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Green pass, porti bloccati dai portuali a Trieste, Napoli e Genova. Draghi corre da sindacati

Il portavoce dei portuali di Trieste: "Il Green pass è solamente una manovra economica e non sanitaria". Il premier trema: rischio blocco porti di Trieste, Napoli e Genova

14 Ottobre 2021

Green pass, porti bloccati dai portuali a Trieste, Napoli e Genova. Draghi corre da sindacati

Fonte: lapresse.it

Non si fermano, anzi si fanno più forti, le proteste dei portuali contro il Green pass obbligatorio sul luogo do lavoro: ora il rischio di avere i porti di Trieste, Genova e Napoli bloccati si fa forte e Draghi corre dai sindacati. "Siamo disposti ad andare avanti fin quando il green pass non verrà tolto", ha fatto sapere, a Rainews24, Stefano Puzzer, portavoce del coordinamento dei lavoratori portuali di Trieste. Secondo il portavoce, è giunta l'ora di "fermare l'economia". Perché forse è l'unico segnale che possiamo dare a questo Stato, per fargli capire che ci sono tante persone in difficoltà, tante persone che rimarranno senza uno stipendio, e solo perché hanno esercitato una scelta libera quella di non farsi il vaccino". "Adesso - Puzzer - continua mi sembra ben chiaro che questo passaporto verde è solamente una manovra economica non sanitaria".

Green pass, porti bloccati dai portuali a Trieste, Napoli e Genova

Puzzer continua poi minacciando il Governo. Se oggi, giovedì 14 ottobre, "non ci saranno novità e il decreto non verrà ritirato domani bloccheremo il porto di Trieste, sia in entrata che in uscita", continua. Ma si teme che le proteste si allarghino a ogni città. "La dimostrazione ci sarà domani e la gente vedrà che le notizie che sono state date, che gli altri posti non sono d'accordo, domani ci sarà evidenza che non è così". Sui sindacati, contrari al proseguire della tensione e delle proteste, il portavoce ha risposto: "I sindacati confederali è una vita che non sono dalla parte dei lavoratori". Dunque, "possono prendere le posizioni che vogliono vedremo domani quante persone saranno presenti dei portuali".

"Siamo determinati sulle nostre posizioni, ma siamo sempre disponibili a discutere con chiunque", ha fatto sapere Alessandro Volk, componente del direttivo del Coordinamento lavoratori portuali Trieste. Se il Governo dovesse posticipare l'obbligo del Green pass, Volk però dice che "nel caso prenderemmo nota e ci adegueremmo, non avrebbe senso domani bloccare il porto. Se il governo proponesse una proroga al 30 ottobre sarebbe una mossa intelligente da parte del governo per prendere un po' di tempo e trovare poi una soluzione".

Green pass, porti bloccati: Draghi corre da sindacati

Intanto, a Palazzo Chigi, qualcosa si muove. Il premier incaricato Mario Draghi ha incontrato i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil (Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri). Presente anche il ministro del Lavoro, Andrea Orlando. Al centro della discussione i provvedimenti del governo in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. "Un incontro importante e positivo", ha dichiarato il leader Cgil Maurizio Landini.

Il Governo sta valutando la possibilità che i tamponi siano pagati dalle aziende. Lo hanno confermato ai cronisti i leader di Cgil, Cisl e Uil al termine della riunione. "Abbiamo riproposto le nostre richieste di calmierare i costi e di trovare una soluzione per la quale sia possibile diminuire il costo a carico delle aziende. Vorrei fare presente che in questi giorni stiamo sottoscrivendo accordi per tamponi gratuiti in molti aziende". Queste le parole di Pierpaolo Bombardieri. "Come durante il periodo della pandemia, abbiamo chiesto al governo di non fare pagare ai lavoratori", continua.

Green pass obbligatorio al lavoro, sciopero illegittimo

Il blocco dell'attività a oltranza che intende attuare il Coordinamento dei lavoratori portuali di Trieste (Clpt) è stato dichiarato illegittimo dalla Commissione di garanzia. Lo ha riportato l'edizione online de Il Piccolo. L'ente statale ha comunicato al ministero dell'Interno l'irregolarità dello sciopero che il Clpt ha indetto, per il momento, dal 15 al 20 ottobre: la Commissione ritiene fuori dalla legge lo sciopero di sei giorni dei sindacati Fisi e Confsafi, al quale il Clpt ha a sua volta aderito da Trieste.

La Commissione ha poi inviato una nota al Ministro dell'Interno Luciana Lamorgese in cui si esprime "particolare preoccupazione" in merito agli scioperi. Questo per il "possibile verificarsi, alla luce del delicato contesto sociale, di gravi comportamenti illeciti". 

Green pass, non solo Trieste: tensioni a Napoli, Genova e Palermo

Ma non è solo il porto di Trieste a tenere sull'attenti il Governo. La situazione rischia di esplodere anche a Palermo, dove i portuali hanno già fatto sapere che non si faranno carico dei tamponi. E non è finita, il problema rischia di estendersi all'autotrasporto, dato che un camionista su tre non ha il Green pass (gli autisti stranieri solo all'80%). La situazione si è fatta pesante dopo la circolare del Viminale che raccomandava alle imprese "di mettere a disposizione del personale sprovvisto di Green pass test molecolari o antigenici rapidi gratuiti".

