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L'urlo dai teatri occupati: "Ora basta, riapriamo i luoghi della cultura!"

Vertice Franceschini-assessori su possibili riaperture: si ragiona su ingressi contingentati, biglietti prenotati e posti distanziati

Di J. Muller

29 Marzo 2021

L'urlo dai teatri occupati:  "Ora basta, riapriamo i luoghi della cultura!"

Teatri (fonte foto Pixabay)

"Il teatro resiste come un divino anacronismo", sosteneva Orson Welles. Il teatro deve resistere mentre, sempre più stanco e affamato, ha bisogno nuovamente del pubblico, dell'eco delle voci, del riverbero delle note, dei colori, delle luci. Due settimane fa sono stati i teatri parigini a lanciare la protesta: "non c'è vita senza cultura, vogliamo sognare ancora", perché il teatro è quel luogo dove il mondo visibile e invisibile si sfiorano. 

La necessità del teatro è oggi più che mai impellente: ne ha bisogno visceralmente la società, ne hanno bisogno gli artisti e tutti gli addetti ai lavori. La riapertura dei luoghi della cultura è per tutti ormai il miraggio della fine: quando torneremo al cinema, al teatro, al museo, (a scuola aggiungerei) allora sarà davvero tutto finito. Ma come può continuare a reggere una società che pone all'ultimo posto ciò che la rispecchia, la tramanda, la dispiega?
Inutile negarlo, la cultura ai tempi del coronavirus continua ad essere mortificata, relegata in un cassetto da aprire in giorni più gioiosi, perché, appare chiaro, essa viene considerata superflua. Ma questo era chiaro anche prima, pensiamo ai miseri investimenti che il nostro paese, culla dell'umanesimo, spende in ricerca o in sostegno al patrimonio culturale. 
Eppure proprio nelle profondità della categoria di umanesimo si cela la dimensione della dialogicità , quantomai necessaria davanti alla paura del contagio e alla nostra inadeguatezza di fronte alla natura. 

Le humanities sono la cura e il rimedio per continuare a vivere e per ricostruire la ripartenza sulla solidarietà e la partecipazione. Lo abbiamo capito molto bene quando abbiamo perso il contatto con l'esterno, e le visite in streaming di musei e esposizioni, la lettura di libri che non abbiamo mai avuto il tempo di iniziare, la massiccia visione di film e serie tv, hanno reso evidente un fatto: la cultura non serve per passare il tempo libero, essa ci insegna la libertà del tempo.

Così ieri attori, registi, scenografi, sarte, macchinisti, con studentesse e studenti hanno occupato simbolicamente il chiostro del Piccolo Teatro di Milano per un confronto con i direttori dei teatri milanesi.

"Tutti noi - ha osservato su Facebook l'assessore alla Cultura di Milano Filippo Del Corno - sappiamo che viviamo da ormai più di un anno in un'emergenza globale sanitaria, che richiede a tutti, per essere superata, responsabilità e sacrificio. Dobbiamo però anche capire che a questa emergenza sanitaria, a cui risponde la ricerca scientifica e la competenza medica, seguirà un'ancora più lunga emergenza sociale: i medici, gli scienziati, i ricercatori, gli infermieri per questa emergenza sono le donne e gli uomini che lavorano per teatri e cinema, per biblioteche e librerie, per musei e gallerie, per club e associazioni. Ascoltiamo queste voci, in tutto il mondo: gridano una proposta, non una protesta".

La proposta è quella di riaprire in sicurezza: ingressi contingentati, biglietti prenotati e distanziamento. Una questione di cui parleranno oggi  il ministro della cultura Dario Franceschini e gli assessori alla cultura delle grandi città. 

Un messaggio di speranza e incitamento arriva anche nel giorno internazionale del teatro da Helen Mirren, testimone 2021 dell’International Theatre Institute:

"Questo è un momento così difficile per lo spettacolo dal vivo e molti artisti, tecnici, artigiani e artigiane hanno lottato in una professione già piena di insicurezze. Forse questa insicurezza sempre presente li ha resi più capaci di sopravvivere, con intelligenza e coraggio, a questa pandemia. La loro immaginazione si è già tradotta, in queste nuove circostanze, in modi di comunicare creativi, divertenti e toccanti, naturalmente soprattutto grazie a internet. Da quando esistono sul pianeta, gli esseri umani si sono raccontati storie. La bellissima cultura del teatro vivrà finché ci saremo. L'urgenza creativa di scrittori, designer, danzatori, cantanti, attori, musicisti, registi non sarà mai soffocata e nel prossimo futuro rifiorirà con una nuova energia e una nuova comprensione del mondo che noi tutti condividiamo. Non vedo l’ora!"

Non vediamo l'ora nemmeno noi. Ma intanto, la Giornata Mondiale del Teatro ancora una volta si è celebrata con i sipari e le porte sprangate.

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