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Inaugura la Biennale di Venezia, Franceschini: "Forte segnale di ripartenza"

Un'Architettura Solidale, Globale, Empatica al centro della 17esima edizione curata da Hashim Sarkis. Il Ministro Dario Franceschini: "La Biennale dimostra all’Italia e al Mondo che la cultura può ripartire".

Di Tiziana Lorenzelli

21 Maggio 2021

Inaugura la Biennale di Venezia, Franceschini: "Forte segnale di ripartenza"

Dario Franceschini, inaugurazione Biennale padiglione Italia

 “Questa Biennale è una molteplice sfida: dimostra all’Italia e al Mondo che la cultura può ripartire e che non si può prescindere dalla sostenibilità, ogni nostra attività tecnica e di governo deve essere incentrata su questo. Il Recovery Plan porta con sé inoltre la sfida dell’innovazione e del cambiamento che deve guardare al futuro. Se c’è qualcosa che ha fatto poco l’Italia in questi decenni è stata guardare al futuro. Abbiamo pensato che quello che ci hanno consegnato le generazioni passate fosse talmente importante e unico da diventare totalmente assorbente e che fosse sufficiente custodire questi beni senza guardare al futuro. Invece noi abbiamo un patrimonio di grandi maestri dell’arte e dell’architettura contemporanea, di giovani talenti, di incrocio tra digitale e creatività. La Biennale è sempre stata all’avanguardia e ha indicato una strada proiettata verso il futuro. Mi fa piacere che in questa occasione siano presenti insieme al Presidente della Biennale, la presidente del Maxxi, oltre a quelli della Triennale e della Quadriennale. Istituzioni che con tante altre pubbliche e private hanno tenuto aperta una finestra sul futuro, per dimostrare che la creatività italiana non è solo una cosa del passato, dimostrando al mondo di cosa è capace l’Italia.”

Con questo discorso il Ministro della Cultura Dario Franceschini ha commentato la visita al Padiglione Italia all’Arsenale alla presenza del Presidente Cicutto, del sindaco, delle autorità e del curatore Melis.


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Questa edizione della Biennale di Architettura trasuda speranza e desiderio di innovazione espresse anche con una ricerca scenografica con tecnologie digitali che coinvolgono in maniera psichedelica e anche sensoriale, con la riproduzione di odori, di materie e di sensazioni terrene in ipotetiche vite extra planetarie. Perché nessuna strada è preclusa. Anche quella dell’astrazione assoluta del Padiglione Germania dove nello spazio campeggiano solo dei QRcode, messaggeri di una nuova alfabetizzazione che dialoga solo nello spazio effimero del web. Probabilmente non era lì che il curatore Hashim Sarkis pensava quando ha coniato il titolo “How will we live together?” con un accento su quel: "We? E' la sensibilità plurale" come "together" che sembra sottolineare l'aspetto collettivo.

VIDEORACCONTO

Il punto interrogativo che apre a risposte diverse, anche a seconda del contesto sociale, economico e territoriale, porta comunque in una sola direzione, verso il futuro. Non ritorneremo a forme arcaiche di vita insieme per proteggere il pianeta, ma ci affideremo alle biotecnologie, alle innovazioni biochimiche, alle tecnologie digitali applicate ai sistemi costruttivi per ridefinire il contesto in maniera ecosostenibile.
Una riflessione in chiave avveniristica sulle modalità e gli accorgimenti per una vita da percorrere insieme in un mondo in cui abbiamo finalmente capito che per progredire, innovare, per raggiungere la perfezione, è necessario muovere tutti i cervelli nella stessa direzione come sancivano i filosofi accademici dell’antica Grecia. Magari col secondo cervello del microbioma intestinale potenziato dai Lecca Lecca di terreno probiotico concentrati. Dopo un periodo in cui abbiamo conosciuto la drammaticità della solitudine, della mancanza degli altri ma anche degli spazi comuni, dei paesaggi, delle architetture e delle città, i progetti presentati acquisiscono una maggiore valenza e chiavi di lettura più introspettive.
“I 126 anni di storia della Biennale dimostrano come la sua contemporaneità travalichi le stesse forme d’arte che rappresenta accogliendo l’insegnamento, il pensiero, la provocazione di artisti provenienti da tutto il mondo. Se c’è una cosa che in questo primo anno di presidenza mi ha toccato con più forza, è stato cogliere quale incredibile punto di osservazione la Biennale ci offra: una mappa geopolitica del mondo che mette assieme le realtà più diverse dal punto di vista politico, economico e della condizione umana di quegli artisti che si incontrano a Venezia provenendo da tanti luoghi così diversi fra loro. La Biennale è uno specchio del mondo contemporaneo che viene qui interpretato e talvolta anticipato dalle proposte dei curatori e di quanti vi partecipano con le proprie opere…Abbiamo confermato che tra gli scopi di una Mostra Internazionale c’era anche quello di sollecitare desiderio di Architettura e mai come oggi c’è necessità di Architettura.” Con queste parole il Presidente Roberto Cicutto ha introdotto 17a edizione della Biennale.

