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Spaces of Light, Piero Dorazio e il movimento ZERO alla Cortesi Gallery

Milano, fino al 30 Novembre 2021

Creando un sottile collegamento tra le opere scelte, riferito a temi come luce, colore, spazio e struttura, cruciali per la riflessione artistica internazionale di quel periodo, la curatrice Francesca Pola contestualizza l’opera di Dorazio anche nel clima della concezione artistica del gruppo ZERO

Di Tiziana Lorenzelli

26 Settembre 2021

Nella nuova sede di via Morigi 8, in un palazzo storico nel cuore di Milano, Cortesi Gallery presenta in una chiave inedita opere anche sconosciute del maestro dell’astrazione italiana del secondo dopoguerra, Piero Dorazio (1927, Roma – 2005, Perugia).

In collaborazione con l’Archivio Piero Dorazio e con il contributo di collezionisti privati, con un lavoro di ricerca durato due anni, la curatrice Francesca Pola ha radunato una serie di opere significative e sconosciute al pubblico che ben sottolineano l’evoluzione artistica di Dorazio.

Creando un sottile collegamento tra le opere scelte, riferito a temi come luce, colore, spazio e struttura, cruciali per la riflessione artistica internazionale di quel periodo, la curatrice contestualizza l’opera di Dorazio anche nel clima della concezione artistica del gruppo ZERO, fondato a Dusseldorf nel 1961.Piero Dorazio, tenax 1964

Tradotta in superfici monocrome e griglie, ma anche in oggetti che modulano, riflettono e proiettano la luce, la nuova concezione artistica emersa “intendeva superare l’identità gestuale e soggettiva dell’Informale per ridefinire un rapporto più oggettivo e diretto dell’arte con il mondo”.

Sono passati sessant’anni dall’ importante personale di Dorazio alla Kunsthalle di Dusseldorf, dalla prima mostra della serie “Nuove Tendenze”, a Zagabria e dall’uscita del significativo terzo numero della rivista ZERO, eventi che hanno messo in contatto Dorazio con il gruppo e hanno sancito un legame di amicizia e artistico.

La sequenza delle opere esposte, come descritto esaurientemente nel libro edito da Skira, inizia con una scultura murale del 1954, materica in legno e tecnica mista di Dorazio, e prosegue con sue opere suggestive e di grande dimensione che costituiscono un preludio dell’idea della trama.

In Lettura verde, del 1959, abbiamo un esempio in cui il reticolo diventa meno fitto creando dei lampi di luce sulla tela, poi una serie di opere in cui le trame si trasformano in segni e pennellate fino a costringersi nella geometria del labirinto verde del 1994, Cyrene.

Piero Dorazio, Cyrene, 1994

Nel cuore dell’esposizione emergono le opere degli artisti del Gruppo ZERO che conferiscono ancora più intensità e chiavi di lettura al lavoro del protagonista. L’Installazione Cromatica di Hanz Mack del 2018 rappresenta un esempio emblematico per capire l’influenza del colore assorbita attraverso il lavoro di Dorazio, mentre le superfici in alluminio stirato di Mack e le trame che esse creano attraverso la luce, suggeriscono analogie con gli intrecci stratificati fissati col colore sulle tele dell’artista italiano.

Anche la Struttura di Uecker del 1965, così differente per le tecniche usate, utilizza i chiodi per interagire con luci e ombre creando delle reti geometriche che sbordano sulla parete.Gunther Uecker, Structure, 1965

In Retinal Sun di Otto Piene è il fuoco che impone la sua impronta oggettiva sulla tela.

 Otto Piene, Small Fire Painting, 1964

Cortesi Gallery, Via Morigi 8, Milano

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