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Elezioni 2022, Frajese (Italexit): "Obiettivi verità e libertà. Sì a CasaPound. A Speranza voto 2. Agamben al Quirinale" - ESCLUSIVA

L'endocrinologo Giovanni Frajese in un'intervista esclusiva a Il Giornale d'Italia: "Come Presidente della Repubblica vorrei Agamben. Se fossi Ministro della Salute cambierei tutto e toglierei ogni forma di obbligo. La responsabilità dell’accordo con CasaPound è in parte anche mia"

10 Agosto 2022

Elezioni 2022, Frajese (Italexit): "Obiettivi verità e libertà. Sì a CasaPound. A Speranza voto 2. Agamben al Quirinale" - ESCLUSIVA

fonte: Imagoeconomica

Il dottor Giovanni Frajese, endocrinologo e professore all'Università di Roma "Foro Italico", si candida con Italexit di Gianluigi Paragone. In un'intervista esclusiva a Il Giornale d'Italia spiega quale ruolo avrà nel partito e quali sono i suoi obiettivi. La sua è una candidatura indipendente, nata da alcuni desideri fra i quali soprattutto la volontà di far luce sulla gestione della pandemia e dare dignità e concretezza al concetto di libertà.

 

Dottor Frajese, qual è il suo ruolo in Italexit?

Spero di essere parte dell’anima ispiratrice del partito, di poter dare una direzione oggettivamente più alta al discorso politico rispetto a ciò che è stato fatto fino ad oggi. Spero anche di poter, con quello che è un po’ il mio stile naturale, proporre, in qualche modo, un livello di politica completamente differente, non fatto di gente che tira fango addosso agli altri per mostrare se stessa. Questa è una vecchia dinamica che si vede anche nel mondo del lavoro in tante forme diverse. Ci sono persone che per far emergere se stesse hanno bisogno di riempire gli altri di fango, cosicché, abbassando gli altri, risultano essi essere i più alti. Ci sono invece persone che preferiscono lavorare su se stesse, sulle proprie proposte, sulle proprie idee e che non hanno bisogno di abbassare gli altri. Spero di riuscire a comunicare questo in qualche maniera anche all’interno del partito.

 

Quali alleanze farete?

Le alleanze dipenderanno - e questo è un discorso ampio - dalla disponibilità delle altre persone. Però il mio sogno sarebbe che quello che non è riuscito a compiere la politica diciamo “dei capi”, lo possano fare le persone che sono entrate nei diversi gruppi e che si sono conosciute personalmente fuori dall’agone politico. Penso per esempio a Giorgio Bianchi che è in Italia Sovrana e Popolare e a Renate Holzeisen che è presente in Vita. Spero quindi che si possano costruire ponti fatti non in maniera politica-opportunistica, ma basati su concetti che siano realmente condivisi, su dei punti importanti.

 

Com'è nato l'accordo con CasaPound e che cosa pensa della rottura con Alternativa e delle polemiche scoppiate negli ultimi giorni?

L’accordo con CasaPound è stato un elemento chiaramente divisivo all’interno del partito stesso, perché ha causato l’uscita di Alternativa, e di questo mi dispiace. In realtà, la responsabilità dell’accordo con CasaPound è in parte anche mia, perché io ho detto a Gianluigi Paragone che desideravo, in realtà, rappresentare un livello di politica completamente diverso rispetto a quello che abbiamo vissuto fino ad adesso e che questa politica nuova doveva, in qualche maniera, distanziarsi dal concetto di destra e di sinistra nel quale siamo stati, secondo me, imprigionati fino ad oggi. Per questa ragione, non dovevano esserci veti di nessun tipo, né da chi viene da destra, né da chi viene da sinistra per incarnare una politica di altro tipo. Una politica cioè fatta di alto e di basso, dove per basso si intende quello che probabilmente abbiamo sempre visto fino ad oggi, e di alto si intende invece una politica più nobile fatta di ideali, ma fatta anche di parole significative e di impegni che vengono mantenuti non solo nei confronti delle persone che in qualche maniera aderiscono al partito politico, ma soprattutto rispetto a quello che poi si propone e che bisognerà manifestare realmente se uno dovesse riuscire a entrare all’interno del Parlamento.

