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Auto elettriche cinesi, Bruxelles apre al disgelo: prezzi calmierati e investimenti per aggirare i dazi

La Commissione europea apre a impegni di prezzo e investimenti per evitare i dazi sulle auto elettriche cinesi. Un segnale di distensione con Pechino mentre la concorrenza asiatica mette sotto pressione l’industria automobilistica europea.

13 Gennaio 2026

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Bruxelles prova a raffreddare lo scontro commerciale con Pechino proprio mentre i rapporti transatlantici attraversano una delle fasi più tese degli ultimi anni. La Commissione europea ha presentato le nuove linee guida che consentirebbero ai produttori cinesi di auto elettriche di esportare nel mercato europeo senza sottostare ai dazi aggiuntivi introdotti nel 2024, a condizione di rispettare impegni stringenti su prezzi e investimenti industriali nell’Unione.

Il meccanismo è noto, ma ora viene formalizzato. Dopo aver imposto tariffe fino al 35%, in aggiunta al 10% già previsto, Bruxelles offre una via d’uscita: le case automobilistiche cinesi potranno evitare i dazi impegnandosi a praticare prezzi in grado di neutralizzare gli effetti delle sovvenzioni statali ricevute in patria. Gli impegni dovranno essere modello per modello, per evitare compensazioni incrociate tra veicoli della stessa gamma, e saranno sottoposti a un monitoraggio particolarmente rigoroso.

La novità più significativa riguarda però gli investimenti. La Commissione chiarisce che qualsiasi promessa di investimento nell’ecosistema europeo dei veicoli elettrici, dalla produzione alle filiere collegate, sarà valutata come parte integrante dell’accordo sui prezzi. Ma non basteranno annunci generici: gli impegni dovranno essere dettagliati in termini di natura, calendario, dimensione finanziaria e obiettivi verificabili. In caso di violazioni, scatteranno il ritiro dell’autorizzazione alla vendita e il recupero dei dazi.

Da Pechino il segnale è stato accolto positivamente. Il ministero del Commercio ha parlato di “progressi” e di uno spirito di dialogo che confermerebbe la capacità delle due parti di risolvere le divergenze nel quadro dell’ordine commerciale internazionale basato sulle regole. Un linguaggio diplomatico che segnala, almeno sul fronte automotive, la volontà di evitare un’escalation.

Il contesto, tuttavia, resta tutt’altro che neutrale. Le misure europee colpiscono non solo i grandi gruppi cinesi come BYD, Geely e SAIC, ma anche produttori occidentali che operano in Cina, tra cui Tesla e Volkswagen. E mentre Bruxelles tenta un equilibrio tra difesa industriale e apertura controllata, il mercato manda segnali chiari: tra gennaio e novembre dello scorso anno BYD ha aumentato le vendite in Europa del 240%, portando la quota di mercato dall’0,3 all’1,1%.

La pressione cinese si avverte anche a parti invertite. In Asia, e in particolare in Cina, sono i costruttori europei a soffrire. BMW ha chiuso l’ultimo trimestre con un calo del 16% delle consegne nel suo principale mercato asiatico, una flessione sufficiente ad annullare i modesti progressi registrati in Europa. Le vendite globali del gruppo sono scese del 4,1%, mentre la domanda di auto di lusso continua a risentire della crisi immobiliare cinese e della concorrenza aggressiva dei marchi locali, sempre più competitivi sul prezzo.

Berlino osserva con attenzione. BMW, insieme a Mercedes-Benz e Volkswagen, tenta di recuperare terreno puntando sull’elettrico e su nuovi modelli come l’iX3 della gamma Neue Klasse, un progetto da oltre 10 miliardi di euro di investimenti. Ma il mercato cinese, oggi più che mai, non è più un terreno scontato per l’industria europea.

Il messaggio che emerge è duplice. Da un lato, l’Unione europea cerca un compromesso pragmatico con Pechino, consapevole che una chiusura totale sarebbe economicamente costosa. Dall’altro, la competizione industriale globale sull’auto elettrica è ormai strutturale e asimmetrica: mentre la Cina avanza in Europa, i costruttori europei arretrano in Asia. Le linee guida di Bruxelles non sono solo un atto tecnico, ma una mossa politica in una partita che va ben oltre il settore automotive.

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