Biennale di Venezia all'insegna di un'Architettura Solidale, Globale, Empatica

Come accadeva nel periodo della ricostruzione post-bellica, in cui l’Architettura era investita di un ruolo politico e sociale destinato a cambiare la struttura delle città e dei principi di abitazione collettiva, la maggiore percezione che si ha del nostro pianeta come di un’entità chiusa con risorse non illimitate, in una situazione di “Debito Ambientale” gli accadimenti che ci hanno costretto ad aprirci verso una coscienza globale in cui nessuno è al sicuro se tutti non sono al sicuro ci spingono verso un’Architettura Solidale, Globale e Empatica, che sia ecosostenibile, che si nutra e regga il passo delle innovazioni tecnologiche e delle trasformazioni digitali senza farsi fagocitare.

"La digitalizzazione è una tecnologia fantastica se usata in modo intelligente ma anch'essa non è gratis energeticamente: si stima produca il 4% della CO2 totale che viene emessa, quando gli aerei coprono il 2%, in più c’è il problema smaltimento.” per usare le parole di Roberto Cingolani. 
Alla tecnologia e alla scienza si fa appello in questa Biennale: per salvaguardare il nostro pianeta e la coesistenza su di esso; per potenziare la conoscenza e l’interazione globale, esplorando sistemi educativi all’avanguardia per quelli che dovranno essere uomini migliori nel futuro, come nel progetto Tumo Center for Creative Technologies; e in un futuro tangibile per oltrepassare le barriere spaziali prospettando comunità emergenti al di fuori della Terra come nel progetto di Life Beyond Earth di Skidmore, Owings & Merrill con ESA European Space Agency che ha presentato le unità di abitazioni lunari. Progetti che sono il frutto di studi e ricerche decennali che anche se non avranno un riscontro immediato forniscono delle sperimentazioni sui materiali e sulle tecnologie costituiscono già un supporto fondamentale alla vita contemporanea.

Biennale di Venezia, la direzione di Hashim Sarkis 

“Le ragioni che inizialmente ci hanno portato a porre il quesito che titola questa Biennale: l’intensificarsi della crisi climatica, i massicci spostamenti di popolazione, le instabilità politiche in tutto il mondo e le crescenti disuguaglianze razziali, sociali ed economiche, tra le altre, ci hanno condotto verso questa pandemia e hanno acquisito ancora più rilievo”, afferma il curatore Hashim Sarkis - “Abbiamo bisogno di un nuovo contratto spaziale. In un contesto caratterizzato da divergenze politiche sempre più ampie e da disuguaglianze economiche sempre maggiori, chiediamo agli architetti di immaginare degli spazi nei quali possiamo vivere generosamente insieme: insieme come esseri umani che, malgrado la crescente individualità, desiderano connettersi tra loro e con le altre specie nello spazio digitale e in quello reale.”
Nel 2018 l’allora Presidente Paolo Baratta, ha scelto il curatore dell’attuale edizione con questa motivazione: “Con Hashim Sarkis, la Biennale si dota di un curatore particolarmente sensibile ai temi e alle urgenze che la società, nelle diverse contrastanti realtà, pone per il nostro abitare”.
Hashim Sarkis, Master e PhD in Architettura ad Harvard, è un architetto libanese di fama che con il suo studio HSS ha esposto al Padiglione degli Stati Uniti alla Biennale Architettura nel 2014, è stato anche Presidente della Giuria alla Biennale di Architettura del 2016. Noto per il suo impegno e per l’attenzione rivolta al progettare con coscienza civica e ambientale, ha svolto ruoli importanti sotto l’egida del Principe Aga Khan, un personaggio illuminato promotore della cultura, dell’architettura e del pluralismo sociale contro l’emarginazione. Prima di diventare Preside alla School of Architecture and Planning al MIT nel 2015, Sarkis è stato Aga Khan Professor di Architettura del Paesaggio e Urbanistica alla Harvard University Graduate School of Design, oltre che direttore per più di un decennio all’Aga Khan Program for Islamic Architecture, un progetto congiunto tra Harvard e MIT che si dedica allo studio di architettura, paesaggio, urbanistica della cultura islamica e dell’applicazione di questa conoscenza alla progettazione contemporanea.
Non è un caso quindi se in questa edizione la selezione di architetti, designer e artisti è sotto il profilo geografico quella maggiormente diversificata nella storia della Biennale. Si tratta di una delle edizioni più eterogenee, con 112 partecipanti provenienti da ben 46 paesi tra cui alcuni presenti per la prima volta alla Biennale di Architettura: Grenada, Iraq, Uzbekistan e Repubblica dell’Azerbaijan.