Quando Alternativa ha posto come condizione per la loro partecipazione all’interno del partito di far fuori la signora Chiaraluce - che io personalmente non conosco -, ho detto che questo significava rimanere imprigionati nelle dinamiche del passato. Cioè quelle di giudicare una persona, per esempio, senza sapere niente della sua storia né dei valori che ha portato avanti, ma semplicemente mettendola all’interno di una casella, in questo caso nera, che vuol dire “brutti e cattivi”. Penso invece che sia giusto lasciar andare le connotazioni del passato per giudicare le persone per ciò che dicono e per i valori che veramente portano avanti. Quindi, in quell’occasione, dissi a Gianluigi di fare una politica di tipo completamente diverso. L’ho detto anche a quelli di Alternativa, dicendo anche avrei fatto la stessa scelta nel caso in cui fosse toccato ad una delle forze di sinistra che sono dentro alla compagine di partito, ma che in realtà nessuno poteva mettere veti di tipo ideologico a nessun altro a priori. Quelli di Alternativa, non riuscendo ad andare oltre a questa dicotomia del passato, hanno preferito lasciare il partito, piuttosto che avere la possibilità di poter personalmente misurare gli ideali e i valori delle persone. È un qualcosa che idealmente avremmo fatto prima nel tempo. Purtroppo però la scelta di fare quello che è successo - che ha portato a delle elezioni in tempi rapidissimi - non consente un approfondimento di una serie di tematiche, ma questo accadrà, tra virgolette, in una realtà più unita, un pochino più avanti. In ogni caso, sono sicuro che tutte le forze, a prescindere da dove provengono, saranno unite e coordinate in un fronte comune, che è quello del bene del popolo.

 

A quali altri partiti si sente vicino?

In questo momento purtroppo, sempre secondo le dinamiche tipiche non solo della politica, ma proprio del nostro Paese, sto assistendo ad una macchina del fango che curiosamente non viene neanche attivata dalle forze politiche attualmente presenti in Parlamento, ma viene alimentata dalle diverse fazioni che rappresentano la voglia di un qualcosa di diverso rispetto a ciò che è accaduto negli ultimi due anni. E quindi vedo gettare fango da una parte e dall’altra. Io personalmente, finché qualcuno non dà dimostrazione che le proprie parole sono opportunistiche, e quindi non reali, ma legate a interessi di tipo propagandistico o elettorale, penso che siano tutti quanti onesti nelle loro intenzioni.

Quindi ho ottimi legami con Italia Sovrana e Popolare, con Francesco Toscano, con il quale ci siamo visti tante volte e ancora continuiamo a farlo. Nello stesso partito ho un rapporto di rispetto e di amicizia nei confronti di Giorgio Bianchi, che è una persona che stimo moltissimo per le cose che ha detto e fatto, soprattutto in questi due ultimi anni. Inoltre, per esempio nella terza coalizione che è Vita, c’è la Renate Holzeisen, che è stata, a livello giuridico, non solo la più brava degli avvocati che in qualche maniera hanno preso le parti delle persone, ma lo ha fatto proprio con il cuore. Diciamo che durante questo percorso, negli ultimi due anni, ho avuto occasione di entrare in contatto con molte persone, di esaltarne le qualità umane, professionali e di coerenza. In questo momento si trovano divise all’interno di questi diversi partiti, ma penso che, se si accetterà il fatto di non aver paura l’uno dell’altro, si potrà fare un cambiamento che possa veramente portare il Paese in una direzione diversa da quella che sembra essere già tracciata.  

 

Che cosa farebbe se diventasse Ministro della Salute e quali sono i suoi obiettivi principali?

