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Benedetto Croce

Vaccino Covid, efficacia contro i ricoveri scende dopo 120 giorni

Secondo le ultime ricerche dell'americana Food and drug administration, l'immunità inizia a scendere prima del previsto

19 Settembre 2021

Il vaccino per contrastare la diffusione del Covid dimostra un'efficacia contro i ricoveri che scende dopo soli 120 giorni. È l'allarme lanciato dalla Food and drug administration, il comitato scientifico che negli stati Uniti si occupa di deliberare su farmaci e campagne vaccinali. Un paradosso che contrasta contro quanto dichiarato da ricercatori e autorità sanitarie, che strizza l'occhiolino alle case farmaceutiche già pronte a lanciare la terza dose del siero anti Covid.

Le conclusioni della Fda

Da qualche settimana si è fatta largo la proposta di iniziare a inoculare un'altra dose di vaccino nelle persone fragili e tra gli operatori sanitari immunizzati a dicembre 2020, con il sostegno delle case produttrici che a loro volta affermano di riscontrare un drastico calo degli anticorpi a partire dal sesto mese dopo la seconda dose. Dati confermati dall'aumento dei contagi in Israele, dove la diffusione del contagio e le ospedalizzazioni tra i vaccinati iniziano a mostrare l'incertezza di affidarsi al vaccino come unica soluzione per arginare la pandemia.

Secondo il rapporto pubblicato dalla Fda americana venerdì 17 settembre, le persone vaccinate con Pfizer sono protette al 91% dal rischio di ricovero in caso di contagio. La brutta notizia è che questa protezione dura meno di quanto precedentemente stimato dai ricercatori: superati i 120 giorni dalla seconda dose di vaccino, l'efficacia contro le ospedalizzazioni scende al 77%. 

Da questo, conclude lo studio, Pfizer dimostrerebbe una protezione minore rispetto al concorrente Moderna (durata maggiore per via della maggiore carica di vettore mRNA). Inoltre, la "fretta" di somministrare prima e seconda dose a intervalli di tempo troppo ravvicinati sarebbe deleteria in termini di copertura contro il Covid19. I dati sul calo degli anticorpi in soli 4 mesi sono infatti coerenti con quei paesi che hanno richiesto di abbassare i tempi di attesa tra una dose e l'altra: Stati Uniti e Israele.

I dati in italia

Ogni dato sull'andamento di contagi e ospedalizzazioni va sempre preso con le pinze. Non tutti i paesi utilizzano gli stessi parametri per determinare la gravità di un caso Covid, mentre influiscono molto le stime dei contagi legati a varianti più aggressive del virus.

L'Istituto superiore di sanità ha pubblicato gli ultimi dati sulla pandemia in Italia lo scorso venerdì 17 settembre. In questo caso, al contrario di quanto sta accadendo in Israele e negli States, viene confermata l'efficacia dei vaccini nel prevenire il 93,1% dei ricoveri e il 95,4% nel prevenire la terapia intensiva.

Non sono ben definite, però, le variabili legate al siero inoculato ai pazienti oggi ospedalizzati. Sappiamo che il vaccino più utilizzato rimane il Pfizer, di cui sono state somministrate a oggi 58 milioni di dosi. A seguire, in Italia sono state inoculate 12 milioni di dosi di vaccino AstraZeneca, 10 milioni di Moderna e 1,5 milioni di Johnson & Johnson.

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