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Lo scrittore Mariano Sabatini: “Rendo omaggio al maestro Luciano Rispoli come nessun altro”

L’autore e commentatore ha scritto un libro sul suo mentore Luciano Rispoli (Ma che belle parole! Luciano Rispoli Il fascino discreto della radio e della TV, ed. Vallecchi), raccontando cosa ha rappresentato per l’Italia e per i giovani ma anche le simpatie e le antipatie nel mondo della televisione nostrana

Di Stefano Bini

15 Luglio 2022

Mariano Sabatini

Mariano Sabatini, classe 1971, giornalista professionista, dagli anni Novanta ha scritto di cultura e spettacoli su quotidiani, periodici e per il web. In passato, è stato autore di programmi di grande successo per la Rai, Tmc e altri network nazionali: Tappeto volante, Campionato di lingua italiana, Parola mia, Uno Mattina, Adesso sposami, Pacen in Terris, e molti altri. Oggi continua a frequentare gli studi televisivi come commentatore. Dal 1996, ha condotto rubriche su Radio Rai, Play Radio, Radio Capital, InBlu e altre emittenti. Scrive racconti per riviste popolari e le sue storie sono apparse nelle antologie di autori vari: Omertà (L’Erudita ed.), Moon. 50 anni dall’allunaggio (Lisciani Libri), Delitti di lago (Morellini ed.), La vita invisibile (Avagliano). L’inganno dell’ippocastano (Salani, 2016) è il suo primo romanzo, in seconda edizione dopo due settimane dall’uscita, vincitore del premio Romiti e del Flaiano 2017. Il secondo, Primo venne Caino, è uscito per lo stesso editore nel gennaio 2018 e ha vinto il premio Acquanoir, il Premio Internazionale Città di Como, il Premio Logos Cultura e il Giallo Ceresio. Entrambi sono in pubblicazione in Francia, Belgio e Canada per Actes sud. Nel 2021, ha pubblicato Scrivere è l’infinito per la rinata, prestigiosa Vallecchi e la fiaba Una cagnolina non vola mica per Chiaredizioni.

Perché ha sentito l’esigenza di scrivere un libro su Luciano Rispoli?

«Perché al di là del pubblico che lo rimpiange, nessuno dei potenti, ovvero le istituzioni, sembra ricordarlo. Spero questo libro serva a riaccendere i fari su di lui. Qualcuno doveva pur sistematizzare oltre sessant’anni di impegno, lavoro onesto, faticosissimo portato avanti da questo piccolo uomo, grandissimo professionista, prima in Rai e poi su Tmc e altri network per cercare di proporre una tv di cui i telespettatori non dovessero vergognarsi per il tempo dedicato ad essa. Nei suoi programmi si trascorreva il tempo libero sempre portandosi via una suggestione, uno stimolo, un apprendimento.»

 

Dalla tv alla radio, quali sono le impronte che ha lasciato Luciano Rispoli?

«Una capacità senza pari di coniugare informazione, stimoli colti, divulgazione e intrattenimento, oltre all’estremo rispetto, senso etico del medium, civiltà dei modi che sempre si sono percepiti nella sua tv. Purtroppo tutta deprezzata moneta perlopiù.»

 

Vuole ricordare quali sono stati i suoi maggiori successi?

«Sicuramente Parola mia, un meraviglioso quiz sulla lingua italiana, prototipo dei talent, in cui i giovani universitari dovevano dimostrare di sapersi destreggiare tra definizioni, modi di dire, etimologie, pagine della letteratura, stesura di un testo in diretta. Grazie a quel programma divenne famoso un professore, quello che tutti avremmo voluto, Gian Luigi Beccaria, storico della lingua a Torino. Poi vorrei citare Tappeto volante, salotto buono che seppe divenire bandiera di Tmc (progenitrice di La7), ospitando politici, scrittori, musicisti, attori, registi, scienziati, il meglio del meglio, comprese persone comuni che avessero una storia interessante da proporre.»

 

Quali erano i rapporti con gli altri “grandi” della sua generazione?

«Era molto stimato da Mike Bongiorno, da Enzo Tortora, di cui mi mostrò una lettera affettuosa ricevuta dal carcere. Affetto e amicizia anche con Piero Angela e Sergio Zavoli. Baudo lo invitava spesso nelle sue trasmissioni. Al contrario, Costanzo, che pure era stato lanciato in radio da Rispoli, non che lo abbia mai troppo coinvolto, né lo ricorda con facilità, almeno pubblicamente. Stesso discorso per Raffaella Carrà. Con Corrado invece non correva buon sangue.»

 

Quanto i giovani, dentro e fuori il mondo dello spettacolo, dovrebbero imparare da lui?

«Devo dire che sono in tanti a rimpiangerlo, a Parola mia parteciparono come concorrenti gli scrittori Lara Cardella e Simone Perotti. Mentre Morgan ed Enrico Brizzi erano fans della trasmissione. Un’intera generazione fu iniziata all’amore per l’italiano da quel programma del tardo pomeriggio su Rai1. E pensi che Raiplay ne propone la visione di solo 8 puntate. E invece ci sarebbero tre vecchie edizioni degli anni Ottanta e quella più recente, diciamo, del 2002-03, a cui collaborai per i testi. Il programma non è affatto invecchiato e sarebbe utile per incentivare all’amore per l’idioma gentile. Cosa costa alla Rai rendere fruibili?»

 

Qual è l’eredità che ha lasciato all’Italia Luciano Rispoli?

«Ha dimostrato come, magari rinunciando a una notorietà divistica, si possa incidere nel tessuto connettivo di un paese facendo giocare con la lingua italiana e regalando, non milioni, ma libri, romanzi, enciclopedie, abbonamenti. Da dirigente, ha inventato la radio moderna con Bandiera gialla e Chiamate Roma 3131, poi in video ha proposto un format per il quale si usò per la prima volta in Italia il termine talk show, L’Ospite delle due, nello spazio dell’attuale Domenica in.  Costanzo con Bontà loro arrivò l’anno successivo. Rispoli è testimone esemplare del rispetto e della civiltà della conversazione.»

 

Venendo a Lei. Autore, conduttore, scrittore, opinionista, ma Mariano Sabatini cosa vuole fare da grande?

«A parte che sono già grande, avendo superato la boa della cinquantina, preferisco il termine commentatore piuttosto che opinionista.  Quello a cui tengo di più, avendo appreso la lezione di Parola mia che è stata la mia università, è il mio strumento di lavoro, ossia la lingua italiana, la lingua che mi consente di modulare i linguaggi. Mi piace molto scrivere romanzi, storie. Ma perché dovrei scegliere? Vorrei continuare a fare tutto, al meglio che posso. Farò quello che potrò, quello che non potrò non farò, per citare il maestro Manzi. Sono sereno e ora anche felice di aver pubblicato Ma che belle parole! Luciano Rispoli Il fascino discreto della radio e della TV.»

 

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