Cambierei tutto, se me lo lasciassero fare ovviamente. Certamente quello che farei sarebbe togliere ogni forma di obbligo. La battaglia fondamentale, secondo me, è per i due valori che sono stati più martoriati in questo periodo. Il primo è quello della libertà, che vuol dire libertà di pensiero, di azione, di scelta e libertà terapeutica. Quindi che cosa fare con il proprio corpo dev’essere una scelta assolutamente individuale e che lo Stato, in realtà, non ha diritto di fare per qualcun altro. E la seconda cosa a cui tengo moltissimo e che per me è il secondo valore è la verità. Quindi libertà e verità. Il secondo valore, a cui tengo moltissimo, è quello della verità. La verità di che cosa è successo con il Covid, come mai abbiamo, ad esempio, i numeri più alti di morti rispetto credo alla maggior parte dei paesi del mondo, come mai è stato scelto quello della tachipirina e della vigile attesa come profilassi per quello che riguarda il Covid. E tutti gli altri particolari della storia che sono o celati da un segreto militare, oppure semplicemente non menzionati. C’è molta oscurità e molto poca luce su quello che è successo negli ultimi due anni. Io credo che per una questione che riguarda la vita, la possibilità di lavorare e di vivere di milioni di nostri concittadini sia opportuno avere invece una verità trasparente, bella o brutta che sia, lo vedremo con il tempo.

 

C'è chi invoca una Norimberga 2 per quanto riguarda la gestione della pandemia. Sarà istituita una commissione d'inchiesta per far luce su quanto accaduto?

Norimberga è stata una cosa di tipo internazionale. Perché questo accada a livello internazionale sarebbe necessario che ci siano vari Paesi disposti, in qualche maniera, a fare luce tutti insieme su quella che è stata una politica sanitaria internazionale, e non semplicemente italiana. Però, se questo non dovesse accadere,  - cosa che invece io mi auguro - almeno, se fosse possibile farlo all’interno del nostro Paese per scoprire che cosa è veramente successo.

 

Un voto all'operato di Roberto Speranza da 0 a 10?

2.

 

Perchè?

Perché è proprio il simbolo, secondo me, della paranoia, dell’ipocrisia e dell’ipocondria. Si tratta di una persona sola che, dicendo tra l’altro di parlare di dati scientifici, alla fine è riuscita, almeno apparentemente, a condizionare tutta la politica sanitaria degli ultimi due anni.

 

A chi darebbe un altro due?

Il 2 lo lascerei solo a Speranza. Per me il punto è veramente lui. Gli altri credo che abbiano ruoli meno rilevanti. Ci sarebbero tantissime insufficienze date nell’intero arco parlamentare, ma penso che il 2 se lo meriti solo lui.

 

In una precedente intervista ci aveva detto che dopo i suoi interventi al Senato e alla Camera non era cambiato nulla. Pensa che le sue parole potrebbero avere un peso diverso se lei fosse eletto? 

Questa è la mia speranza. Io ero convinto nella mia “ignoranza” in materia politica che il fatto di aver non dato opinioni, ma di aver espresso dei dati scientifici all’interno sia della Camera sia del Senato, quindi aver pubblicamente e soprattutto in quei luoghi, aver fatto risuonare una verità scientifica diversa da quella del mono-pensiero che ci hanno somministrato fino ad oggi, potesse essere ragione di valutazione da parte dei politici della direzione presa. Gli davo un pochettino la “scusa” dell’ignoranza tecnica di alcuni fatti che sono oggettivamente complessi da spiegare, a meno che non si abbia la capacità di farlo. Una volta fatto però ho visto che in realtà il tutto viene grandemente ignorato dalla maggioranza delle forze politiche, se non da tutte. Allora questa è stata una delle ragioni che poi mi ha spinto a provare ad entrare in questa sfida politica. Perché spero e credo che una volta entrati all’interno si abbia la possibilità di parlare direttamente alle persone e mi auguro che la conoscenza e la trasparenza siano difficilmente ignorate.

 

Con questa candidatura cercherà quindi di fare in modo che alle base delle decisioni ci siano sempre dati scientifici e che ogni valutazione sia fatta stando al passo con i paper che vengono continuamente pubblicati?

