10 Marzo 2026
“Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione. Plotoni di esecuzione". Le parole pronunciate dal capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, la hanno lanciata nella bufera durante una trasmissione televisiva su Telecolor. Infatti, lo scontro politico si è acceso a pochi giorni dal referendum sulla riforma della giustizia, in programma il 22 e 23 marzo 2026.
Le polemiche nascono da un intervento di Bartolozzi nel corso di una trasmissione andata in onda sabato scorso sull’emittente siciliana Telecolor. Durante il confronto con la senatrice Ilaria Cucchi, la capo di gabinetto del ministero della Giustizia ha pronunciato parole che hanno immediatamente fatto discutere: “Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione. Plotoni di esecuzione".
La frase è arrivata al termine di un botta e risposta con la stessa Cucchi. La senatrice aveva chiesto perché il governo “ha tutto questo interesse per il processo penale”, quando – a suo dire – le maggiori criticità riguarderebbero la giustizia civile. Bartolozzi ha quindi replicato spiegando la centralità del tema penale: "Il penale uccide le persone, rovina la reputazione, uccide le famiglie poi può essere che dopo 15 anni una parte si sente dire che il fatto non sussiste. Ma nel frattempo il penale tocca la vita delle persone”.
Le dichiarazioni hanno subito provocato la reazione del Partito democratico. Sui canali social del partito è comparso un post molto critico: “Giusi Bartolozzi, capa di Gabinetto del ministro Nordio, lo ammette senza mezzi termini: il loro obiettivo è togliere di mezzo la magistratura. Il 22 e 23 marzo vota No a una giustizia controllata dal governo".
Sul caso è intervenuta anche la deputata Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd, che ha parlato di affermazioni “sconcertanti e gravissime”: “Le parole attribuite a Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto al ministero della giustizia e magistrata, sono sconcertanti e gravissime. Dire pubblicamente che 'se vince il No scapperò da questo Paese' perché si è sottoposti a un'indagine rappresenta un messaggio inaccettabile ancora di più per chi ricopre un ruolo istituzionale così delicato. Chi esercita funzioni di vertice al Ministero della Giustizia dovrebbe per primo dimostrare rispetto e fiducia nelle istituzioni e nel lavoro della magistratura. Se questa fiducia viene meno, la conseguenza più coerente non è minacciare la fuga dall'Italia, ma rimettere il proprio incarico. Un capo di gabinetto che dichiara di non avere fiducia nella giustizia del proprio Paese appare semplicemente inadatto al ruolo che ricopre. Prima vengano le dimissioni, poi si potrà discutere nel merito di tutto il resto."
In serata è arrivata la replica della stessa Bartolozzi, che ha affidato all’ANSA una precisazione dopo le polemiche nate dal dibattito televisivo: “Ho partecipato a un'ora e mezza di trasmissione e fin dall'inizio ho precisato che la riforma è fatta in favore della magistratura per recuperare la credibilità, che purtroppo ormai è persa”.
La capo di gabinetto ha inoltre sottolineato di aver ribadito più volte, nel corso della trasmissione, il rispetto per la maggioranza dei magistrati: “Nel corso del dibattito tv ho più volte precisato che la gran parte dei magistrati sono eccellenti professionisti, che lavorano nel silenzio delle aule e che non cercano ribalte. Solo una piccola parte, purtroppo quella correntizzata, governa però il sistema".
A chiudere la giornata di polemiche è stato infine il commento del ministro della Giustizia Carlo Nordio: "Mi dispiace per le parole usate dal mio capo di gabinetto. Anche se pronunciate nel contesto di un confronto televisivo lungo e acceso, quell'affermazione è apparsa un attacco all'intera magistratura. Come è chiaro a chiunque in buona fede, la riforma non indebolisce in alcun modo la magistratura né intende attaccare i magistrati, bensì punta a restituire loro prestigio e autorevolezza. Il mio capo di gabinetto ha già chiarito che si riferiva a una piccola parte di giudici politicizzati e sicuramente non avrà alcuna difficoltà a scusarsi per parole che sono certo non rispecchiano il suo pensiero e la stima che ha della magistratura, di cui, tra l'altro lei stessa fa parte".
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