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Dragoni (Politecnico di Milano): "Per il 2026 e 2027 numerosi progetti in programma, il piano di investimenti in termini di edilizia è ancora corposo"

Il Direttore Generale del Politecnico di Milano, ha rilasciato un'intervista a Il Giornale d'Italia in occasione della cerimonia di inaugurazione del nuovo edificio DCMC-DEIB

16 Dicembre 2025

Graziano Dragoni, Direttore Generale del Politecnico di Milano, ha rilasciato un'intervista a Il Giornale d'Italia in occasione della cerimonia di inaugurazione del nuovo edificio DCMC-DEIB, che ospita il Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria e il Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica "Giulio Natta". Il Direttore ha parlato dei progetti che il Politecnico porterà avanti sul piano dell'edilizia e della crescita di qualità auspicata dall'apertura dei nuovi edifici. 

Quali sono i prossimi passi dopo l’inaugurazione del nuovo edificio del Politecnico?

I prossimi passi sul piano dell'edilizia riguardano il progetto della Bovisa, proseguire i lavori in quella sede è per noi fondamentale. Nel 2026 concluderemo il gasometro dell'innovazione e le scuole civiche, quello dello sport nel 2027. In più, sempre per il 2026 è prevista la conclusione dei laboratori di aerospaziale e, come raccontato oggi durante la conferenza, ci sono le nuove residenze, in primis quella in Bovisa, dedicata a Gianluca Spina e quelle in via Mancinelli che andranno a sostituire il dipartimento che si è appena trasferito. Il piano di investimenti in termini di edilizia, quindi, è ancora molto corposo e ci occuperemo di questo nel prossimo lustro

Per il progetto dei nuovi edifici del Politecnico si è stati molto attenti alla sostenibilità e alla tecnologia. Vi aspettate anche un incremento di iscrizioni?

Noi abbiamo un modello culturale di un'università in presenza e lo sviluppo di questi laboratori rafforza questo modello. In termini di numerosità di studenti siamo quasi saturi, mi aspetto un mantenimento, anche rispetto alle nuove lauree triennali in lingua inglese e tenendo conto del calo demografico ormai imminente. In quest’ottica, quindi, ritengo che l'Ateneo sia saturo e sarà importante raccogliere la sfida del mantenimento. I nuovi spazi vanno ad aumentare quella che è la qualità di attività, di ricercatori, di studenti e tutto ciò non è strettamente collegato alla volontà di un aumento in termini di numerosità perché siamo già a livello di saturazione.

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