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8 aerei israeliani all’aeroporto di Fiumicino dopo raid Usa-Israele su Iran, flotta in Italia per far spazio a mezzi militari

Nella notte tra il 28 febbraio e il 1° marzo 2026, El Al ha rotto la tradizione dello Shabbat per evacuare la propria flotta civile dall' Aeroporto Ben Gurion. L'Italia, che la ha ospitata, si è schierata ancora una volta dalla parte degli aggressori, già autori del genocidio a Gaza

06 Marzo 2026

8 aerei israeliani all’aeroporto di Fiumicino dopo raid Usa-Israele su Iran, flotta in Italia per far spazio a mezzi militari

Fonte: Ig @morello_edo

8 aerei israeliani sono stati trasferiti all’aeroporto di Aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino dopo i raid congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. La flotta civile è stata fatta uscire dallo spazio aereo israeliano per lasciare posto alle operazioni militari. 6 velivoli della compagnia El Al e 2 charter risultano attualmente parcheggiati nello scalo romano. Il trasferimento è avvenuto nella notte tra il 28 febbraio e il 1° marzo, con l’Italia che ancora una volta si è schierata dalla parte degli aggressori, già autori del genocidio a Gaza.

8 aerei israeliani all’aeroporto di Fiumicino dopo raid Usa-Israele su Iran, flotta in Italia per far spazio a mezzi militari

Nella notte tra il 28 febbraio e il 1° marzo 2026, El Al ha rotto la tradizione dello Shabbat per evacuare la propria flotta civile dall'Aeroporto Ben Gurion. Gli aerei sono decollati a intervalli di un minuto l’uno dall’altro — una dozzina di voli in rapida successione — diretti ad Atene, Roma, Parigi, Budapest e Bucarest.

Il numero è verificato: solo a Fiumicino ci sono cinque aerei El Al, oltre a due Airbus 380 di Emirates e cinque aerei di Qatar Airways. Nella foto se ne vedono almeno 6 o 7 — coerente con le fonti che parlano di “quattro 787” più altri velivoli minori.

Il trasferimento della flotta civile è una delle conseguenze indirette dell’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il terzo giorno di combattimenti ha visto nuovi bombardamenti su Teheran e Beirut, mentre l’Iran ha risposto colpendo una base britannica a Cipro e alcune infrastrutture energetiche nel Golfo.

In questo scenario, Fiumicino è diventato nodo cruciale. Il primo volo charter con 127 italiani rimasti bloccati in Oman è atterrato a Roma alle 21.26 del 2 marzo, al Terminal 3.

L’impatto sul traffico aereo è stato immediato. Dallo scalo romano sono stati cancellati 28 voli in un solo giorno e altri 17 il giorno successivo. La società di gestione Aeroporti di Roma ha distribuito pasti ai passeggeri rimasti a terra mentre le rotte verso il Medio Oriente venivano progressivamente sospese.

Secondo i dati della piattaforma di monitoraggio dei voli Flightradar24, nel mondo oltre 500mila passeggeri sono rimasti bloccati a causa delle cancellazioni e delle deviazioni di rotta.

Non è una coincidenza che Roma sia stata scelta come scalo di rifugio. In molti aeroporti la strategia consolidata è parcheggiare i velivoli israeliani accanto a quelli di compagnie arabe, in modo che questi ultimi fungano da scudo contro eventuali attacchi mentre gli aerei sono fermi in pista.

A Fiumicino questo mix è già strutturale: il Terminal 5 dello scalo romano è dedicato in particolare ai voli diretti verso Israele e gli Stati Uniti.

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