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Vangelis: l’uomo, il compositore. L’eredità del ‘figlio di Afrodite’

Vangelis è giustamente celebrato per essere l’autore di colonne sonore memorabili come Blade Runner, Chariots of Fire e Conquest of Paradise. Ma riuscirà a essere ricordato come un grande compositore?

Di Filippo Marani Tassinari

28 Maggio 2022

Vangelis causa morte del compositore di 'Blade runner'

Fonte: lapresse.it

Evángelos Odysséas Papathanassíou, meglio conosciuto con il nome di Vangelis, è forse uno di musicisti di maggiore successo nell’ambito della musica elettronica e contemporanea in generale. Il compositore greco vanta un pedigree di collaborazioni e onorificenze straordinario: ha scritto temi per le Olimpiadi, è apparso sulle monete da 80 centesimi della Grecia (il suo paese d’origine), e composizioni da lui scritte sono state riprodotte nello spazio in onore dei funerali di Steven Hawking. Gli è addirittura stato dedicato un piccolo pianeta, il 6354 Vangelis, che lui «sperava di visitare, un giorno» e che porterà per sempre la sua memoria. Come persona, era noto per essere una anti-star: riservato, umile, estremamente avaro di interviste e dati personali, sempre in giro per il mondo. Ma quali sono gli elementi stilistici e modalità di produzione che hanno reso così influente la sua musica?

Innanzitutto, un percorso artistico estremamente variegato. Vangelis è passato dal suonare pop psichedelico con strumenti tradizionali bizantini, al delirio progressive/lisergico di 666 con gli Aphrodite’s Child, band composta da connazionali greci con cui aveva raggiunto il successo. Questo «Sgt. Pepper degli inferi» (scaruffi), concept album sul tema dell’Apocalisse di Giovanni infarcito di un immaginario neotestamentario, è già di per sé una prova di questo eclettismo estremo, per cui vengono mescolati feroci schitarramenti blues, orge sonore di ritmiche tribali, e veri e propri deliri vocali orgasmatici (il brano titolato presenta un “vero orgasmo” della cantante Irene Papas, che valse al disco una censura in mezza Europa), il tutto mischiato a invocazioni esoteriche dalla penna delirante del regista greco Costas Ferras. Aegian Sea, commossa dedica al mai dimenticato paesaggio greco, preannuncia lo stile a venire: cori solenni e misteriosi di arrangiamenti cristallini e sognanti di tastiere su cui si snoda una chitarra quasi floydiana. Il pittore Salvador Dalì è forse il più famoso estimatore del disco, che aveva comparato alla Sagrada Familia di Guadì, in cui voleva fare festeggiare l’uscita del disco con festeggiamenti surreali.

Per la sua natura fortemente anti-commerciale, il disco esce con anni di ritardo: gli Aphrodite’s Child si sciolgono e Vangelis chiude per sempre i ponti con la musica commerciale, dedicando il proprio estro solo alla musica da cinema.

La parola d’ordine di questa nuova fase è atmosfera. Vangelis era un vero e proprio mago delle tastiere, ed era in grado di utilizzarle in modo magistrale per creare paesaggi sonori estremamente complessi e stratificati in cui convivono elettronica e strumenti. Questa qualità gli derivava dalla condizione nota come sinestesia, una condizione neurologica per cui gli stimoli sonori vengono mischiati da elementi percettivi. Vangelis sentiva i suoni come dotati di consistenze, forme, colori: e questo spiega la sua straordinaria abilità nel realizzare composizioni fortemente cinemantiche. I Pink Floyd, che avevano sentito il gruppo di Vangelis suonare in un locale parigini nel ’68, erano rimasti sconvolti dal fatto che i musicisti riuscissero a creare un suono del genere solamente in tre: il talento atmosferico di Vangelis si esprime in album come Antartica, in cui arpe, tastiere e cimbali creano un’ambiente rarefatto e immacolato, o nei celeberrimi titoli di coda di Chariots of Fire, in cui l’arrangiamento dei synth assume quasi un qualità paradisiaca.

Il grande merito storico di Vangelis è indubbiamente quello di avere creato una fusione perfetta e bilanciata tra elettronica e musica sinfonica. L’utilizzo stesso delle tastiere è quasi operistico: gli arrangiamenti sono carichissimi, quasi wagneriani, e fanno risaltare lo straordinario talento melodico di Vangelis, autore prolificissimo di temi memorabili. Heaven & Hell è la summa di questo stile “sovraccarico” che sembra quasi riportare in vita il procedimento classico della fantasia. È ancora negli arrangiamenti che si esprime la vocazione di giramondo: prestiti dalla musica indiana e cinese, dai folk tutto e il mondo e ovviamente dalla tradizione greca abbondano in tutta la sua produzione. A chi lo accusava di avere uno stile pacchiano, Vangelis rispondeva di fare musica perché gli piaceva, non perché suonasse intellettuale.

Il virtuosismo consentiva al musicista greco una straordinaria spontaneità, facendo sì che la differenza fra composizione ed esecuzione si annullasse: «se un mio pezzo dura sei minuti e mezzo, è molto probabile che lo abbia realizzato in sei minuti e mezzo». Vangelis era sempre stato ostile al procedimento della composizione al computer, che lui riteneva astratta e disumanizzante; la sua concezione della musica era profondamente spirituale, al punto da considerare la musica come un «archetipo collettivo» intrinseco nell’umanità stessa, e forse, più antico dello stesso universo. La tensione verso lo spazio infinito popolava da sempre il suo immaginario; forse lo spirito di Vangelis ha finalmente raggiunto il pianeta che porta il suo nome.

Di Filippo Marani Tassinari

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