10 Marzo 2026
A Washington seguono con attenzione la partita politica italiana delle prossime settimane. Sul tavolo c’è il referendum sulla giustizia, che secondo molti osservatori potrebbe trasformarsi in un passaggio politicamente delicato per il governo guidato da Giorgia Meloni.
Gli ultimi sondaggi circolati nei palazzi romani parlano di una partita tutt’altro che scontata. E proprio per questo negli ambienti diplomatici americani si teme che una sconfitta referendaria possa indebolire l’esecutivo o riaprire le tensioni nella politica italiana. È in questo contesto che è arrivato il segnale di Donald Trump.
Non il solito messaggio diretto sui social, ma una presa di posizione calibrata, fatta arrivare attraverso uno dei canali mediatici più autorevoli del Paese: il Corriere della Sera.
Nel virgolettato concesso al quotidiano milanese, Trump ha parlato apertamente della premier italiana usando parole molto lusinghiere.
Il presidente americano ha definito Meloni “una leader straordinaria”, aggiungendo che “sta facendo un ottimo lavoro per l’Italia” e che gode di grande rispetto anche negli Stati Uniti.
Parole che, lette in superficie, sembrano un semplice attestato di stima politica. Ma nelle stanze della diplomazia vengono interpretate in modo diverso.
Perché quando un presidente americano decide di elogiare pubblicamente il capo del governo italiano proprio alla vigilia di un passaggio politico delicato, il messaggio difficilmente è casuale.
A molti osservatori la scena ricorda quanto accadde nell’estate del 2019.
In piena crisi politica, mentre l’alleanza tra Lega e Movimento 5 Stelle si stava sgretolando, Trump intervenne pubblicamente a sostegno dell’allora premier Giuseppe Conte.
Il famoso tweet in cui lo definì “Giuseppi” arrivò proprio mentre a Roma prendeva forma il ribaltone parlamentare che avrebbe portato alla nascita del secondo governo Conte, sostenuto da M5S e Partito Democratico.
In quelle settimane i rapporti tra Roma e Washington erano intensissimi.
Oggi il contesto è molto diverso. Meloni guida un governo uscito dalle urne e con una maggioranza parlamentare solida.
Eppure una eventuale battuta d’arresto al referendum potrebbe comunque produrre scosse nel sistema politico italiano.
È per questo che l’endorsement di Trump viene letto anche come un messaggio indiretto al Quirinale guidato da Sergio Mattarella.
Nella tradizione istituzionale italiana il presidente della Repubblica ha sempre avuto un ruolo decisivo nei momenti di crisi politica. E proprio per questo ogni segnale proveniente dagli alleati internazionali viene osservato con attenzione.
Per gli Stati Uniti la stabilità del governo italiano è oggi considerata un elemento importante nello scacchiere occidentale.
Tra la guerra in Medio Oriente, la tensione con l’Iran e il confronto strategico con Russia e Cina, Washington cerca interlocutori affidabili in Europa.
In questo scenario Meloni è diventata una figura centrale nel rapporto tra Italia e Stati Uniti, soprattutto sul piano della sicurezza e della cooperazione atlantica.
Ed è anche per questo che, dietro le parole pronunciate al Corriere, molti a Roma leggono un messaggio politico piuttosto chiaro.
Tradotto dal linguaggio della diplomazia: qualunque sia l’esito del referendum, per Washington Giorgia Meloni deve restare a Palazzo Chigi.
Di Ghost Dog
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