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Wuhan, nuove ricerche sull'origine del Covid: gli scienziati inoculavano il virus ai pipistrelli già nel 2018

I documenti esclusivi analizzati dal quotidiano Telegraph tornano a fare luce sugli esperimenti condotti sui pipistrelli nelle grotte dello Yunnan

23 Settembre 2021

Pipistrelli

Fonte: Unsplash

Nuovi documenti in merito all'origine del Covid  puntano i riflettori su Wuhan, la città da cui sarebbe partita la pandemia. Secondo l'inchiesta pubblicata sul quotidiano britannico The Telegraph alcuni scienziati cinesi stavano pianificando di inoculare un virus potenziato nei pipistrelli così da prevenirne il trasferimento agli essere umani. Una sorta di vaccino anti-covid ante litteram, o meglio, ante pandemia, che risalirebbe addirittura al 2018. Il piano non era stato portato a termine a causa di mancanza di fondi, ma la stesura dello stesso mostra similitudini evidenti con la teoria che vede nel pipistrello l'animale causa del Covid-19 e potrebbe rivelarsi importante nel tracciare la sua vera origine.

Covid, gli scienziati di Wuhan e gli esperimenti sui pipistrelli: il virus c'era già 3 anni fa?

Un'ipotesi inquietante, quella proposta dal Telegraph tramite documenti esclusivi. Secondo quanto suggerito dal quotidiano, il Coronavirus sarebbe tra noi già dal 2018. Questo perché alcuni scienziati di un team internazionale che coinvolge anche alcuni cinesi di Wuhan avrebbero pianificato di rilasciare dei campioni di Coronavirus potenziati per via aerea, così da infettare dei pipistrelli provenienti dalle grotte dello Yunnan. L'obiettivo era quello di inoculare virus potenziati per poi sconfiggere la malattia creata ad arte e vaccinare l'animale contro il virus, di modo da impedire la trasmissione agli esseri umani.

Il report indica che già 18 mesi prima dell'arrivo della pandemia alcuni ricercatori hanno presentato un piano per rilasciare nell'aria delle nanoparticelle in grado di penetrare la pelle di uomini e animali. Si tratterebbe di particelle con proteine chimeriche, prodotte cioè con la fusione di sequenze di DNA provenienti da più geni di Coronavirus. Per sostenere il piano, gli scienziati cinesi avrebbero chiesto un finanziamento da 14 milioni di dollari alla Defense Advanced Research Projects Agency, che è stato però rifiutato. Il progetto indicava chiaramente il rilascio di un virus chimerico creato in laboratorio con proteine geneticamente modificate per infettare gli umani più facilmente, come riporta il Telegraph.

Covid, il progetto per infettare i pipistrelli con il Coronavirus esisteva, ma non è mai partito

Se il piano di diffondere nell'aria un pericoloso virus così da "vaccinare" i pipistrelli esisteva davvero, secondo quanto raccontato dal Telegraph, è altrettanto vero che il progetto sarebbe morto sul nascere. La conferma per il finanziamento del progetto che è stata richiesta alla Defense Advanced Research Project Agency non sarebbe infatti mai arrivata. Ciò nonostante, la comunità internazionale si interroga nuovamente sulla possibilità del virus creato in laboratorio, e i documenti condivisi dal tabloid britannico tornano a far parlare della possibilità più volte già scartata dall'Oms. A condividere con il mondo i documenti esclusivi è stato il team investigativo Drastic, che da un paio di anni a questa parte si impegna a cercare le origini della pandemia.

Gli investigatori hanno dichiarato che alla luce dei documenti sul piano di inoculazione del virus ai pipistrelli, "una revisione da parte della comunità scientifica della plausibilità dell'inserimento artificiale è giustificata". La preoccupazione degli autori dell'inchiesta sorge dal fatto che la proposta degli scienziati cinesi includeva di "mescolare ceppi di Coronavirus naturali ad alto rischio con varietà più infettive". Anche se il lavoro non è stato finanziato, sarebbe il momento che la possibilità dell'origine in laboratorio del virus venga opportunamente esplorata e non scartata a priori.

Origine del Covid, lo scrittore Matthew Ridley: "I responsabili hanno trattenuto la verità"

L'agenzia che finanzia i progetti di ricerca non avrebbe approvato il progetto poiché ne individuava il pericolo per gli esseri umani. Il piano era stato presentato dallo zoologo britannico Peter Daszac di Eco Health Alliance, un organizzazione con sede negli Stati Uniti che lavora a contatto con l'Istituto di virologia di Wuhan. Tra i partecipanti al progetto anche la virologa cinese Shi Zhengli, soprannominata "la donna pipistrello". A preoccupare è soprattutto il fatto che il progetto sia stato tenuto in sordina fino a questo momento, in quanto dimostrerebbe che studi sull'inoculazione pericolosa di ceppi di Coronavirus mescolati a versioni potenziate già esistevano 18 mesi prima della pandemia. 

Interviene sulla questione anche Matthew Ridley, scrittore britannico del libro "Virale: la ricerca delle origini del Covid-19", che ha commentato: "Sono furioso. Per più di un anno ho provato ripetutamente a fare domande a Peter Daszak senza risposta. Ora si scopre che è stato l'autore di questa informazione vitale sul lavoro sui virus a Wuhan, ma si è rifiutato di condividerla con il mondo".

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