09 Gennaio 2026
Fonte: imagoecobomica
L’Unione europea ha revocato la procedura di infrazione che aveva imposto all’Italia per la sua legge sul golden power. La questione era emersa a causa del ricorso di Unicredit contro l’utilizzo che il governo aveva fatto della norma nella sua acquisizione di BPM. Ora la banca di piazza Gae Aulenti dovrà aspettare la nuova sentenza del Consiglio di Stato per capire come procedere.
Secondo alcune indiscrezioni l’Unione europea sarebbe pronta a rimuovere la procedura di infrazione imposta all’Italia per la sua legge sul golden power, la norma che permette al governo di intervenire su determinate operazioni finanziarie che possono ledere l’interesse nazionale, bloccandole o ponendo alcune condizioni.
Si tratta della stessa legge che il governo Meloni ha usato per limitare l’OPS di Unicredit su BPM. Era stata proprio questa operazione a destare dubbi a Bruxelles. La Commissione europea aveva infatti criticato il modo in cui l’esecutivo aveva utilizzato il golden power, visto che si trattava di un’acquisizione tra due banche italiane.
Di solito, il golden power viene utilizzato quando gli interessi nazionali sono minacciati dall’acquisizione di una grande azienda strategica da parte di un colosso straniero. L’UE ha quindi esaminato la legge, già più volte criticata, e ha stabilito che violava il diritto europeo.
Il governo ha quindi proceduto a modificarla con il decreto Transizione 5.0, in discussione in commissione al Senato. Tra le varie piccole modifiche alla norma, quella che ha fatto cambiare idea all’Ue è la precedenza che i pareri della Commissione europea e della Bce avranno sulle operazioni tra banche rispetto al golden power italiano.
Regge quindi l'accordo anticipato dal Giornale d'Italia tra Commissione europea e governo italiano, per risolvere la questione del golden power in cambio del sostegno all'esecutivo dell'Ue.
A Unicredit, che nel frattempo ha vinto in parte un ricorso al Tar sulla questione, non rimane che attendere la sentenza del Consiglio di Stato, che dovrà decidere se annullare completamente il decreto con cui il governo aveva limitato la sua OPS per BPM, oppure se confermare la sentenza di primo grado, che ne dichiarava illegittima solo una parte.
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