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Scoperte vasche romane nelle acque di Baia. Avilia: "risalgono alla prima età augustea"

Notti (IULM di Milano): Nelle acque dell’area flegrea effettueremo prospezioni subacquee che si concentreranno sul rilevamento geoarcheologico delle presenze geologiche e archeologiche antistanti il costone del castello di Baia. Al via il coordinamento del Progetto di ricerca “Il mare dei Titani””.

18 Aprile 2021

Scoperte vasche romane nelle acque di Baia.   Avilia: "risalgono alla prima età augustea"

E’ stato costituito il coordinamento del nuovo Progetto di ricerca speciale, “Il mare dei Titani”: valorizzare e comunicare il patrimonio sommerso, finanziato dall’Università IULM di Milano e dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei, le cui linee programmatiche si allineano a un filone di studi e iniziative portate avanti dalla stessa IULM dal 2018, promossi anche dal Parco archeologico dei Campi Flegrei e con la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli, ai fini della ricerca, della valorizzazione e della comunicazione del patrimonio archeologico sommerso nell’area flegrea.

Le campagne di prospezioni subacquee saranno dirette da Filippo Avilia docente di Archeologia Subacquea presso la Università IULM di Milano, Direttore Tecnico di Marenostrum di Archeoclub d’Italia e si concentreranno sul rilevamento geoarcheologico delle presenze geologiche e archeologiche antistanti il costone del castello di Baia.

Con il progetto “Il mare dei Titani” dunque a breve riprenderanno i rilevamenti geoarcheologici nella zona flegrea, mentre alla IULM di Milano si portano avanti progetti innovativi nel campo della promozione del patrimonio archeologico italiano. 

A testimonianza dell'importanza del progetto, basterà citare l'importante scoperta di vasi romani. Come sottolinea Avilia sono state "rinvenute sui fondali marini dell’area Flegrea vasche probabilmente adoperate come impianti per abluzioni sia con acqua di mare che con sorgenti termali. La prevalente presenza di strutture in opus reticulatum porterebbe ipoteticamente a datarle ad una fase di fine repubblica-inizi età augustea, momento di grande sviluppo di infrastrutture e edilizia residenziale, collegandole con le prime fasi insediative scoperte sotto il castello di Baia”.  

Il progetto di collaborazione è basato su “attività laboratoriali che integrano l’innovazione tecnologica, il turismo culturale e l’interattività. In particolare abbiamo dato vita ad un nuovo laboratorio di invention writing per la realizzazione di contenuti multimediali innovativi per la comunicazione e la valorizzazione dei beni artistici e archeologici, all’interno dell’insegnamento di Cultural Heritage Arts and Tourism, presso il corso di laurea magistrale in Hospitality and Tourism Management (IULM, Milano). Con la collaborazione del professionista in comunicazione, Andrea Semerano, - ha  affermato Erika Notti, ricercatrice della IULM di Milano- si sono svolte altresì lezioni specificamente dedicate ai Fondamenti di video editing. Attraverso le esercitazioni e le attività pratiche del laboratorio, gli studenti, di diversa nazionalità e provenienza, hanno realizzato, alla IULM di Milano, ben 8 progetti pilota, interamente in lingua inglese, concernenti testi brevi per il web, poster e video, destinati al turismo internazionale, con finalità di informazione, intrattenimento e promozione. 

Cimentandosi nella realizzazione di musiche e testi, nonché di disegni e animazioni, gli studenti hanno selezionato e sviluppato macrotemi di approfondimento, per adulti e bambini, sui Campi Flegrei e in particolare sul sito di Baia (fra cui “Sublime nature”, “Sibyl”, “Claudius’ Nymphaeum”, “Discovery”, “Local tradition”, “Memory”, “Myths of the sea”, “Underwater archaeology”). Non solo esercitazioni con finalità didattiche e progetti pilota “limitati” alla promozione turistica ma anche progetti scientifici recentemente condotti presso la IULM, grazie al supporto fondamentale del Dipartimento di Studi umanistici dell’Università IULM, diretto dalla prof.ssa Giovanna Rocca fra cui “Dalla Tavoletta al Tablet”. Indagini di imaging per applicazioni all’epigrafia e ai beni culturali e il The Pa-i-to Epigraphic Web Project (https://www.paitoproject.it/ ) realizzato in collaborazione con il direttore del progetto Pa-i-to Project, Prof. Alessandro Greco dell’Università “La Sapienza” di Roma e la Dott.ssa Georgia Flouda (Head of Departement of Prehistoric and Minoan Antiquities, Heraklion Archaeological Museum)”.

“Nell’ambito di un accordo di collaborazione scientifica fra Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio Area Metropolitana di Napoli, Parco Archeologico dei Campi Flegrei e Università IULM di Milano, si è dato inizio ad una campagna di rilevamenti geoarcheologici subacquei. Tali rilevamenti sono finalizzati ad uno studio sull’erosione del costone su cui grava il Castello Aragonese di Baia e al rilevamento delle presenze archeologiche sommerse. In definitiva, si sta procedendo a ridisegnare la linea di costa sia ad opera di target archeologici in ambiti geologici – ha dichiarato Filippo Avilia,
docente di Archeologia Subacquea presso la Università IULM di Milano, Direttore Tecnico di Marenostrum di Archeoclub d’Italia-
integrando una prima planimetria elaborata negli anni novanta, con le strutture (moli) afferenti il versante occidentale del fortino Tenaglia. Le prospezioni subacquee proprio sotto il fortino hanno rinvenuto una platea in opera cementizia e altre due strutture rettangolari (pilae?) di notevoli dimensioni. Ambedue i rinvenimenti sono in corso di analisi in quanto completamente inediti. Fra le strutture che delimitano la linea di costa e il piede del costone tufaceo, le prospezioni hanno rinvenuto una notevole quantità di murature in opera reticolata, con rivestimento in intonaco bianco, più alcune strutture rivestite in cocciopesto. La commistione strutturale porterebbe ad escludere un utilizzo dell’area puramente come area per peschiere, riconducendole più alla realtà insediativa della villa soprastante, con ambienti abitativi posti sulla costa e con vasche probabilmente adoperate come impianti per abluzioni sia con acqua di mare che con sorgenti termali. La prevalente presenza di strutture in opus reticulatum porterebbe ipoteticamente a datarle ad una fase di fine repubblica-inizi età augustea, momento di grande sviluppo di infrastrutture e edilizia residenziale, collegandole con le prime fasi insediative scoperte sotto il castello di Baia”.

"Gli 8000 e più chilometri di costa in possesso dell’Italia pongono il nostro paese come valida proposta per la candidatura al forum dell’acqua. Le coste italiane costituiscono un patrimonio unico non solo dal punto di vista geologico e biologico ben preservati nelle aree marine sommerse presenti lungo le coste italiane – ha concluso Filippo Avilia, docente di Archeologia Subacquea presso la Università IULM di Milano, Direttore Tecnico di Marenostrum di Archeoclub d’Italia,
struttura specialistica di GeoArcheologia - ma soprattutto dal punto di vista culturale in quanto i mari italiani sono un vero e proprio museo sommerso. 
Se come diceva lo storico francese Fernad Braudel il Mediterraneo è uno dei mari più antichi come frequentazione, l’Italia costituisce la vetrina di museo con porti sommersi, e relitti di varie epoche, a testimonianza delle civiltà che hanno percorso questo mare. E non è un caso che l’archeologia subacquea in Italia ha avuto un grosso impulso con il grande studioso Nino Lamboglia e le sue prime esperienze in Liguria e in Campania (Baia)”.

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