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"Vedere l'invisibile", alle Galleria d'Italia di Vicenza la collezione di icone russe di Intesa Sanpaolo in dialogo con il contemporaneo

Alle Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari dal 3 luglio 2021 una mostra tra arte e spiritualità intessuta attraverso un dialogo tra la collezione di icone russe di Intesa Sanpaolo e artisti contemporanei. Primo ospite, fino al 3 luglio 2022 l’artista russo Valery Koshlyakov

Di J. Muller

02 Luglio 2021

Le icone russe sono rappresentazioni profonde e materiali di quella fusione tra spirituale e terreno, interiore ed esteriore, visibile e invisibile, contenuto e forma che l'arte di tutti i tempi si pone di conseguire. Il mistero che vi si racconta ubbidisce a logiche simboliche entro le quali si tramandano le radici di un popolo che in Bisanzio e nei suoi "artel" ha il suo spirito primigenio, definito attraverso il moltiplicarsi di queste opere lignee dagli inserti dorati e bronzei, perfetta definizione fisica di quella parola meravigliosa che significa a un tempo " scrivere" e "dipingere": писать (pisat').

Le Gallerie d'Italia di Intesa Sanpaolo a Vicenza sono uno scrigno prezioso per conoscere da vicino questo mondo di fede e cultura, ideale e aspirazione interiore che ben si esprime nella mostra "VEDERE L’INVISIBILE. Icone russe dalla collezione Intesa Sanpaolo In dialogo con VALERY KOSHLYAKOV. Architetture celesti", visitabile dal 3 luglio 2021 fino al 3 luglio 2022.

Gallerie d'Italia- Palazzo Leoni Montanari, "la casa delle icone": Giovanni Bazoli racconta al Giornale d'Italia il profondo legame di Intesa Sanpaolo con la collezione di icone russe

VIDEO-Bazoli, Intesa Sanpaolo: "Vedere l'invisibile, rapporto forte tra la banca e la collezione di icone russe"

"La città di Vicenza e il Palazzo Leoni Montanari sono intimamente legati alle radici storiche della Banca, così come la collezione delle icone russe che qui sono custodite", ha esordito Giovanni Bazoli, Presidente emerito di Intesa Sanpaolo in occasione della conferenza stampa di presentazione della mostra "Vedere l'invisibile"- "Esse provengono da un acquisizione con la quale evitammo la loro dispersione"

"Il Banco aveva ancora una politica di autorità negli investimenti culturali, che ora abbiamo largamente superato. Anzi, per me l'acquisto di questa collezione e la sua installazione in Palazzo Leoni Montanari segna l'avvio e la prima dimostrazione dell'impostazione che la nostra Banca ha oggi, ovvero quella di credere a un modello imprenditoriale basato non solo sul profitto ma anche sulla responsabilità sociale. Responsabilità sociale significa considerare la comunità nel suo complesso e in far questo già la nostra banca di allora raccoglieva l'eredità di molte banche e casse di risparmio locali che sono poi confluite nel gruppo".

"Nel 1999 il Palazzo diventa sede museale ed è anche stato definito 'La casa delle icone', luogo di grande interesse
anche per lo stesso mondo russo. Per noi la gestione del patrimonio é qualcosa si impegnativo, che comporta ricerche continue e anche una presentazione diverse delle cose. Con questa mostra proponiamo un dialogo con le opere di Valery Koshlyakov."

Al Giornale d'Italia Bazoli ha poi spiegato: "La ragione di questo interessamento alla collezione è stato occasionale: il proprietario delle icone versava in una situazione economica difficile che rappresentava una premessa a un fallimento e a una dispersione di queste opere. Molte idee nascono in modo occasionale, ma su queste idee abbiamo costruito qualcosa di molto serio attraverso lavori di restauro, ricerca e rapporti con esperti russi. Le Gallerie d'Italia di Intesa Sanpaolo a Vicenza sono uno dei centri più importanti in Europa per lo studio delle icone russe".