Biennale di Venezia, le aree tematiche

La Mostra è organizzata in cinque aree tematiche, tre allestite all’Arsenale e due al Padiglione Centrale: Among Diverse Beings, As New Households, As Emerging Communities, Across Borders e As One Planet.
Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, realizzato con strutture quasi completamente riciclate, è sostenuto e promosso dal Ministero della Cultura ed è a cura di Alessandro Melis.

Biennale di Venezia, gli eventi collaterali 

In occasione della Giornata della Terra, è stata allestita “Future Assembly”, mostra nella mostra, nata dalla collaborazione tra lo Studio Other Spaces (rappresentato da Olafur Eliasson e Sebastian Behmann) e sei co-designer che hanno immaginato sistemi per proteggere il Pianeta dando voce alla Natura dichiarando: “Riteniamo che i nostri immaginari futuri debbano includere il sovraumano, ciò che al contempo include e trascende l’umanità.” Posizionata nel mezzanino del Padiglione Centrale ai Giardini, uno spazio centrale d’incontro. Ai consueti eventi collaterali distribuiti nella città si aggiunge How will we play together?, un contributo di cinque architetti internazionali, autori di un progetto dedicato al gioco allestito a Forte Marghera e aperto alla cittadinanza. Per il quinto anno consecutivo la Biennale instaura una collaborazione con il Victoria and Albert Museum e quest’anno con la cura di Shahed Saleem esplora il multiculturalismo contemporaneo attraverso la presentazione di tre spazi adibiti a moschee nella città di Londra.
Al Padiglione Venezia ai giardini l’Architetto Michele De Lucchi presenta le Education Stations, luoghi non luoghi, stazioni da cui partire, con destinazione la Terra, immagini visionarie con cui poter alimentare la statica fantasia dell’architettura. 
Nel corso della Cerimonia di Inaugurazione di sabato 22 maggio sarà consegnato il Leone d’Oro alla carriera a Rafael Moneo, proposto da Sarkis in quanto professionista attento al contesto, docente per l’insegnamento dell’architettura come vocazione, critico per la sua capacità di tenere alto il dibattito sulle problematiche emergenti e anche perché: “Rappresenta uno degli architetti più innovatori della sua generazione… Nell’arco della lunga carriera egli ha conservato la sua abilità poetica, rammentandoci la capacità propria della forma architettonica di esprimere, plasmare, ma anche di perdurare… Questo premio si addice perfettamente all’architetto che ha preso parte al progetto abitativo della Giudecca nel 1983, che ha vinto il concorso internazionale per il nuovo Palazzo del Cinema al Lido di Venezia nel 1991 e che da Venezia ha ricavato più di una lezione per l’architettura".
Il curatore ha organizzato un omaggio all’interno del Padiglione del Libro ai Giardini: una selezione di plastici e di immagini emblematiche degli edifici dell’architetto spagnolo.
Leone d’Oro Speciale alla memoria a Lina Bo Bardi, “perché la sua carriera di progettista, editor, curatrice e attivista ci ricorda il ruolo dell’architetto come coordinatore nonché, aspetto importante, come creatore di visioni collettive” ricorda Sarkis.
La Giuria, quasi tutta al femminile tranne per l’italiano Luca Molinari, è presieduta da Kazuyo Sejima (Giappone), con Sandra Barclay (Perù) Lamia Joreige (Libano) Lesley Lokko (Ghana-Scozia) e assegnerà i premi ufficiali durante la cerimonia prevista lunedì 30 agosto 2021.
Quest’anno la 17a Mostra Internazionale di Architettura incrocerà il 15° Festival Internazionale di Danza Contemporanea diretto da Wayne McGregor dal 23 luglio al 1 agosto all’Arsenale. 
I numerosi eventi collaterali distribuiti nelle prestigiose sedi veneziane sono consultabili sul sito della Biennale e sui social.

Sito web ufficiale della Biennale Architettura 2021: www.labiennale.org
Hashtag: #BiennaleArchitettura2021 #HowWillWeLiveTogether Facebook: La Biennale di Venezia Twitter: la_Biennale Instagram: labiennale Youtube: BiennaleChannel


La Biennale Architettura 2021 è realizzata con il sostegno di Rolex, Partner e Orologio Ufficiale della manifestazione. Sponsor: Artemide, Edison, Vela - Venezia Unica, Paola Lenti. Ringraziamenti a Cleary Gottlieb Steen & Hamilton LLP.

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