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Botticelli svenduto, Cranach risorge da un triste passato

Il Botticelli svenduto a New York, era  nella collezione di un banchiere di Parigi dove venne acquistato con altri capolavori  poi donati  al Louvre. Negli anni '30 passò al proprietario che l'ha messo all'asta. Altra storia per il Cranach finito nelle mani dei nazisti, ora rtrovato all'asta.

Di Davide Tedeschini

24 Aprile 2021

Ovviamente il campo delle attribuzioni è tutto dire dopo che un ritratto di Cristo (Salvator mundi) comprato dal principe saudita Bin Salman al Saud a 450 milioni di dollari come opera autografa di Leonardo era da molti anni conosciuto come opera di Bernardino Luini, suo manierista. Ma questo Botticelli venduto all'asta a poco più di 1 milione di euro grida vendetta: sia perché non  finisce di stupire la quantità di quadri del Rinascimento italiano venduti e acquistati, sia perché in Italia nessuno muove un dito per il loro ritorno che viste le stime si rivela ora come mai possibile. C'erano anche altre opere all'asta degli 'old masters' (Antichi maestri) di Christie's il 22 aprile scorso a New York, ma il colpo -passato in sordina- è stata la vendita di questo quadro attribuito a Botticelli di eccezionale qualità. Quattro offerenti, tra cui uno dalla Repubblica Ceca, hanno gareggiato per una 'Madonna con bambino e San Giovannino' (1470 c.a), portando il prezzo di aggiudicazione fino a 1,35 milioni di dollari quando era stimata in 600.000 dollari. Messa all'asta dopo essere stata detenuta da una famiglia che l'ha acquistata da banchieri tedeschi residenti a Parigi negli anni '30, meno pubblicizzato  del 'Ritratto di giovane con tondo di santo', altro capolavoro del maestro fiorentino aggiudicato lo scorso gennaio da Sotheby' per 92,2 milioni di dollari (76 milioni di euro), è un'opera che avrebbe campeggiato meglio nei musei italiani che hanno urgente bisogno di stimoli e valorizzazioni. Si allunga la scia di opere che in tutta franchezza starebbero meglio in Italia, e che sono veramente tante. Considerate le attuali leggi che difendono il patrimonio italiano basate soprattutto sul fatto che certe opere siano contestuali al paesaggio col quale creano un 'continuum', non vi è alcun dubbio che lo Stato debba darsi da fare per ricomporre quello che è il più grande patrimonio culturale del mondo, niente a che vedere con l'arte degli altri Paesi. Bisognerebbe prendere esempio dalle vicende degli eredi europei e statunitensi che hanno impiegato una vita ad ottenere la restituzione dei propri averi confiscati sotto il terzo reich. Il quadro 'Resurrezione di Cristo' (1530) di Cranach -maestro del rinascimento tedesco- venduto a 2 milioni di dollari alla stessa asta, è riemerso quando  è stata esaminata la collezione di un gallerista newyorkese, ove si è scoperto che il proprietario originale dell'opera con sede a Berlino, erano gli Eisenmann, vittime della legge discriminatoria Jewish Wealth Levy,  Judenvermögensabgabe, istituita sotto il regime nazista nel 1938 (che obbligava gli ebrei tedeschi con un reddito annuo superiore a 5.000 marchi di pagare il 20% dei loro beni allo stato).  Quindi il quadro fu acquisito dalla Cancelleria del Reich di Hitler a Berlino. Raphael  Eisenmann a 75 anni fu poi arrestato e mandato campo di concentramento di Treblinka nel '42,  la sua proprietà sequestrata e messa all'asta nel 1949 a Londra, da Hans W. Lange,  tristemente noto per la vendita di beni già confiscati dal reich di proprietà ebraiche. Successivamente, passò attraverso le mani dei commercianti di New York ove l'attuale collezionista lo acquistò intorno al 1968. Gli eredi di Eisenmann avrebbero tentato di recuperare il Cranach per tutta la vita: prima il suo unico figlio sopravvissuto Günther, poi suo nipote Percy Henschel, sopravvissuto alla persecuzione  dopo che sua nonna e sua madre furono uccise.  

"L'ultima volta che è stato visto, era appeso a un muro nella cancelleria di Hitler", ha detto Henschel, morto nel 2007, in un'intervista al Guardian nel 2006 (The Guardian,  10/12/2006), ora tramite accordi con l'attuale gallerista,  l'erede Margareta Eisenmann, lo ha messo all'asta che lo ha riportato alla luce.  Ottant'anni dopo che i nazisti hanno rubato le loro proprietà, finalmente gli eredi  stanno  riconquistando preziosi manufatti in Germania e Austria e forse l'Italia dovrebbe prendere esempio da loro o dalla passione descritta nel film del 2015 'Woman in gold' in cui i legittimi eredi ottengono la restituzione di un famoso quadro di Klimt -in esposizione permanente in un museo viennese, tanto da esserne il simbolo, una specie di 'gioconda' austriaca (Ritratto di Adele Bloch-Bauer, 1907)- appartenuto alla famiglia e che era stato confiscato dai nazisti a Vienna poco prima della seconda guerra mondiale. In quella vicenda si confuse nuovamente un sentimento di appartenenza dell'opera all'Austria con una sorta di antisemitismo latente, che portarono il quadro (dopo 10 anni di causa), ormai stabilmente in una galleria privata di New York. Ecco perché tutta questa arte italiana all'asta sembra un triste presagio o il sintomo di una perdita che mina l'idea di un patrimonio anche paesaggistico, che non tornerà più o che è di difficile ricostituzione se non tramite un vero impegno rispettoso di tutte le dinamiche di una complessa vicenda umana piuttosto che della sola storia dell'arte.

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