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Benedetto Croce

La Memoria non Insegna a Pensare

Il 27 gennaio: fra rievocazioni, Schindler’s list, paraocchi e cattivoni in grisaglia.

Di Montel

28 Gennaio 2022

La Memoria non Insegna a Pensare

Scorrendo nelle mie vene del puro sangue giudeo (il 50% del totale, in effetti) non sono un grandissimo fan del 27 gennaio. In “virtù” di quel sangue, infatti, sono cresciuto all’ombra di una montagna, un totem sociale che posso riassumere con cinque parole: Leggi-Razziali/Shoah/Male-Assoluto; la montagna di cui parlo non si sposta mai da dov’è, ovviamente, perché i sassi scagliati dal cielo hanno questa prerogativa, e quindi io non la perdo mai di vista, in nessun giorno dell’anno. Riassumendo: i miei nonni e prozii non morirono ad Aushwitz, per puro caso, ma il 5 settembre del ‘38 furono cacciati dalle scuole del regno, e dagli alti ranghi dell’esercito, e costretti a migrare in Svizzera per studiare, alcuni di loro, e salvare semplicemente la pelle, tutti gli altri. Il 27 gennaio è un giorno che mi fa ricordare, dunque, sì, ma più che altro mi fa riflettere; mi fa riflettere sui racconti dei miei vecchi, sull’Inizio Ufficiale dell’Odio (perché quello Ufficioso dura da sempre, e non finirà mai), su quel 5 settembre del ’38, quando la Comunità sedicente Civile si fece In-civile ed escluse dalla vita sociale una parte di sé, gli ebrei, con una firma su un foglio di carta. Zac! Prima c’eri, stavi qui, avevi pari diritti, ma ora vai a farti fo**ere!

Sì, in casa di un ebreo non c’è bisogno di celebrare la shoah giacché in qualche modo essa è sempre presente, sempre fra noi, ospite nera ma anche chiodo nel muro cui sono agganciati stracci e cappotti che promanano l’odore di un passato iconico, smarrito per sempre. Per gli ebrei della mia generazione, e anche per i “sangue misto” come me, s’intende, quelli che sono cresciuti onorando non tanto la Storia del Secolo Breve quanto la Vicenda umana di una famiglia -la loro famiglia-, il Giorno della Memoria è ogni giorno della vita, ogni singolo giorno, perché noi siamo diventati grandi tenuti per mano dai testimoni diretti, amandoli come i bambini amano i vecchi, e abbiamo osservato, seduti sul letto accanto a loro, le foto in bianco e nero di ragazzi bellissimi, in sella alle biciclette Bianchi, nelle estati degli anni ‘30, giovani uomini e donne uccisi insieme ai loro genitori e ai fratellini che in quelle immagini dai bordi smerlettati siedono “in canna”, aggrappati al manubri dei loro fratelli maggiori (quelle di cui parlo io stavano nel libro di preghiere della mia bisnonna Margherita). Abbiamo preparato con quei vecchi i dolci di Pesach, e quelli di Purìm, e li abbiamo visti con lo sguardo perso nel vuoto al suono di una frase come «La zia, certo, avrebbe messo più olio», oppure «Carla, ti ricordi, quell’anno, in Svizzera…» . Non abbiamo bisogno, noialtri, del 27 gennaio, perché nella nostra carne vivono e bruciano quelle foto di antenati uccisi e arsi, e l’eco delle parole dei vecchi, appunto, e dei loro silenzi, e di certi attimi di commozione privatissima che anche ora, ad anni dalla loro morte, ancora ci fanno salire le lacrime agli occhi. Però, però!, non è mai il momento sbagliato per ragionare sulla ciclicità dei fenomeni. Quindi confesso che, quando arriva il 27 gennaio, io sono quasi infastidito da tanto clamore concentrato in un solo giorno su 365, soprattutto perché negli altri 364 non si fa altro che storcere il naso e dire che gli ebrei sono troppo ricchi, e taccagni, e prolifici, e nasoni, e arroganti.

