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Cento 'imperdonabili' per capire l'attualità, il libro di Marcello Veneziani giunto da poco in libreria

Un libro che comunque ci porta a riflettere e può aiutare ad orientarsi anche i giovani che passano il tempo ad assistere sgomenti a dibattiti televisivi o social obsolescenti e compulsivi tra opposte fazioni anzichè ricuperare o far maturare la propria passione per la lettura

Di Davide Tedeschini

06 Settembre 2021

Cento 'imperdonabili' per capire l'attualità, il libro di Marcello Veneziani giunto da poco in libreria

E' da considerare una notevole 'fatica' il libro di Marcello Veneziani in cui scrive su tutto e tutti gli autori 'Imperdonabili' o che hanno scritto, fatto o solo vissuto come tali. 'Imperdonabili', termine prestato dal capolavoro della poetessa Cristina Campo, ovvero riferito a biografie di pensatori storicizzati e ristampato con una nuova edizione da Marsilio per l'Universale Economica Feltrinelli e da poco nelle librerie. All'apparenza trattasi di una piccola enciclopedia di cento biografie di scrittori (circa 500 pagine) e filosofi più o meno illustri, accomunati da esperienze non comuni, che hanno colpito l'autore. Inizialmente immaginiamo riconducibili all'area politica di destra ma quello che suscita maggior interesse -per quanto mi riguarda- è altrimenti la descrizione di quegli autori che con la destra hanno avuto poco o niente a che fare se, appunto, destra e sinistra hanno ancora senso. E' simpatico sapere cosa ne pensi una persona mite, poco conosciuta sugli schermi perchè non incline alla rissa mediatica da talk show, ma già editorialista di alcuni quotidiani, per poi ritagliarsi una sorta di personale esclusione partecipante, come peraltro avvenuto in tanti scrittori, divenuti predicatori del 'ritiro spirituale'. Perciò non desta scandalo leggere di 'giganti' come Dante, Petrarca, Machiavelli, Hegel, Marx, Proust, Leopardi, Wilde, Croce con gli occhiali di Veneziani se il dibattito attuale sui social é indeciso se incolpare gli Zar di 'fascismo' o assolvere Tito dalla vicenda delle Foibe mentre alcuni danno sarcasticamente delle 'Istruzioni per essere fascista', in un panorama intellettuale -come auspicherebbero- in cui chi non si dichiarasse antifascista sarebbe sicuramente un pericoloso personaggio mussoliniano. Senza considerare che molti ritengono irrilevanti le paranoie editoriali sia della sinistra tanto quanto quelle della destra, sia moderate che estreme.

A questo punto siamo arrivati forse a causa di uno sconfinamento - tipico d'inizio 900- del pensiero politico nell'arte, dove ognuno cerca un sacello in cui collocarsi, più editoriale che amministrativo, forse da influencer, nonché da politico, per avere quei 15 minuti di popolarità come Warhol avrebbe predetto. Ma ora si gioca con i morti: qualcosa del genere avrà pensato chi ha sfogliato le pagine dei giornali di questi giorni in cui si litiga sulla leicità di eccidi del passato  -ormai parte del mondo delle commemorazioni- tentando l'impossibile classifica delle stragi dall'antichità ai giorni nostri, ben comprendendo Olocausto, Hiroshima, Foibe e non ultimi -mi permetto di aggiungere su suggerimento di Papa Francesco- migliaia di migranti morti nel Mediterraneo, cose che ci fanno ripensare al concetto di dittatura, se in dittatura sanitaria oggi viviamo, nel benessere. Quindi ritorna la letteratura nel pensiero politico o viceversa, provocando i guai che sappiamo, perchè ad affrontare questi argomenti sono scrittori e critici d'arte, meno che mai storici o uomini di Stato.

