16 Gennaio 2026
Francesco Milleri, Presidente Delfin e EssilorLuxottica, Fonte: Imagoeconomia
Dopo la smentita di Unicredit sull'interessamento alle quote MPS - Mediobanca e di Generali detenute da Delfin / eredi Del Vecchio, arriva anche la smentita ufficiale della holding lussemburghese, negando qualsiasi intenzione di cedere la propria quota del Monte e del Leone.
In una nota diffusa oggi, il consiglio di amministrazione di Delfin precisa di "non aver mai preso in considerazione la dismissione della partecipazione detenuta nella banca senese". La holding sottolinea inoltre che tale quota è frutto, in larga misura, della conversione delle azioni precedentemente possedute in Mediobanca, evidenziando così una "presenza costruita nel tempo e non legata a dinamiche speculative di breve periodo".
Delfin respinge quindi anche le ricostruzioni circolate sulla stampa negli ultimi giorni, chiarendo che non esistono trattative in corso - né con Unicredit né con altri soggetti - per una cessione, totale o parziale, della partecipazione in Rocca Salimbeni. Una posizione apparentemente netta, pur trattandosi di una partecipazione di natura finanziaria e non strategica (differentemente dalla natura di quelle detenute da Francesco Gaetano Caltagirone), che si inserisce nel solco della smentita già arrivata dall’istituto guidato da Andrea Orcel, che aveva definito prive di fondamento le voci su un possibile ingresso nel capitale di Mps.
"Il Consiglio di Amministrazione di Delfin rende noto di non aver mai discusso alcuna ipotesi di dismissione della propria partecipazione finanziaria in MPS, che in gran parte deriva dalla conversione delle azioni precedentemente detenute in Mediobanca.
Con riferimento alle recenti ricostruzioni di stampa, Delfin smentisce che siano in corso negoziazioni con UniCredit o altri operatori finalizzate alla cessione, totale o parziale, della propria quota in MPS.
Come investitore finanziario di lungo periodo, Delfin opera con un approccio orientato alla creazione di valore nel tempo, nell’interesse della società e dei suoi azionisti, anche a beneficio della crescita del Paese. In tale contesto, anche anche alla luce di una performance complessiva in linea con gli obiettivi di redditività e di valorizzazione delle partecipazioni, Delfin rinnova il pieno sostegno ai vertici di MPS e al percorso di rafforzamento in atto."
In realtà, dai rumors raccolti da il Giornale d'Italia, l'impasse, sarebbe emersa a seguito di divergenze tra gli 8 eredi Del Vecchio e lo stesso Milleri, con la volontà di alcuni di uscire, tra i quali lo stesso Leonardo Maria, con la problematica relativa l nodo del prezzo: Delfin, per decidere sulla possibile exit avrebbe in mente una cifra più tonda per cedere il controllo di Mps e Generali, dell'ordine di € 5,5 miliardi per il 17,5% di Rocca Salimbeni e di € 6 miliardi per il 10,01% del Leone di Trieste, ovvero almeno 10-15% in più rispetto ai valori di Borsa.
Relativamente a Generali poi, ottenendo il 10,1% e sommandolo alla quota detenuta da MPS tramite Mediobanca del 13,5% e al 6,3% detenuto dalla stessa Unicredit, Gae Aulenti arriverebbe a controllare il 29,9% del Leone, un filo sotto la soglia dell'Opa obbligatoria.
Inoltre non va dimenticato che la cessione delle partecipazioni sarebbe un forte elemento per l'archiviazione delle indagini di Consob e Magistratura relative al possibile "concerto" tra Delfin e Caltagirone su MPS, Mediobanca e Generali nell'ultimo decennio.
Alla luce dei risultati complessivi, ritenuti coerenti con gli obiettivi di redditività e di valorizzazione delle partecipazioni, Delfin rinnova il proprio appoggio al top management di Montepaschi e al percorso di rafforzamento intrapreso dalla banca. Un segnale di continuità che mira a rassicurare il mercato sulla stabilità dell’azionariato.
Le doppie smentite contribuiscono, almeno nel breve termine, a ridimensionare le aspettative su un’operazione in grado di riaccendere il risiko bancario italiano.
Sullo sfondo rimane comunque il ruolo centrale di Montepaschi nel sistema finanziario nazionale, anche in virtù della partecipazione del 13,1% in Mediobanca e dei riflessi sul rapporto con Generali. Il chiarimento di Delfin arriva inoltre in un contesto di forte attenzione politica, con il dibattito ancora aperto sugli esiti del salvataggio pubblico della banca e sulle potenziali ricadute per i soci privati. Per ora, però, il messaggio che arriva da Delfin e da Unicredit è chiaro: nessuna operazione è sul tavolo.
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