Sia come sia, ieri era la Giornata della Memoria, e girava su uozàp uno squisito compendio di frasi razziste, violente fino all’omicidio, discriminatorie al punto che non ci sarebbe parso strano scoprire che uscissero da quella latrina super-accessoriata che fu la mente dei nazisti, The Originals intendo…Himmler, von Ribbentrop, Adolfino, Goebbels, Heydrich. Gira che ti rigira, il compendio giunge anche a me e io, che sono un po’ freddo sul tema ricordiamoli-un-giorno-per-aver-diritto-di-disprezzarli-e-bruciare-la-loro-bandiera-per-tutto-l’anno, io quel messaggio lo guardo con leggerezza, senza davvero leggerlo. Insomma, si tratta di virgolettati, frasi di accertata veridicità, Storia, ma non ho tutta questa voglia di capire da quale dei gangli malati della mein-kamps-culture siano usciti. Ma poi, all’ennesimo beep del cellulare, quasi riscosso dal mio torpore, lo leggo tutto, dall’inizio alla fine, e scopro che quella roba esce dalle spire cerebrali di “raffinati intellettuali” contemporanei; ed è allora che mi indigno. Mi indigno con me medesimo, soprattutto e in prima istanza, perché non ho avuto la prontezza di raccogliere io stesso le frasi pronunciate in questi mesi da codesti “fini pensatori”; mi indigno per la mia pigrizia, e per la disattenzione mostrata: in effetti mi ero accorto che il clima che si andava creando era, come direbbe un giovinetto, una “storia da chiodi”, ma non c’è nulla come trovare tanti fiori che si è visti sparsi nella vastità dei campi raccolti in un unico mazzo, sul tavolo dell’ingresso, per accorgersi che l’estate è nel suo pieno e che ignorarla non potrà rinfrescare le sue notti o far tacere le cicale.

Che fare, dunque? Perché qualcosa Devo fare, s’intende: lo Devo alla montagna di cui dicevo prima, lo Devo ai miei vecchi, e lo devo ai figli dei miei amici che saranno qui quando io sarò polvere. Do una ripulita alla grafica del messaggio uozàp, naturalmente, perché sono un maniaco dell’ortografia, e lo reindirizzo a tutti i miei contatti, senza commenti, sicuro di trasmettere con questo piccolo reportage di cronaca storica contemporanea anche il senso della mia preoccupazione per i tempi correnti, non molto migliori dell’autunno del ‘38, a mio modo di vedere. E sapete cosa accade? Accade che, a fronte di alcuni sbigottiti commenti di giovani amici, ricevo molti rimbrotti da vetusti partecipanti della mia rubrica telefonica, gente di ottime letture, s’intende, plurilaureata, alcuni dei quali pure ebrei: «Maddài, Fede, lo sai che il parallelo non regge!», «Federico, per favore, non fare paragoni!», etceterà.

Il mio convincimento, a questo punto, è il seguente: quella del 27 gennaio è la commemorazione più inutile dell’anno e dimostra chiaramente come furono possibili le leggi del ’38: l’Uomo non vuole vedere la verità, MAI, perché La Verità Fattuale (cit.), specialmente quando è triste, rimanda alla più desolante di tutte le verità, ovvero che prima o poi ci toccherà morire. Baaang! Cortocircuito! Chiusura ermetica di ogni orifizio utile e non finire bolliti come La Rana di Chomsky. Dunque l’Uomo è sordocieco a qualsivoglia scomoda Verità ed è fragile, inevitabilmente, fragile come un bebè che viaggi in braccio dalla mamma, in auto, sul sedile del passeggero di una macchina cabriolet, scapottata, senza cintura, mentre il padre corre a 200 K/h in autostrada.

Credo che il mio punto di vista sia chiaro, a questo punto, e quindi non indulgerò in altri commenti, anche perché penso che sia giusto che chi legge IL GIORNALE d’ITALIA se ne faccia uno personale, autonomo. Così, per mettere alla prova il vostro stomaco, e il vostro cuore, allego alcune delle affermazioni di cui parlavo, corredate dalla boccuccia che le ha pronunciate e da quella che avrebbero potuto sottoscriverle, in altri tempi e luoghi.

A voi il piacere di paragonare il passato al presente, e di giudicare. Buona lettura!

«Campi di sterminio per chi non si vaccina»…Hermann Goering? Nein!: Giuseppe Gigantino, cardiologo.

«Mi divertirei a vederli morire come mosche»…Adolf Eichmann? Nein!: Andrea Scanzi, giornalista.

«Se fosse per me, costruirei anche due camere a gas»…La matrigna di Biancaneve? No no: Marianna Rubino, medico.

«I cani possono sempre entrare. Solo voi, come è giusto, resterete fuori»…Gamba di legno? No! Roberto Farinacci? Nemmeno!: Sebastiano Messina, giornalista.

«Vagoni separati per non vaccinati»…Belzebù? Figuriamoci!: Mauro Felicori, assessore.

