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Debito pubblico, con Draghi e il governo dei migliori atteso incremento di oltre € 200 mld, superando € 2,85 k mld. Il “nodo” Russia ed energia che i partiti non sanno risolvere

Il Governo Draghi sarà ricordato, tra i vari, per due tristi record: il valore totale del debito pubblico, diretto ben oltre € 2.850 miliardi, e la crescita del debito stesso per unità di tempo, con un exploit di oltre € 200 miliardi in circa 2 anni. Necessario ritrovare un dialogo con la Russia, recuperando la cooperazione e la diplomazia e riequilibrando nel complesso i rapporti con USA e NATO. Ma i partiti non lo hanno ancora capito. L’Italia, forse si

Di LS e MB

17 Settembre 2022

Debito pubblico, con Draghi e il governo dei migliori atteso incremento di oltre € 200 miliardi nel biennio 21-22 ad oltre € 2,85 k miliardi. Il “nodo” Russia da risolvere

Il Governo Draghi sarà ricordato, tra i vari, per due tristi record: il valore totale del debito pubblico, diretto ben oltre i € 2.850 miliardi, e la crescita del debito stesso per unità di tempo, con un exploit di oltre € 200 miliardi in circa 2 anni. Necessario ritrovare un dialogo con la Russia, recuperando la cooperazione e la diplomazia e riequilibrando nel complesso i rapporti con USA e NATO

Debito pubblico, le 9 cause dell'incremento di 116 miliardi voluto dal "governo dei migliori"

Nei primi 15 mesi del Governo Draghi, secondo Bankitalia, il debito pubblico italiano è cresciuto di 116 miliardi. Infatti, a marzo 2021 il debito italiano aveva un valore pari a 2.650 miliardi e 536 milioni di euro, mentre nel giugno 2022 ha raggiunto i 2.766 miliardi e 376 milioni di euro: 115,8 miliardi di euro in più.

A tale incremento andranno aggiunti gli impatti attesi nel terzo e nel quarto trimestre 2022, in particolare, in ordine temporale:

- i problemi sociali e di sicurezza del post pandemia;

- la maggior povertà indotta dal famigerato sistema del green pass e degli obblighi vaccinali, che ha comportato la fuoriuscita dal lavoro o il ridimensionamento dello stesso per un numero eccessivo di lavoratori, tra cui professioni ad elevato impatto sociale (medici, insegnanti scolastici, forze dell’ordine, operai, etc)

- il mantenimento del Reddito di Cittadinanza, che ha smistato grandi volumi di potenziali lavoratori, in particolare giovani e NEET, dal lavoro aldivano”;

- Il mantenimento di Quota 100 o comunque tutti gli incentivi ad uscire dal mondo del lavoro;

- l’inflazione, peraltro di natura esogena, e quindi importata, ribaltata sui prezzi al consumatore, con un doppio effetto impoverimento;

- la crescita di tassi di interesse, con incremento dei costi per imprese e famiglie (tra i vari, finanziamenti e mutui per la propria casa);

- Un percorso di transizione energetica pensato male e attuato peggio;

- le sanzioni alla Russia, con la fuoriuscita dal mercato di un importante Cliente per molte aziende italiane e non solo;

- le bollette energetiche, già in crescita prima delle sanzioni alla Russia, con un’impennata a seguito delle stesse, peraltro in un clima di incertezza e in assenza di reali soluzioni alternative, almeno nel breve e medio periodo.

Certo, alcune delle cose sopra indicate sono state avviate prima di lui, ma il suo Governo le ha mantenute, altre poi le ha addirittura rafforzate, altre ancora le ha avviate da zero.

Situazione che porterà ad uno scostamento di bilancio nella prossima finanziaria, con un conseguente e simmetrico incremento del debito pubblico.

Tutto questo in aggiunta ai già ben noti problemi strutturali dell’Italia, mai risolti (burocrazia, giustizia, difficoltà nel “doing business in Italy”, libertà di informazione, etc).

Inoltre, si dovrà pagare il prezzo della long tail delle sanzioni alla Russia che non si esauriranno col cambio di governo, ma proseguiranno nel 2023 (auspicando comunque una riapertura del dialgo con la Russia, in quanto altrimenti i problemi andranno oltre).

