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Benedetto Croce

Biennale di Venezia, quando manca l'audacia dell'innovazione il monumentale non è sufficiente  

Diecimila sono stati già il primo giorno i visitatori arrivati da ogni parte del globo per essere presenti alla preview dell'evento storicamente considerato  il più importante e condizionante per il mondo dell'arte: la 59 esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia

Di Daniele Crippa

23 Aprile 2022

La prima Biennale  post-pandemia sarà unica : da Venezia al resto del mondo

Nel Teatro Piccolo Arsenale, alla presenza del presidente della Biennale Roberto Ciccuto, la curatrice Cecilia Alemani presentando l'evento dal titolo - Il latte dei sogni - ha sottolineato: " Ho dovuto preparare la mostra chiusa nel mio studio di New York a causa della pandemia "..... e si vede.

Manca qui l'emozione che l'arte regala.

In una precedente intervista la Alemani  ha dichiarato che la sua mostra, volutamente composta da opere create solo da donne, è una dichiarazione di intenti, perchè in Italia si respira ancora uno stampo "medievale" e lei, avvalendosi come menabò di un testo surrealista di Leonora Carrington, ha voluto lanciare un sasso in laguna per far parlare molto di una esposizione che sulla carta poteva essere di grande interesse.

Simone Leigh è la prima artista di colore a rappresentare gli Stati Uniti nel proprio padiglione ed è pure la prima donna delle tante che accoglie i visitatori nell'ingresso del Il Latte dei sogni con una monumentale scultura raffigurante un elefante posizionata sotto la volta dipinta all'inizio del secolo da Galileo Chini. Mi chiedo se sia stato pure un omaggio al luogo ove la curatrice ha pensato e creato la propria visione dell'arte contemporanea dell'oggi ?

Tolto rari lavori che toccano nel profondo, la monumentalità di molte opere presentate non è sufficiente a coinvolgere e spesso, forse troppo, mi pare di trovarmi a percorrere un mercato ove artigiani mostrano la loro maestria nella tecnica costruttiva: si viene aggrediti da tessuti magistralmente cuciti, ricamati o da intrecci di materiali ecologici che appartengono a esperienze artistiche ormai già viste e digerite da tempo.

Forse tra le righe questa mia sensazione ritengo sia stata opportunamente recepita, ed ecco che fortunatamente le emozioni nascono nelle cinque "capsule storiche" ove opere di artiste di spessore dialogano con il contemporaneo. E' questo l' ottimo colpo di coda proposto dalla curatrice che, come lei stessa ha dichiarato, causa covid, non ha potuto viaggiare negli studi delle donne artiste da lei scelte.

Ma tutta Venezia è Biennale a cielo aperto e la marea di assetati di cultura ha la possibilità di porre attenzione all'arte negli eventi collaterali, nei padiglioni nazionali sia ai Giardini che nell'Arsenale e nelle decine e decine di luoghi che hanno in maniera onnivora occupato, grazie ad una generosa iniezione economica, tutta la città.

Coinvolgenti sono a mio parere a Palazzo Ducale l'imponente impresa pittorica di Anselm Kiefer, un grande pittore del nostro contemporaneo; da vedere alla Biblioteca Marciana situata proprio lì in fronte un pregnante, garbato e graffiante intervento di una donna artista di importante spessore che in pochi gesti di luce riunisce anni di sperimentazione culturale, la veneziana Federica Marangoni.

Mentre Piazza San Marco è carica di emozioni ottenute visitando la mostra Fontana- Gormley nel negozio Olivetti ed a lato si viene affascinati dalla poetica degli scarti della Louise Nevelson; sempre in questo incredibile teatro che è questa piazza, l'attenta capacità di analisi di PDG Arte Comunication, che da anni propone eventi culturali di alto livello, ha di nuovo fatto centro presentando Born to Love nel Padiglione dell'Azerbaigian, ove sette artiste sanno toccare il cuore raccontando ognuna in maniera personale importanti caratteristiche del proprio paese.

Che dire di poi dell'altro lato di questa grande kermesse ove il mondo della moda è entrato con prepotenza cercando di essere sempre sotto i riflettori ?  ed ecco che si cerca di essere presenti all'evento di Prada, alla festa benefica di Dior, ed è glamour correre ad acquistare uno dei volumi editati dalla Louis Vuitton, che il patron Arnaud con grande intuizione mediatica ci propone restaurando storici chioschi- edicola sparsi in città, che ospitano un utile e garbato sponsor con le edizioni della famosa casa LV4

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