«Escludiamo chi non si vaccina dalla vita civile»…Wilhelm Keitel? Nein!: Stefano Feltri, giornalista.

«I no vax fuori dai luoghi pubblici!»…Alfred Jodl? Nein!: Eugenio Giani, Presidente Regione Toscana.

«Potrebbe essere utile che quelli che scelgono di non vaccinarsi andassero in giro con un cartello al collo»…Wilhelm Frich? Nein!: Angelo Giovannini, sindaco di Bomporto.

«Stiamo aspettando che i no vax si estinguano da soli»…Fritz Sauckel? Nein!: Paolo Guzzanti, giornalista.

«Verranno messi agli arresti domiciliari, chiusi in casa come dei sorci»…Martin Bormann? Nein!: Roberto Burioni, virologo.

«Non chiamateli no vax, chiamateli col loro nome: delinquenti»; Magda Goebbels? Nein!: Alessia Morani, deputato.

«Vorrei un virus che ti mangia gli organi in dieci minuti riducendoti a una poltiglia verdastra che sta in un bicchiere per vedere quanti inflessibili no-vax restano al mondo»…Eva Brown? Forse. Anzi, nein!: Selvaggia Lucarelli, giornalista.

«I rider devono sputare nel loro cibo»…Ernst Kaltenbrunner? Nein!: David Parenzo, giornalista.

«I loro inviti a non vaccinarsi sono inviti a morire»…Julius Streicher? Nein!: Mario Draghi, presidente del consiglio.

«Gli metterò le sonde necessarie nei soliti posti, ma lo farò con un pizzico di piacere in più»…Joseph Mengele? Nein!: Cesare Manzini, infermiere.

«Gli bucherò una decina di volte la solita vena facendo finta di non prenderla»…Erich Raeder? Nein!: Francesca Bertellotti, infermiera.

«Provo un pesante odio verso i no vax»…Blondie, il pastore tedesco di Adolfino? Nein!: J-Ax, cantante.

«Se riempiranno le terapie intensive mi impegnerò per staccare la spina»…Walther Funk? Nein!; Carlotta Saporetti, infermiera.

«Non siete vaccinati? Toglietevi dal cazzo!»…Baldur von Schirach? Nein!: Stefano Bonaccini, presidente Regione Emilia Romagna.

«Un giorno faremo una pulizia etnica dei non vaccinati, come il governo ruandese ha sterminato i tutsi»…Idi Amin Dada? Giammai!: Alfredo Faieta, giornalista.

«Il greenpass ha l’obiettivo di schiacciare gli opportunisti ai minimi livelli»…Pol Pot? Fuochino: Renato Brunetta, ministro.

«E’ giusto lasciarli morire per strada»…Franz von Papen? Nein!; Umberto Tognolli, medico.

«Prego Dio affinché i non vaccinati si infettino tra loro e muoiano velocemente»…Don Rodrigo dei Promessi Sposi? Macché: Giovanni Spano, vicesindaco.

«Bisogna essere duri e discriminare chi non si vaccina, in ospedale, a scuola, nei posti di lavoro»…Annibal Lecter? Acqua!: Filippo Maioli, medico.

«Serve Bava Beccaris, vanno sfamati col piombo»…Fiorenzo Bava Beccaris? Magari! In realtà Giuliano Cazzola, giornalista.

«Mandategli i Carabinieri a casa»…Jago, assistente traditore di Otello? Maddai!: Luca Telese, giornalista.

«Gli renderemo la vita difficile, sono pericolosi»…Pinguino, nemico pubblico di Gotham City? No: Piepaolo Sileri, viceministro.

«E’ possibile porre a loro carico una parte delle spese mediche, perché colpevoli di non essersi vaccinati»…la Banda della Uno Bianca? No: Sabino Cassese, costituzionalista.

«Non sarà bello augurare la morte, ma qualcuno sentirà la mancanza dei novax?»…Nicolae Ceaușescu? No no: Laura Cesaretti, giornalista.

«Se arrivi in ospedale positivo, il Covid ti sembrerà una spa rispetto a quello che ti farò io»…aguzzina di Birkenau? Nein! Vania Zavater, infermiera.

«I novax sono i nostri talebani»…George W. Bush? No no: Giovanni Toti, presidente regione Liguria.

«Sono dei criminali, vanno perseguitati come si fa con i mafiosi»…Benny Mussolini? Quasi: Matteo Bassetti, infettivologo.

Ordunque? Fa riflettere, no?! Meditiamo, amici!

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