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Tanti auguri Rick Wright. Ricordando il genio timido e silenzioso dei Pink Floyd

Autore di capolavori indimenticabili come Us and Them e The Great Gig in the Sky, aveva una personalità più introversa e dimessa dei compagni, per cui è sempre stato meno sotto i riflettori. Ma senza il tocco magico delle sue tastiere i Pink Floyd non sarebbero gli stessi

Di Filippo Marani Tassinari

28 Luglio 2022

Tanti auguri Rick Wright. Ricordando il genio timido e silenzioso dei Pink Floyd

Oggi Richard Wright, in arte Rick, compirebbe 79 anni. Purtroppo, è morto ormai quattordici anni fa per un cancro violento e rapidissimo che non gli ha lasciato scampo. Tuttavia, non sarà mai dimenticato: senza sfoggiare una tecnica prodigiosa o virtuosismi pianistici, è forse il tastierista più influente della storia del rock. Perché? Sono proprio le sue tastiere a creare quell'intricato mosaico sonoro soffuso e onirico che caratterizza il "suono classico" dei Floyd.

Rick Wright non fu influente per la tecnica, ma per la sensibilità nelle atmosfere

Di carattere, Rick era tranquillo, umile, timido. Gli mancavano completamente la verve polemica del bassista Roger Waters, ma anche lo spirito da protagonista del chitarrista David Gilmour, che oltre all'indubbio talento strumentale godeva del vantaggio di essere bellissimo. Già nelle foto, si intuisce un carattere più introflesso e gentile, quasi se si sentisse in imbarazzo ad essere ritratto. Invece, mentre suona sembra immerso in una beautitudine e concentrazione assoluta. Una bontà d'animo che lo fece soffrire moltissimo quando pesanti litigi cominciarono a distruggere l'armonia della band.

In effetti, per lungo tempo il merito di Wright è stato sottovalutato. Gilmour era celebre per i suoi fantastici assoli, Waters era il paroliere (davvero formidabile) e il compositore della maggior parte dei brani. Addirittura, per un certo periodo, Richard fu cacciato dai Pink Floyd (all'epoca dei tour di The Wall), in quanto secondo Waters "non contribuiva abbastanza" nella scrittura dei brani. Pesarono molto, in quel periodo, il fallimento del matrimonio problemi di depressione (ironia della sorta: Wright partecipò comunque al tour come musicista stipendiato, e dal momento che il costosissimo tour finì in debito, fu l'unico a guadagnarci dei soldi). Solo quando Gilmour e Mason riformarono la band - senza Waters - rinacque, e tornò l'ispirazione e il buonumore. Il fatto che Waters lo avesse trattato come qualcuno da ignorare lo dovette aver turbato moltissimo.

Invece il suo contributo fu fondamentale. Era, innanzitutto, l'unico dei Floyd ad avere una certa infarinatura di teoria musicale: il suo stile, in effetti, è caratterizzato da armonie oblique, cromatismi e scale particolari (quella egizia in Set the controls for the heart of the sun) - mai usate in modo dissonante e esagerato, ma sempre conferendo alla musica un senso di ambiguità. Del resto, amava molto il jazz: tra i suoi idoli, Miles Davis e John Coltrane. Us and Them, uno dei brani più celebri a portare la sua firma, 

Il lato in cui era portentoso tuttavia era quello timbrico: aveva una capacità portentosa di creare suggestioni e atmosfere utilizzando la sconfinata tavolozza sonora offerta dalle tastiere. Il finale di Shine on you crazy diamond lo vede suonare tre tastiere contemporaneamente, accumulando pazientemente strati di suono che mimano ora i fiati, ora gli archi, ora i vapori elettronici dei synth. Un'orchestra dentro un uomo: che dunque, se non già come compositore, va ricordato soprattutto come un prodigioso arrangiatore, figura fondamentale in una band, come i Floyd, tutta giocata sul sound

Altri momenti epici della sua carriera: il magnifico finale in organo di A Saucerful of Secrets, in cui dopo la prima sezione, cacofonica, la tastiera di Wright si libra con una solennità e un senso religioso che arriva a toccare vette trascendenti. Il piano di The Great Gig in the Sky, forse il suo successo più grande per i Floyd, che suggerisce un tema dolcissimo prima che si scateni la voce della cantante lirica Clare Torry. Le tastiere cosmiche di Interstellar Overdrive, l'assolo di Sheep.

Assieme a Mason, è l'unico Floyd ad avere partecipato a tutti i concerti della band. La sua morte lasciò gli ex compagni costernati: Gilmour, che con lui aveva una connessione speciale, giurò che non avrebbe mai più suonato dal vivo Echoes, altra suite in cui le tastiere di Rick risplendono. La loro sintonia non era solo personale, ma anche vocale: le loro voci, unite, si armonizzavano con una facilità che stupiva gli ascoltatori. David lo ricorda così: "Era un tipo così gentile, modesto e riservato ma la sua voce profonda e il suo modo di suonare erano vitali, magiche componenti del nostro riconoscibile sound... A mio giudizio tutti i più grandi momenti dei Pink Floyd sono quelli in cui lui è a pieno regime. Come Rick, non trovo facile esprimere i miei sentimenti con le parole, ma lo amavo e mi mancherà enormemente."

Il suo contributo a una delle vicende più importanti del rock è stato a lungo trascurato, ma non oggi. Oggi è il giorno di Rick.

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