Tornando al testo, oltre alla curiosità di sapere nel merito cosa ne pensi Veneziani di Tolkien (ultimamente al centro del meeting di Rimini), Pound, Evola, Heidegger, Nietzsche, Pirandello, Solzhenitsyn, De Benoist, Guareschi, come immaginiamo  faccia un autore che non ha mai nascosto le sue simpatie politiche, (ricordiamo le sue 'Lettere' inviate ad italiani, figli e insegnanti) accettiamo di buon grado i suoi giudizi su Eco, Pasolini, Gramsci, Dostoevsky, Benjamin, Arendt, Hillman, Chatwin e se non fosse abbastanza non manca di disquisire con ampiezza dovuta al contesto storico e sociale i tantissimi autori descritti con una postilla in cui ne vengono aggiunti altri, sconosciuti ai più. Non mancano giudizi anche su autori coevi a quelli citati,  editori, politici, protagonisti dei tempi. Il tutto in conclusione sfugge dalle etichette di questo o quel genere letterario sembrando più una sorta di confessione enciclopedica,  come nell'indagine psicoanalitica,  l'elencazione freudiana di sogni trasmutati in capitoli o in tappe di un viaggio alla Proust, che infatti parte da autori molto lontani nel tempo forse metafora dell'infanzia dell'autore e si conclude con i giorni nostri. 

Fra i più interessanti i capitoli -molto brevi e invitanti- Marx nonché Mircea Eliade, che sancisce quel passaggio da un materialismo dialettico proprio degli anni di piombo a quello  contemporaneo, memore di argomenti da post-armistizio, e tramite il quale assurti a mito. 

Sulla falsariga di questa visione metafisica che include tutto e tutti suggerisco di aggiungere altri imperdonabili: gli artisti Dalì, De Chirico, Balla e Guttuso; l'architetto Piacentini e Bruno Zevi; gli artisti Boltanski e Christo da poco passati a miglior vita; il nietzschiano Van Gogh, lo Chagall della 'crocifissione bianca' che piace tanto a Papa Francesco; i critici: Achille Bonito Oliva, Federico Zeri, Ernst Gombrich, Giulio Carlo Argan, Karel Teige, Dino Formaggio; i filosofi Trotzky, Merleau Ponty, Karl Popper, Marc Augé, Edgar Morin;  poeti e scrittori Rimbaud, Baudelaire, Cervantes, Goethe, Gunter Grass, Coetzee, Giampaolo Pansa, Dario Fo, Bateson e non ultimi gli psicologi Freud, Jung, Anne Ancelin Schützenberger, Ignacio Matte Blanco, Oliver Sacks,  Roger Caillois, la femminista Luisa Muraro,  i sociologi Enzensberger e Sennett (di cui puó attingere in parte da libri come 'Ridateci la Gioconda' e 'Senza arte né parte' del sottoscritto, nonchè 'Il futurismo del terzo millennio', editi da I libri del Borghese e ripresi da articoli pubblicati sul Giornale d'Italia). Qualche parola da aggiungere ai 'giganti' per il tramite delle Confessioni di Agostino e il capolavoro é assicurato. 

Sarebbe bene che l'idea di una cultura di destra mediocre sia da chiarire senza mezzi termini: quando è ormai ovvio che una cultura di sinistra tout court a eccezion fatta dalla letteratura marxista non esisterebbe. Magari si riuscirà pure a risolvere il disastro causato in tanti anni dai politici che a quella cultura avrebbero dovuto come minimo guardare e che forse per bieco egoismo non hanno mai fatto, sulla scia di una leggenda  che la vuole neo, post o nostalgica del fascismo anzichè 'indipendente' come dovrebbe essere. La cultura indipendente, come la narrazione autobiografica, è stata ridotta sempre alla marginalità a causa del politically correct, dell'uso della cultura fast-food, del brand e della genuflessione al mainstream presenti in  autori della stessa area politica.  'Io sono Giorgia' di Giorgia Meloni, capo politico del partito FdI ne é l'esempio più clamoroso- viaggiando in un binario parallelo e disorganico a ciò che riteniamo degno d'essere considerato letteratura, arte, poesia, che per essere tali fanno una scelta di campo rispondendo a l'amletico dubbio: "Essere o non essere influencer?". E che soprattutto non hanno la possibilità di usufruire di una cassa di risonanza come quella di un partito tra i più grandi d'Italia per vendere. Sarà stata anche una contingenza dettata da questi tempi politici ma non sarebbe la prima volta che qualcuno tira i remi in barca e si accontenta di essere scrittore, attore o artista quando nella vita ha fatto ben altro. Nel libro di Veneziani in effetti gli imperdonabili sono diventati grandi forse per aver riconosciuto alcune poche verità, precluse ai più. Un libro che comunque ci porta a riflettere e può aiutare ad orientarsi anche i giovani che passano il tempo ad assistere sgomenti a dibattiti televisivi o social obsolescenti e compulsivi tra opposte fazioni anzichè ricuperare o far maturare la propria passione per la lettura.

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