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Damien Hirst a Londra con la mostra 'Reliquie e dipinti volanti'  si conferma un grande dell'arte contemporanea

L'artista guarda a Hollywood realizzando opere che imitano scoperte archeologiche mostruose, come fece Hans Rudolf Giger, creatore dello xenomorfo di Alien. Epifenomeno della grandezza del cinema rispetto le arti visive

Di Davide Tedeschini

08 Settembre 2021

Dagli anni 60 è stato un crescendo e il cinema è ormai riferimento di tanti artisti contemporanei di livello. E' il caso dell'ennesimo allestimento di Damien Hirst realizzato nella Gagosian di Londra, seconda tranche di una mostra iniziata a giugno e che vorrebbe dare il colpo di grazia al mondo dell'arte. Dopo lo stupore provocato dalla mostra alla Galleria Borghese e alla Gagosian di Roma- non dimentichiamo che l'allestimento è stato realizzato tra le statue di Bernini e i quadri di Raffaello-  dopo la sconfitta di tutti gli altri protagonisti dell'arte contemporanea internazionale- é forse il caso di prendere seriamente in considerazione l'operato di questo artista britannico. Non è più il problema di chiedersi come sia possibile che lo squalo imbalsamato di Hirst finisca nei libri di storia dell'arte ma è il momento di chiedersi che cosa significano le attuali opere, se abbiano senso, se si tratti di Arte in definitiva e se comporti qualcosa nella percezione del mondo dell'arte e se appunto, prenderne atto non sia che una capitolazione al più forte. Ma se dopo 20 anni di occupazione occidentale l'Afghanistan torna ad essere dei Talebani, non fa scalpore che realtà e fake news siano spesso di difficile distinzione. Sono almeno 5 anni che l'artista londinese insiste sull'attuale filone il cui genere é ormai chiaramente quello della 'fantarcheologia' che può essere considerato un'appendice del genere Fantasy (di cui tutti conosciamo film come Il Signore degli anelli o Harry Potter). Quindi un collegamento chiaro con le produzioni cinematografiche di Hollywood, come quella di Indiana Jones, creazione di Spielberg e Lucas degli anni '80. A Venezia 5 anni fa le statue di Hirst nella doppia location di palazzo Braschi e Punta della dogana ricordavano Pirati dei Caraibi (2003) fortunata saga con Johnny Depp. L'ultima pellicola del genere é Last jungle cruise (2021) con Dwayne Johnson e Emily Blunt pochi giorni fa nelle sale. Le opere esposte a Londra alla galleria Gagosian ricordano probabilmente la Mummia (2017), film con Tom Cruise, altro blockbuster americano sullo spartito di una totale fantasia interpretativa  dell'archeologia, con il nostro protagonista dapprima in uno scavo in medio oriente  dove rinviene un eccezionale sarcofago e in conseguenza tutta una serie di eventi in pieno stile action movie che potete immaginare: incipit identico ad altre 3 o 4 pellicole degli ultimi anni.  Le opere di Damien hirst esposte a Londra sono proprio a immagine di alcune sculture dell'antico Egitto e ricordano il  Fantasy contaminato dall'Horror: genere che fa presa sul nostro inconscio più profondo. Il fatto che l'umanità non abbia fatto passi da gigante  (altro evento scatenante é la ritirata dall'Afghanistan) si va ad aggiungere ad una sorta di pessimismo sulla genesi dell'umanità rappresentato in 'crossover' (genere di passaggio) da Prometheus (2012) prequel della saga fanta horror di Alien (1979) in cui vengono introdotte scoperte archeologiche su altri pianeti, che hanno a che vedere con la creazione dell'uomo e la manipolazione genetica. Damien Hirst analogamente allo svizzero Hans Rudolf Giger (Coira, 5 febbraio 1940 – Zurigo, 12 maggio 2014) l'inventore del mostro di Alien, in vita poco considerato, e arrivato al successo con le pellicole hollywoodiane, sembra soffermarsi sugli 'xenomorfi' ossia forme al genere umano antagoniste, paradigma dei tempi, nonché relitti di un problema edipico dell'umanità o memento mori. Si tratterà qui forse di un inseguimento del mondo cinematografico, come fece Warhol, con la Pop Art ad oggi divenuta in tutte le sue declinazioni una superfetazione dei personaggi disneyani. Idee senza alcun dubbio ricche di prospettive commerciali, visibilità e indagini semiotiche che pur nella loro banalità allettano galleristi alla ricerca di prodotti commerciabili meno pretestuosi degli altri linguaggi dell'arte del 900, ora in crisi, forse anche scrittori, registi, produttori. Va dato atto che almeno questa decisione di Hirst -sebbene ammantata di una melensa morale sulla morte- ha senso rispetto allo squalo in formaldeide venduto a milioni di euro anni fa. L'Italia priva di un cinema competitivo stenta ad avere un suo omologo anche se Cattelan con i suoi manichini iperrealistici (prodotti da uno staff, come le opere di Hirst) desunti da televisione e arte tenti una risposta allo strapotere anglosassone, ma senza la stessa occupazione di location prestigiose come ha usato fare il londinese. La risposta alla domanda iniziale è che si, Hirst faccia arte contemporanea,  ma cosa sia arte oggi è complicato dirlo: l'erede della grande arte del passato, del 'Giudizio Universale' di Michelangelo e dei grandi cicli di Giotto o delle tele di Caravaggio non sembra l'attuale arte contemporanea ma per grandezza, completezza e coinvolgimento, sembra quella che una volta si chiamava 'la settima arte'. Il cinema con i suoi generi, le sue saghe colossali protratte dagli anni '60, costringe i più grandi artisti a 'copiarne' i contenuti e non poterne fare a meno. Trarne le conseguenze è complicato e imbarazzante.

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