Stessa situazione anche a Genova, dove alcuni terminalisti del porto hanno deciso di pagare i tamponi ai dipendenti non vaccinati. La decisione è stata comunicata dal presidente dell'associazione dei terminalisti genovesi di Confindustria, Beppe Costa, al termine di una riunione in prefettura. All'iniziativa hanno aderito il terminal Psa di Pra' e il porto Petroli. Oltre a Trieste e Genova, ci sono rischi per Gioia Tauro e Livorno, dove non sono state segnalate proteste  e si attende di conoscere il reale numero dei lavoratori sprovvisti del certificato.

Spiega Salvatore Larocca, segretario regionale della Filt Cgil: "Ovviamente ha risposto che non era possibile economicamente. Adesso tocca alle aziende capire se possono valutare di farsi carico dei tamponi ma, per capire se questa soluzione è gestibile, bisogna capire prima quanti sono i lavoratori sprovvisti”.

A Venezia, a Napoli e a Civitavecchia l'alto tasso di lavoratori vaccinati dovrebbe scongiurare disagi e azioni di protesta, ma non è ancora detto. Il presidente di Federlogistica, Luigi Merlo, ha attaccato il governo. Sta facendo "un errore clamoroso", dice, se vuole "trattare la vicenda dei portuali di Trieste come un problema di ordine pubblico". "Il Ministero dell'Interno sul Green pass interviene nei porti senza conoscerli e senza avere la minima idea di come funzionino, di quali equilibri li caratterizzino", continua Merlo.

Green pass obbligatorio, Regioni in allarme

Il green pass sarà obbligatorio dal 15 ottobre in Italia per lavorare, sia nel pubblico che nel privato, e, a meno di una settimana, le Regioni sembrano accorgersi che il Paese rischia di fermarsi per colpa delle regole previste dal decreto. Per evitare il peggio, le Regioni hanno dunque proposto di aumentare la validità dei tamponi per il rilascio del green pass, chiedendo di portandoli a 72 ore e di concedere alle aziende di organizzarsi anche in autonomia per l'esecuzione dei test in azienda. Ma dal Governo per ora tutto tace. D'altra parte, una politica che porti a facilitare l'accesso ai tamponi, annullerebbe la recente politica del ricatto: o ti vaccini o te la facciamo pagare non permettendoti di lavorare.

La Lega ha già chiesto al governo di intervenire per evitare che dal 15 ottobre si crei il caos nei luoghi di lavoro. Matteo Salvini ha lanciato un appello sui social: "Allungare la durata minima del Green Pass da 48 a 72 ore è possibile, anzi doveroso e previsto dall'Europa", ha iniziato. "Evitare caos, blocchi e licenziamenti il 15 ottobre è fondamentale", scrive su Twitter. In allarme anche le Regioni. "Lei non ha idea del caos che scoppierà nelle aziende il 15 ottobre, perché non saremo in grado di offrire a tutti i non vaccinati un tampone ogni 48 ore", ha detto il Governatore del Veneto Luca Zaia, intervistato a La Repubblica. "Gli imprenditori con cui parlo io sono preoccupatissimi. Non si tratta di contestare il Green Pass, bensì di guardare in faccia la realtà: gran parte di questi 590 mila non vaccinati probabilmente non si vaccineranno mai, e del resto una quota di scettici c’è in tutti i paesi per qualsiasi vaccinazione", aggiunge Zaia.

Secondo il Governatore, bisognerebbe, infatti, "consentire di fare i test fai da te nelle aziende, con la sorveglianza delle imprese. I tamponi nasali sono certificati e diffusi in tutto il mondo. I controlli in questo caso si farebbero direttamente in azienda. Tra gli imprenditori c’è chi è anche disposto a pagarli di tasca sua. Se acquistati in grandi stock possono costare dai 4 ai 7 euro". "Ho aperto per primo alla terza dose. Ma da amministratore mi corre l’obbligo di guardare in faccia la realtà - ha concluso Zaia -. Cosa faranno questi 590mila senza protezione? Resteranno senza lavoro?". Sulla questione è intervenuto Massimiliano Fedriga, presidente leghista del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni: "Il governo deve intervenire tempestivamente, per consentire alle imprese di organizzarsi. Non possiamo penalizzare le aziende in questa fase fondamentale di ripresa", ha detto a La Stampa.

Infine è intervenuta anche la presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini: "Va valutata davvero molto seriamente da parte del governo l'opportunità di introdurre l'obbligo vaccinale, perché non si può rischiare di compromettere da una parte la salute pubblica e dall'altra la ripresa economica. Lo abbiamo sempre considerato una misura estrema, che ora va presa in seria considerazione. Il Green Pass si è dimostrato il passepartout per uscire dalla pandemia" ma "purtroppo sono milioni nella fascia di età lavorativa" i non vaccinati e "ora rischia di creare il caos nelle aziende per il numero abnorme di tamponi" necessari.

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