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Miart festeggia 30 anni a suon di jazz inseguendo le tendenze future

La manifestazione si terrà dal 13 al 19 aprile con mostre, gallerie, installazioni e musica ...

20 Gennaio 2026

Miart festeggia 30 anni a suon di jazz inseguendo le tendenze future

Spegne 30 candeline e sceglie di festeggiare la ricorrenza aggiornando spartito. La prossima edizione della fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea di Milano, in programma dal 17 al 19 aprile 2026 con preview il 16, si presenta con il titolo New Directions, un omaggio dichiarato all’album jazz del 1963 di John Coltrane ma, soprattutto, una dichiarazione di intenti: partire da una struttura riconoscibile per aprirsi all’improvvisazione, al dialogo e a una trasformazione profonda dell’esperienza fieristica. Diretta da Nicola Ricciardi, Miart 2026 celebra la trentesima edizione inaugurando una nuova sede, la South Wing di Allianz MiCo, affacciata su CityLife. Uno spazio più compatto rispetto al passato e articolato su tre livelli, per sperimentare nuove modalità di fruizione e una diversa prossimità tra i progetti espositivi. A popolare la nuova configurazione saranno 160 gallerie provenienti da 24 Paesi, a conferma del ruolo della kermesse nel panorama delle fiere europee. Il percorso espositivo attraverserà oltre un secolo di storia dell’arte, dai maestri del Primo e Secondo Novecento alle ricerche più sperimentali, ribadendo una delle cifre distintive della manifestazione: tenere insieme moderno e contemporaneo attraverso rimandi cronologici e dialoghi trasversali. Accanto alle numerose conferme, la prossima edizione è segnata da ritorni e nuovi ingressi di peso nel circuito internazionale. La struttura di Miart 2026 si articola in varie sezioni. Established, con 111 gallerie, resta l’ossatura della fiera e accoglie progetti che spaziano dai capisaldi del Novecento alle produzioni recenti, includendo anche alcune proposte di design d’autore. La novità è Established Anthology, una metasezione che coinvolge 20 gallerie chiamate a confrontarsi con le traiettorie del tempo, tra ciclicità e metamorfosi, memoria e oblio, salti cronologici e futuri possibili. Un dispositivo curatoriale che mira a generare risonanze tra linguaggi storici e pratiche contemporanee.

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