05 Gennaio 2026
Fonte: imagoeconomica
ROMA – Non è più soltanto una "fuga di cervelli", ma una vera e propria emorragia di futuro. L’Italia sta perdendo i suoi figli migliori e, con loro, una fetta enorme della sua ricchezza potenziale. I numeri dell'ultimo rapporto del CNEL (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro) tracciano un quadro impietoso: tra il 2011 e il 2024, ben 630.000 giovani tra i 18 e i 34 anni hanno lasciato il Paese. Il saldo migratorio (la differenza tra chi parte e chi torna) è in rosso profondo: -441.000 unità. Una città grande quasi quanto Bologna o Firenze cancellata dalle anagrafi italiane in poco più di un decennio.
L’impatto non è solo demografico, ma economico. Il CNEL ha quantificato il valore di questo capitale umano perduto in 160 miliardi di euro, una cifra monstre pari al 7,5% del PIL nazionale. Si tratta di risorse che lo Stato e le famiglie hanno investito per far nascere, crescere e istruire ragazzi che oggi mettono le loro competenze al servizio di altre economie. Un regalo ai nostri competitor internazionali, senza alcun ritorno per il sistema Italia.
Se il trend storico preoccupa, il dato più recente allarma. Nel solo 2024 hanno fatto le valigie 78.000 giovani. Il confronto con la natalità è drammatico: il numero di ragazzi espatriati nell'ultimo anno equivale al 24% delle nascite. In termini pratici, per ogni quattro bambini che nascono in Italia, un giovane adulto decide di andarsene.
Il rapporto sfata uno dei luoghi comuni più radicati: non si scappa più solo dal Mezzogiorno. Al contrario, il 49% delle partenze ha origine nelle regioni del Nord Italia, mentre il Sud e le Isole pesano per il 35%. In valori assoluti, è la Lombardia la regione che subisce la perdita economica più ingente (28,4 miliardi di euro), seguita da Sicilia e Veneto. Tuttavia, se si guarda all'incidenza sul PIL regionale, il colpo più duro lo accusano l'Alto Adige, la Calabria e la Sicilia.
L'identikit di chi emigra è sempre più qualificato. Nel triennio 2022-2024, la quota di laureati tra gli espatriati è salita al 42,1%. Le destinazioni preferite restano le grandi economie europee: Regno Unito in testa (26,5%), seguito da Germania (21,2%), Svizzera, Francia e Spagna. Il problema strutturale evidenziato dal rapporto è la mancanza di reciprocità: l'Italia non attrae talenti. Il rapporto di scambio con i Paesi avanzati è impari: per ogni giovane straniero (o italiano di rientro) che arriva da quelle nazioni, nove italiani partono verso di esse.
I nuovi dati confermano la gravità di un fenomeno su cui il presidente del CNEL, Renato Brunetta, aveva già lanciato un duro monito nell'ottobre 2024, durante la presentazione del rapporto“I giovani e la scelta di trasferirsi all’estero” , realizzato dalla Fondazione Nord Est. In quell'occasione, Brunetta non usò mezzi termini: 'Siamo di fronte a un'emergenza nazionale'. Parole che, alla luce dei numeri odierni, appaiono più attuali che mai.
Di Salvatore Bufanio
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2025 - Il Giornale d'Italia