Sul dialogo tra icone e  contemporaneo il Presidente emerito di Intesa Sanpaolo ha poi aggiunto: "Abbiamo sentito oggi da Valery Koshlyakov sottolineare con convinzione che alcuni dei movimenti più importanti dell'arte moderna trovano le loro radici nelle icone. Da questo punto di vista è sorta quasi spontanea l'idea di coltivare questo filone di studi e di dare modo ad alcuni artisti contemporanei di proporre la loro produzione in rapporto alle icone". 

Gallerie d'Italia di Intesa Sanpaolo a Vicenza: la mostra "Vedere l'invisibile" e gli Ikonosy di Valery Koshlyakov

"Vedere l'invisibile" è anche titolo di un celebre saggio di Henry su Wassily Kandinsky e sulla capacità del genio contemporaneo di rappresentare attraverso l'astrattismo ciò che la realtà talvolta occlude, ovvero "l'intima essenza della vita".

In questa direzione va anche l'analisi di Valery Koshlyakov, il quale osserva e scandaglia le forme architetturali embrionali contenute nei paesaggi delle icone. Come strutture di un Volkgeist formale, l'artista individua le medesime configurazioni nelle costruzioni più 'povere', nelle case rurali, nei padiglioni, nei chioschi, nelle quotidiane essenze della Russia contemporanea.

Vero e proprio dialogo tridimensionale, le forme individuate da Vladimir rivivono in 7 Ikonosy, architetture realizzate con materiali di recupero che divengono il simbolo degli attuali spazi di vita russa. 

La prima sala, attraverso un'esperienza immersiva, permette al visitatore di esperire fin da subito questi aulici spazi solo relativamente lontani, come spiega Silvia Burini,  Direttrice insieme a Giuseppe Barbieri del Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR) dell’Università Ca’ Foscari Venezia:

VIDEO-Burini (Cà Foscari): "Vedere l'invisibile, un'esperienza sentimentale e immersiva nelle radici della Russia"

 "Entrare nel mondo delle icone attraverso un'esperienza immersiva è un passaggio importante perchè permette al visitatore occidentale di entrare nel contesto. L'icona non è un quadro, ma un'opera devozionale da contemplare nello spazio sacro della Chiesa ortodossa. Una chiesa russa è fatta dalla iconostasi, dalla parete che contiene le icone e divide il fedele dal sacerdote. L'icona è un insieme di segni simbolici, ma anche un elemento molto vivo per la Russia e per tutti i devoti, tanto da modellizzare in maniera inconscia la vita". 

"Valery dagli anni Novanta ha cominciato a fotografare gli elementi dell'architettura popolare e qui le confronta con
le casette dalla prospettiva rovesciata tipiche delle icone, che lui ha tridimensionalizzato mostrando come l'esperienza dello spazio dell'icona sia radicata e presente anche a livello inconscio".

L'architettura di Koschlyakov si fa aspirazione intima di un "luogo personale" di salvezza, di "una cabina-spazio tempo singola".
Come spiega l'artista: "Non sono mai stato attratto dall'architettura funzionale ma da quella simbolica da contrapporre alla mera percezione della natura. L icona è una sublimazione estrema di questa idea. Ho percepito che nell'architettura popolare ritroviamo le strutture presenti nelle rappresentazioni iconiche. Credo che a livello subcosciente avvenga una moralizzazione iconica e credo anche che qui siano ben visibili tutti gli elementi degli '-ismi' più contemporanei".

Viene ancora in mente Kandinsky e una sua riflessone sul mondo di oggi, quanto mai attuale in questi tempo difficili: "La nostra anima si sta risvegliando da un lungo periodo di materialismo, e racchiude in sé i germi di quella disperazione che nasce dalla mancanza di una fede, di uno scopo, di una meta […] L'anima si sta svegliando, ma si sente ancora in preda all'incubo. Intravede solo una debole luce, come un punto in un immenso cerchio nero".

 

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