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Genova, arrestato con l'accusa di aver ucciso la madre davanti al pm fa scena muta, "non ricordo nulla di quello che è successo"

L’uomo soffre di disturbi psichiatrici e in passato era stato sottoposto a un tso. Il delitto è stato scoperto dal fratello maggiore preoccupato perché nessuno rispondeva al telefono

09 Marzo 2026

Genova, arrestato con l'accusa di aver ucciso la madre davanti al pm fa scena muta, "non ricordo nulla di quello che è successo"

Una mattanza. Nella giornata dedicata alla donna, a Genova si consuma l’ennesimo femminicidio. Maria Marchetti, che nel quartiere tutti chiamavano “Mariuccia”, estetista in pensione di 86 anni, è stata uccisa dal figlio Fabio Fibrini, 52 anni, persona con problemi psichiatrici e un’esistenza difficile. «Una scena raccapricciante», la definisce un esperto poliziotto mentre al telefono prova a descrivere quanto accaduto a un collega. Nell’abitazione al numero 39 di via San Felice, nel quartiere di Molassana in Valbisagno, c’è sangue dappertutto. Le coltellate sul corpo di Mariuccia sono «diverse». Una decina almeno. 

L’allarme scatta nel primo pomeriggio di domenica 8 marzo. Ma il delitto potrebbe essere avvenuto nelle ore precedenti. Lo suggerisce l’analisi delle tracce ematiche, che fa ipotizzare come l’omicidio possa essere stato compiuto nella notte. A dare l’allarme è il figlio maggiore, Stefano, di 62 anni. Non riuscendo a mettersi in contatto con la madre, decide di andare a vedere cosa fosse accaduto. Apre la porta e fa la terribile scoperta. In casa non c’è solo il corpo della madre, ma anche il fratello Fabio, sporco di sangue e in stato di choc. La telefonata al numero di emergenza 112. Sul posto arrivano le pattuglie delle volanti e la squadra mobile, ma anche i carabinieri della stazione di Molassana, la cui sede dista poche centinaia di metri dalla casa del delitto. L’intervento non è semplice, perché si teme che il fratello possa essere armato. Per questo, per qualche decina di minuti, i sanitari del 118 vengono tenuti lontani dall’abitazione di via San Felice.

Quando la polizia entra nella casa trova Fabio in stato confusionale. Non parla, non dice nulla. Ha tutti i vestiti sporchi di sangue. Poco distante i detective della squadra mobile ritrovano e sequestrano un coltello da sub che, secondo un primo riscontro, potrebbe essere l’arma del delitto. Mariuccia è a terra, morta da diverse ore. Il medico legale intervenuto comunicherà alla polizia che l’aggressione mortale è avvenuta prima in camera da letto ed è poi proseguita nel corridoio. Mariuccia forse ha tentato una fuga disperata. Sul posto arriva anche il magistrato di turno, Luca Scorza Azzarà, che dispone una serie di accertamenti. Ai cronisti presenti evidenzia come «si debba ancora capire l’ora del decesso» e annuncia che, con ogni probabilità, «disporrà una perizia perché il figlio fermato potrebbe avere problemi di carattere mentale». Il magistrato decide subito dopo anche di arrestare in flagranza il figlio della donna. Per lui l’accusa è di omicidio aggravato.

Fibrini, accompagnato in questura, è stato interrogato a lungo nel corso della serata, assistito dall’avvocata Roberta Barbanera (alla quale si affiancherà da oggi il collega Giorgio Zulino). «Ha detto di non ricordare nulla, è molto provato. È successa una tragedia». La sezione omicidi della squadra mobile, diretta dal primo dirigente Carlo Bartelli e dal suo vice Antonino Porcino, ha interrogato anche tre vicine di casa che hanno un ruolo importante nella vicenda. Sono amiche di Mariuccia e spiegano alla polizia di aver sentito «delle urla» provenire dall’abitazione già nel pomeriggio di sabato. Una circostanza che potrebbe confermare come il delitto possa essere avvenuto diverse ore prima.

Fabio Fibrini era seguito da tempo dai servizi di igiene mentale, ma non aveva mai dato segni di particolare pericolosità o di aggressività verso la madre, se non per una lite avvenuta nel 2012 — 14 anni fa — che aveva richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Polizia e carabinieri hanno subito appurato come da allora non ci fossero state più denunce pregresse da parte della donna o situazioni di pericolo da lei segnalate. Gli unici interventi registrati agli atti delle forze dell’ordine riguardano reazioni dello stesso Fabio, che metteva in atto comportamenti autolesonisti. L’ultimo la scorsa estate, quando si era barricato in camera e la madre aveva contattato la centrale operativa della polizia locale che, intervenuta, aveva disposto un trattamento sanitario obbligatorio con ricovero in ospedale. Nulla, insomma, che facesse presagire una tragedia del genere.

La sezione omicidi della squadra mobile ha sentito anche altri familiari molto vicini alla donna, che hanno confermato questa circostanza ed evidenziato come la stessa Mariuccia non avesse particolari timori del figlio, con il quale viveva da anni dopo che il marito Enrico, per motivi di salute, era stato ricoverato in una residenza per anziani. Mariuccia era molto conosciuta in via San Felice e nel quartiere di Molassana perché insieme alla sorella aveva gestito un centro estetico molto frequentato. Un negozio che le due sorelle avevano chiuso qualche anno fa quando avevano deciso di andare in pensione. «Mariuccia - racconta Eda, vicina di casa e amica della vittima - era una persona speciale, gentile e sempre sorridente. Era molto disponibile e molto attiva nel mondo del sociale e insieme al marito frequentava la parrocchia della zona. Non riusciamo a credere che le sia capitata una cosa del genere. Davvero una tragedia».

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