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Luttwak: "Arte afghana sarà nuovamente saccheggiata" inutile nutrire speranze

Il politologo critica la scelta di aver restituito reperti al museo nazionale di Kabul e lancia l'allarme. Ambiguo comunicato del Museo diramato dal direttore Rahimi mentre vengono cancellati visi femminili da poster pubblicitari nelle strade di Kabul

Di Davide Tedeschini

31 Agosto 2021

Luttwak: "Arte afghana sarà nuovamente saccheggiata" inutile nutrire speranze

Poster di donne imbrattate a Kabul

Desta tristezza e dubbi, dopo gli ultimi attentati in cui sono morte circa 200 persone civili, rileggere il comunicato diramato pochi giorni prima dal Museo Nazionale dell'Afghanistan -rilanciato dalla stampa internazionale- che espresse preoccupazione per la sicurezza dei suoi 'manufatti' chiedendone la salvaguardia ai Talebani stessi. "Il Museo Nazionale dell'Afghanistan esorta le forze di sicurezza, la comunità internazionale, i talebani e altre parti influenti a prestare attenzione alla sicurezza e alla protezione degli oggetti e a non lasciare che gli opportunisti usino questa situazione e causino il deterioramento e il contrabbando degli oggetti e beni di questa istituzione": è quanto recita l'incipit di Mohammad Fahim Rahimi, il direttore. Cosa abbastanza ridicola, se alcuni fotografi hanno già documentato l'inizio delle cancellazioni compulsive di visi femminili dai cartelloni pubblicitari della città, prima ancora d'essere essi stessi perseguitati.

Istituito nel 1992, il museo di Kabul ospita vari oggetti delle dinastie buddiste, persiane e islamiche, che riflettono la storia dell'Afghanistan come crocevia di numerose civiltà. Il politologo statunitense Edward Luttwak, viso familiare dei telespettatori italiani twitta questi giorni: "Purtroppo, gli archeologi francesi che hanno scoperto l'arte greca, battriana e buddista dell'Afghanistan dal 1922 hanno lavorato sotto re Amanullah, quindi i loro reperti non stavano al Louvre. Già lasciati nel museo di Kabul, molto è stato distrutto o saccheggiato. Recentemente restaurato, il museo sarà ora nuovamente saccheggiato"(@ELuttwak 24 ago 2021, twitter).

Nel corso degli anni il museo ha subito saccheggi e bombardamenti, che hanno portato alla perdita e al danneggiamento della sua collezione, una parte di essa restituita dai paesi occidentali che ne sono venuti in possesso. Una politica probabilmente sbagliata, per come sono andate le cose: "Non ho visto afghani nel Museo di Kabul assemblato in Francia, UNICA meravigliosa arte greca/battriana/Kushan.  Disinteressati.  Dapprima danneggiato dai razzi di G Hekmatyar (ancora un "leader" ahimè) poi dal 1996 i talebani li hanno distrutti, saccheggiati e venduti.  Degli idioti hanno restituito alcuni oggetti dall'Europa, per essere nuovamente saccheggiati" (@ELuttwak 27 agosto 2021, twitter).

Infatti è dal 2009 che il British museum ha collaborato al rinvenimento sul mercato nero di almeno 2.354 opere trafugate in maniera illegale, e le ha restituite ai legittimi proprietari: le popolazioni di Afghanistan, Iraq e Uzbekistan. Nel 2012 il ministero della Difesa inglese ha compiuto la più grande restituzione: 843 oggetti consegnati in un'unica mediazione. Mentre gli Stati Uniti hanno restituito dei reperti ad aprile. Già a febbraio, i leader talebani sollecitati dalle direzione del museo avevano  rilasciato una dichiarazione in cui invitavano i loro seguaci a "proteggere, monitorare e preservare" i manufatti del paese: "A nessuno è permesso scavare, trasportare e vendere manufatti storici da nessuna parte, né spostarli fuori dal paese sotto qualche altro nome", diceva uno dei divieti. Il comunicato vietava anche ogni tipo di "commercio, appalti e trasporto e cessione di beni antichi" a scopo di lucro. Ma l'espressione artistica e culturale perlopiù figurativa, è vietata in tutte le sue forme: spesso si ricorda la distruzione dei Buddha giganti di Bamiyan, bombardati dai talebani nel 2001 utilizzando dinamite, mine anticarro e lanciarazzi.  " Hanno imbiancato la loro immagine, ma sono ancora un gruppo molto ideologico e radicale", ha detto al National Geographic Omar Sharifi, professore,  e non sappiamo come dargli torto visto che a scopo di monito, un elicottero ha fatto un giro della città con un uomo impiccato nella giornata del 31 agosto. Può un simile regime convivere con un museo? La storia documenta come sia perfettamente inutile pensare che chi odia le persone possa convivere con l'arte a meno che non sia altro che bottino di guerra o propaganda. In tal caso sarebbe di cattivo gusto se non inutile riflettere sulla loro salvaguardia, se appunto, non fossero organici al diritto internazionale. Già l'Isis, organizzazione armata fondamentalista -che con i Talebani è in profonda sintonia- si era impegnata nella distruzione di interi siti archeologici e patrimoni nel medio oriente, mediante le demolizioni, filmate e diffuse sui media a fini di propaganda politica e contrabbando, per il sostentamento del sedicente califfato. Quindi non si capiscono bene le intenzioni dei responsabili di questi patrimoni, se non quello di sopravvivere ad una lunga agonia in cui la civiltà viene annientata. Per tutto il resto vale l'affermazione del tedesco Einrich Heine che a metà ottocento profetizza: "Chi brucia i libri, presto o tardi arriverà a bruciare esseri umani"

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