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Niente governo sul treno La Dolce Vita, a rappresentare “la categoria”, solo l'assessore capitolino Alessandro onorato

Paolo Barletta, insieme a Bulgari e Rovati, trasforma vagoni dismessi in un progetto industriale e culturale unico, dimostrando che l’Italia sa ancora innovare e creare eccellenza

22 Gennaio 2026

Niente governo sul treno La Dolce Vita, a rappresentare “la categoria”, solo l'assessore capitolino Alessandro onorato

Treno La dolce Vita

Caro Direttore, i grandi investitori visionari non si misurano nella qualità di capitale ma dalla capacità di immaginare un’evoluzione industriale dove altri vedono solo inerzia. Nel 900 italiano questa categoria aveva pochi nomi chiari: Adriano Olivetti, che fece dell’impresa un progetto civile, Piero Pirelli, che sempre unire manifattura, ricerca e respiro internazionale. Oggi, se ne sta affacciando un altro: Paolo Barletta, classe 1986, in soli cinque anni, nell’Italia dei lacci e dei lacciuoli, in pieno COVID riesce a compiere un piccolo miracolo industriale: trasforma le vecchie vagoni ferroviari dismessi in una piattaforma di Russo contemporaneo, senza nostalgia senza assistenzialismo.

Il treno della dolcevita-Orient express nasce così: carrozza FS, comodissime ma accantonate, acquistate il prezzo del ferro, poi smontate, ricostruite integralmente. Oggi queste carote sono state rimesse in esercizio, grazie a una filiera tutta italiana fatta di ingegneria, design, artigiano evoluto, tecnologie ferroviaria. Il progetto attraverso l’Italia lungo tragitti di binari iconici, dalla Puglia e il Piemonte restituisce il viaggio una dimensione alta: il lusso come tempo lentezza qualità non come ostentazione. Accanto a Barletta ci sono altri due grandi capitali privati che danno peso e profondità alla visione: Nicola bulgari e Luca Rovati.

Non manca il colpo di scena: a quattro giorni dal lancio, Orient express si sfila, poi torna sui suoi passi. Delle ferrovie, il contributo fondamentale arriva soprattutto dall’ingegner Luigi Cantamessa, direttore della fondazione FS, un giovane cantore delle rotaie e Vero intenditore di cose ferroviarie, la benedizione di monsignor Liberio Andrea convinto che il turismo sia culture è anche Fede in movimento. E poi c’è la scena pubblica, che anche un giudizio: un docufilm di un’ora, raccontato ieri sera all’auditorium davanti a 1500 persone commosse. Un’Italia che si riconosce quando vede un’eccellenza vera. Proprio per questo, stride il vuoto istituzionale: dov’erano Salvini, Tajani, Ursula, Santanchè, e quella folla di 40 sottosegretari sempre pronti a comparire? Assenti.

A rappresentare “la categoria”, solo Alessandro onorato, il super assessore capitolino: il nuovo che avanza. Dopo l’Italia, il progetto guarda lontano: dall’Egitto agli emirati, esportando non solo un treno, ma modello industriale italiano. Il treno della dolcevita che crea ricchezza per le aziende del bel paese non celebra il passato. Dimostra che l’Italia può ancora inventare futuro, viaggiando sui propri binari.

Fonte: Il Tempo

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