Il “governo dei migliori” guidato dall'ex Presidente della Bce, Mario Draghi, avrebbe certamente dovuto raccogliere le spie di una grande crisi alle porte, eppure la politica economica interna ed internazionale, partendo da una situazione già di difficoltà per il post pandemia, ha dirottato l'Italia verso un futuro ancor più povero ed incerto.

Cosa succederà nei prossimi mesi? Quale sarà l'eredità lasciata da Mario Draghi e dal governo dei migliori?

I vari segnali non solo inascoltati, ma addirittura favoriti, tra i quali le materie prime che crescevano da gennaio 2021, indicando che la grande crisi si sarebbe affacciata sull'orizzonte dell'occidente europeo.

Relativamente all'Italia, gia alla fine del 2020, l’Arera metteva in allerta i consumatori annunciando che nel primo trimestre 2021 l'incremento dell'energia per la famiglia tipo sarebbe stato del +4,5% per l'elettricità e del +5,3% per il gas.

Assolombarda, solo due mesi dopo, dava dei dati allarmanti citando come fonte la Banca Mondiale: "A gennaio 2021, l’indice delle quotazioni delle materie prime non energetiche continua a crescere e raggiunge il +45% rispetto al pre Covid" - poi si legge nella nota - "Il quadro si è ulteriormente aggravato con la recente impennata dell’energia. Il gas naturale in Europa (TTF Olanda), soprattutto, ha registrato un’impressionante fiammata dei prezzi pari al +660% rispetto al pre Covid. Più contenuti, ma sempre rilevanti, gli aumenti delle quotazioni del petrolio (Brent) pari al +31%.

Il forte rialzo dei beni energetici, soprattutto del gas, si è trasferito sul prezzo dell’energia elettrica italiana. A dicembre 2021 il PUN (Prezzo Unico Nazionale energia elettrica) in Italia ha raggiunto il picco storico di 281 €/MWh (+492% rispetto al valore di gennaio 2020) e a gennaio si attesta sui 224 €/MWh (+372%)".

L'analisi è del 12 febbraio 2021 ed esattamente il giorno dopo la pubblicazione della nota, il 13 febbraio 2021 saliva al governo Mario Draghi. 

Le sanzioni alla Russia e il caro energia

 Noi accogliemmo l’arrivo di Mario Draghi con un editoriale del 25 febbraio 2021 dove già venivano rappresentati alcuni dubbi: “Draghi e il cambiare qualcosa per non cambiare nulla, se non il Presidente”.

Per salvare l’Italia ci vogliono i Draghi. Ma quali? Mario? O i futuri? “Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente", ma la squadra e la strategia non sono neanche cambiate, se non di poco! Siamo di fronte ad un grand Bluff? Speriamo questa volta non sia così.

Il Financial Times, nell'ormai storica copertina, ha battezzato Mario Draghi "capo della finanza armata". Il quotidiano britannico descrisse un aneddoto datato 27 febbraio 2022, un anno dopo la sua salita al governo del belpaese. In quell'occasione nei palazzi di Bruxelles erano spazientiti: Ursula Von der Leyen invocò la magia di Mario Draghi, pregandolo di chiamare immediatamente la Yellen che era da tre giorni "impegnata a leggere le scritte in piccolo".

In poche ore anche a Washington s'illuminarono e così fu concepita nel corso di una telefonata "la sanzione nucleare" (battezzata così dai mass media globali, n.d.r.), che avrebbe tagliato la Russia dal sistema di pagamento Swift.

Per l'Occidente la vittoria era in mano

Il 2 marzo il rublo perse il 40%, mentre il 7 marzo Usd/Rub il aveva raggiunto la quotazione di 158.30 che dava al dollaro un assoluto vantaggio se rapportata alla quotazione minima di 74,28 del 10 febbraio 2022.

Ma era solo l'inizio, e nessuno si sarebbe aspettato che, dopo l'applicazione delle sanzioni, il rublo agganciasse il valore della moneta all'oro (5 mila rubli per un grammo) e in 48 ore riportasse la moneta russa a raddoppiare il suo valore. Il 29 giugno 2022 la situazione si è capovolta col crollo del dollaro, che ha raggiunto il minimo sul rublo ad una quotazione di 50.10.

