una scadenza, per esempio. Il sistema va resettato, in quanto alla creazione di moneta-debito dal nulla non corrisponde creazione di ricchezza reale, per cui si rischia di ammazzare la gallina dalle uova d’oro, cioè, il settore produttivo che conferisce valore alla moneta, producendo beni e servizi.

Se le Banche Centrali acquistano oggi molto oro fisico puro non si potrebbe in futuro usare questi asset per normalizzare la moneta? Non ci sono già dei Bitcoin connessi con l'oro, dopotutto?

In teoria sì, ma quelli che vorrebbero oggi sistemare le cose sono gli stessi che hanno creato il gran pasticcio. Inoltre l’oro non è sufficiente per garantire tutta la moneta necessaria per gli scambi internazionali. La moneta è un significante cui corrisponde (o dovrebbe corrispondere) un significato, costituito da risorse reali, cioè, beni e servizi. Tra gli asset reali c’è non solo l’oro, ma anche la produzione e le risorse naturali. Se si crea troppa moneta, si genera inflazione e gli ultimi a ricevere moneta dispongono di minori risorse, in quanto la moneta che ricevono è inflazionata. Ricevendo meno risorse, possono garantire il soddisfacimento dei bisogni di quelli che per primi hanno beneficiato di moneta creata dal nulla. Ed ecco la ridistribuzione del reddito. Ecco perché l’inflazione è un’imposta iniqua, applicata senza alcuna legge, quindi fuori dal processo decisionale democratico. A questo punto, se le banche centrali non rispondo più agli organi di indirizzo politico e, quindi, di fatto non possiamo controllare l’emissione di moneta, la domanda che ci dovremmo porre è: “esiste ancora la democrazia?”.

 

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