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Dal Fabbro (Utilitalia): "Il settore richiederà nei prossimi anni almeno €2 miliardi in più di investimenti, i quali potrebbero venire anche da PPP"

Il Presidente di Utilitalia è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in occasione della presentazione del Blue Book, la monografia completa dei dati del servizio idrico realizzata dalla Fondazione Utilitatis

20 Marzo 2026

Luca Dal Fabbro, Presidente di Utilitalia è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in occasione della presentazione del Blue Book, la monografia completa dei dati del servizio idrico, realizzato dalla Fondazione Utilitatis e promosso da Utilitalia, a cui hanno contribuito Enea, il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, l’Istituto Superiore di Sanità, le Autorità di bacino dei distretti idrografici, la Fondazione Cima e The European House – Ambrosetti.

Il PNRR è stata una occasione importante per dare rilancio agli investimenti sul territorio e l'economia reale. È stata un'occasione anche per formare squadre di project manager e di lavoratori, i quali hanno costruito, installato o progettato infrastrutture strategiche nel settore nostro quindi dell'ambiente idrico energetico. Noi valutiamo questa esperienza come molto positiva. Nel dopo sarà necessario combinare la finanza dello Stato con la finanza privata. Io penso che per esempio, i PPP, cioè i partenariati pubblici-privati possano dare un grosso contributo allo sviluppo delle infrastrutture critiche. Pensate che noi nei prossimi anni avremo bisogno di almeno 2 miliardi di investimenti in più rispetto ai quattro che si fanno ogni anno e quindi quei 2 miliardi potrebbero venire anche da investimenti privati con appunto schemi PPP.

L'infrastruttura pubblica insomma della diffusione della appunto della risorsa idrica spesso spesse volte è oggetto di critiche appunto è oggetto di problemi. In questo senso questo PNRR è servito a risolvere alcuni problemi. Quali sono ancora le aree in cui bisogna andare a intervenire?
Le risorse che il PNRR ha attribuito alla risorsa idrica non sono state molto grandi, ma sono state solo parzialmente necessarie a risolvere parte dei problemi. Noi continuiamo ad avere necessità di investimenti almeno su tre fronti. In primo luogo abbiamo ancora perdite troppo grandi sulla nostra rete, infatti più del 37% dell'acqua che depuriamo poi si perde nelle tubazioni. In secondo luogo abbiamo investimenti al Sud ancora poveri rispetto agli investimenti al Nord, in particolare in quelle strutture che lavorano in economia, quindi gli enti locali. Pensate noi abbiamo investimenti di 80/90€ ad abitante per l'acqua al centro nord e al Sud abbiamo investimenti per 14 18€ ad abitante, quindi c'è un gap di investimento. Infine c'è da lavorare sulla depurazione: abbiamo bisogno di fare nuovi impianti di depurazione e dissalatori.

Quindi è un settore che richiederà nei prossimi anni almeno 2 miliardi di euro in più di investimenti per almeno i prossimi dieci anni quindi 20 miliardi. Queste risorse dovremo trovarle sia nelle pieghe del bilancio dello Stato e poi ovviamente anche in schemi PPP, cioè partenariato pubblico privato.

Quali sono le conseguenze della bancarotta idrica nel nostro Paese e come è possibile in un certo senso affrontarle?

Dobbiamo focalizzarci sulle priorità e quindi dobbiamo investire almeno 2 miliardi di euro in più all'anno per i prossimi dieci anni per ridurre le perdite idriche per migliorare la depurazione e per cominciare a lavorare anche sui dissalatori.

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