Come abbiamo detto il caro energia è stato certamente una conseguenza del rincaro della materia prima che andava avanti già da un anno, ma Draghi non doveva essersene accorto ancora quando, durante la presentazione a Palazzo Chigi del Documento di Economia e Finanza (DEF, n.d.r.), il 7 aprile 2022, disse agli italiani: "Dovete scegliere tra la pace e i condizionatori accesi". Eppure la materia prima aumentava già da tempo: ad aprile 2022 aveva raggiunto un rincaro del 95% per il gas e del 131% per l'energia elettrica in più rispetto al 2019.

L'effetto delle sanzioni: prezzo medio bollette, inflazione e boom dei generi alimentari, record dal 1985

Le sanzioni nucleari che avrebbero dovuto mettere in ginocchio la Russia, hanno finito per piegare e dividere l'Europa che oggi sta lottando per frenare incrementi dell'elettricità e del prezzo del gas decuplicati rispetto al 2021. Un costo che per le aziende è costato tantissimo, visto che il conflitto internazionale ha finito per potenziare l'inflazione che ha raggiunto livelli record dal 1984: a luglio l'inflazione è balzata in Europa dall'8,9% al 9,8%, dato pubblicato da Eurostat il 19 agosto 2022. In America l'inflazione è passata dal 6.7% di marzo 2022 all'8,5%.

Ma gli analisti ci avevano visto lungo: il boom dei generi alimentari avrebbe fatto più danni dell'inflazione? Sì. L'incremento in soli 30 giorni è stato di oltre il 30%. Anche qui però un rincaro c'era già stato nel 2021 (+31% rispetto all'anno precedente), ma nel marzo 2022 si è aggiunto un ulteriore +23% nel 2022, a causa dell’aumento dei costi delle materie prime come il carburante, l’elettricità e i fertilizzanti. Da un lato l'inflazione, dall'altro il rincaro dell'energia che ha virato verso l'alto con lo scoppio della guerra e, dall'altro lato invece, hanno gravemente impattato le sanzioni occidentali, che hanno tagliato fuori i fertilizzanti prodotti per il 70% in Russia, dando il colpo di grazia al settore primario. Una concomitanza di fattori che ha inciso gravemente sulla politica dei prezzi. Ma le industrie hanno dichiarato di non voler trasferire questi costi allo scaffale, almeno per i primi tempi, assorbendo l'impatto dell'inflazione dei primi rincari che, da luglio, sono diventati però insostenibili. Le cartiere hanno chiuso, le tonnare più famose d'Italia hanno trasferito i lavoratori in cassa integrazione. Il tutto perché lasciare i lavoratori a casa, costituiva un risparmio sulle bollette grazie allo spegnimento dei macchinari.

L'eredità della crisi economica causata dalle sanzioni

"L'inverno sta arrivando", non è una citazione di Game of Thrones, ma di Vladimir Putin e riassume esattamente il punto di rottura dell'economia eurasiatica che darà il colpo di coda nei mesi e anni che verranno: l'eredità della politica economica di Mario Draghi avrà probabilmente una coda molto lunga e si ripercuoterà su famiglie e imprese dei prossimi anni.

Secondo le stime di stime di Confcommercio-Imprese per l’Italia, da qui ai primi sei mesi del 2023, saranno a rischio circa 120 mila imprese del settore terziario e 370 mila posti di lavoro. La causa va rintracciata nella continua crescita dei costi dell'energia e nell'inflazione dovuta per quasi l'80% proprio all'impennata dei prezzi delle materie prime energetiche.

Può dunque un Price Cup introdotto con scostamento di bilancio e aumento del deficit salvare l'Italia e l'Europa? Il rischio di default è sempre più concreto.

Noi per primi abbiamo sostenuto l’impossibilità di attuare un price cap, a meno che non si trattasse di sussidio (al compratore o al venditore), con conseguente scostamento di bilancio.

Scostamento per compensare, tramite ulteriore debito pubblico, maggiori costi da noi stessi indotti. E alla fine, infatti, l’Europa ha avviato al tramonto l’ipotesi di price cap, invocando poi l’austerity.

La soluzione non è nelle sanzioni e nemmeno nell'embargo di gas e petrolio, ma nella necessità di ritrovare un dialogo con tutti gli stakeholder, in particolare con la Russia, recuperando la cooperazione e la diplomazia e riequilibrando nel complesso i rapporti con USA e NATO.

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