20 Marzo 2026
Roberto Tasca, presidente di A2A è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in occasione della presentazione dell'Engagement Value Index, un indice capace di misurare concretamente l'impatto prodotto dallo stakeholder engagement sui territori di riferimento. Il report con cui A2A ha misurato gli impatti generati sui territori è stato realizzato in collaborazione con SDA Bocconi School of Management e TEHA(The European House Ambrosetti).
In che modo un maggiore coinvolgimento degli stakeholders può creare dei benefici concreti per i territori?
La condivisione viene innanzitutto: basti pensare all'impianto di un termovalorizzatore o di un depuratore. Il confronto con le comunità locali può portare, prima di tutto, a un accrescimento culturale, permettendo di capire esattamente quale sia la finalità di queste strutture. L'esempio più classico è il termovalorizzatore come alternativa alla discarica, una soluzione che oggi risulta molto più efficiente dal punto di vista ambientale; tuttavia, la sua presenza va spiegata. Bisogna, d'altra parte, ascoltare le comunità per comprenderne i bisogni futuri, perché noi decidiamo investimenti che hanno orizzonti temporali di venti o trent'anni e non possiamo farlo senza tenere conto delle richieste e della voce, ovvero della comunicazione anche orale, dei nostri territori.
L'ultimo punto riguarda i nostri obblighi di rendicontazione: la rendicontazione non finanziaria per le imprese quotate è ormai un dato di fatto; la pratichiamo già da due anni e lo faremo anche con il prossimo bilancio. Oltre a illustrare ciò che realizziamo, dobbiamo anche cercare di spiegare ai nostri azionisti il risultato delle nostre azioni. Questo è il tentativo che stiamo portando avanti attraverso l'esercizio compiuto in congiunzione con SDA Bocconi e Teha, proprio per provare a superare il confine della scientificità. Per fornire un'indicazione quantitativa è infatti necessario adottare un metodo che sia fondato scientificamente, ed è esattamente ciò su cui ci stiamo impegnando.
Chi come noi fa investimenti in infrastrutture deve realizzarli andando ad ascoltare le comunità e i territori di riferimento. Siamo in Italia e sapete tutti che esiste una diffusa sindrome Nimby, per cui la gente non vuole gli impianti nei propri orti o nei propri giardini; noi dobbiamo però spiegare che queste strutture non sono malevole e, soprattutto, che sono utili al progresso della nostra società per evitare danni in futuro. Questo è un primo punto importante: noi cerchiamo di sviluppare questo rapporto col territorio e lo facciamo attraverso dei forum multistakeholder.
Quello che abbiamo fatto con questa iniziativa è un passaggio ulteriore, ovvero proviamo a misurare gli effetti di tali attività, perché avere una sensibilità territoriale è un fatto che appartiene alla cultura del gruppo A2A da sempre. Provare a capire qual è l'effetto concreto, sia da un punto di vista sociale sia da un punto di vista di business, è il passaggio successivo che ci proponiamo di compiere. Alimentiamo questo percorso anche attraverso i rapporti con SDA Bocconi e con Teha, cercando di identificare insieme un metodo che abbia un certo profilo di scientificità e che possa fungere da stimolo.
Anche perché, sulla scorta di questa ricerca e di questa indagine, si inseriscono poi anche altre imprese, dato che le tematiche di rendicontazione che oggi finiscono per responsabilizzare i board delle società possono essere trattate a livello qualitativo oppure, viceversa, possono diventare dei veri e propri strumenti strategici. Noi crediamo in questa seconda versione e quello che abbiamo fatto è organizzare un processo di analisi e di misurazione che ci permetta di capire che cosa dobbiamo fare in più.
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