Il punto è non solo stare al passo, ma anche comunicarli. Comunicarli ai tecnici, a quelli che gestiscono i numeri e che danno poi le risposte. E a questo è collegata una serie di problemi che non sono ancora stati messi a fuoco. Questi vanno dal numero di cicli della PCR, alla sensibilità e alla specificità dei test che sono stati utilizzati, alla reale efficacia - non quella immaginaria iniziale del 95% che era stata attribuita -, agli ormai ben noti effetti collaterali. Senza dimenticare le persone che hanno avuto un danno da vaccino, che in questo momento si trovano in un limbo, dove stanno inascoltati, sono sofferenti e nessuno è in grado di dargli né una diagnosi, né una terapia. Penso che l’altra priorità fondamentale per adesso sia quella di fermarsi, prendere in considerazione queste persone e quindi essere in grado di andare a vedere, senza paura, cosa è successo, perché hanno i sintomi che stanno avendo e soprattutto come curarli. Perché le persone che vengono abbandonate a loro stesse, senza possibilità e senza cura perdono la speranza. C’è già qualcuno che è arrivato purtroppo a togliersi la vita proprio perché si è sentito, secondo me, completamente abbandonato. Questo in Italia non deve succedere mai più.

 

Non aveva mai pensato di entrare in politica prima?

No, ma io non ho mai fatto parte di nessun movimento politico, né di destra né di sinistra in tutta la mia vita. È un campo che ho sempre ritenuto per la maggior parte degli anni, troppo spinoso, troppo ricco di compromessi, troppo fatto di interessi di diverso tipo, che si intersecano tra loro in una specie di palude, nella quale fare qualcosa diventa veramente difficile. Però ad oggi penso invece che, per non avere rimpianti un domani nel dire “non ci ho provato”, devo farlo. Poi è tornato uno Speranza, piuttosto che qualcun altro dello stesso taglio ideologico e politico, magari a governare le scelte del nostro Paese. Io no avrei mai valuto rimproverarmi di non averci neanche provato. Faccio quindi qualcosa che veramente non avevo mai pensato di fare prima nella mia vita. Non a caso ho detto di “no” a svariati partiti politici che mi avevano chiesto di entrare con loro. Ho detto di “no” svariate volte anche allo stesso Paragone, prima di cambiare idea proprio di fronte a questa riflessione durante una delle ultime notti.

 

Per quanto riguarda la gestione e il controllo della pandemia dopo le elezioni, secondo lei che cosa accadrà se vincerà il centrodestra e che cosa accadrà se vincerà il centrosinistra?

Non ho la sfera di cristallo. Quello di cui sono sicuro è che, se vince la sinistra, la storia verrà comunque poi riproposta nella maniera in cui l’abbiamo già vissuta. Non posso dimenticare - perché mi sono rimaste segnate a fuoco nella testa - le parole di Letta: “Il vaccino è libertà”. L’ho trovato uno slogan, ripetuto in realtà in modo molto importante in svariate occasioni, un’espressione di un concetto che ritengo aberrante. Cioè delegare la propria libertà ad a una scelta in realtà forzata dal governo, senza la quale la libertà non esiste. È inutile dire che questa frase ricorda in maniera veramente preoccupante e agghiacciante ciò che c’era scritto sui cancelli di Auschwitz, che non era il vaccino, ma era il lavoro. Ma la frase praticamente è la stessa. Quindi arrivo anche a chiedermi che cosa sia diventata ad oggi la sinistra. Sicuramente dei partiti che si occupavano del proletariato e del bene del popolo non è rimasta assolutamente nessuna traccia. Per quanto riguarda la destra, vedo il tentativo, almeno a parole, di svincolarsi da questo tipo di politica. Però non posso dimenticare che in questi due anni le forze di destre hanno votato a favore di una serie di provvedimenti, dal Green Pass all’obbligo vaccinale. Quindi mi domando se poi abbiano veramente l’indipendenza ideologica di pensiero e di azione necessaria per dire di no, di nuovo, a questo impianto che invece vedo molto possibile ricominciare, visto che qualcuno ci ha avvisato che l’era delle pandemie è iniziata. Per questo sembra che da tutta questa storia di un virus dopo l’altro non si sa quando ne usciremo.

Sono sicuro di quello che sarebbe la sinistra, ma temo che se anche vincesse la destra la storia non sarebbe così tanto diversa. Sarebbe diversa se vincessero le forze nuove, ma magari entrassero tutte e tre in Parlamento a rappresentare una direzione totalmente differente. Un qualcosa che viene più dal popolo piuttosto che dall’élite. Se poi questo sarà possibile o meno lo staremo a vedere, anche perché i tempi sono talmente brevi e complessi, che anche riuscire a organizzare una proposta politica, nel modo corretto, con le parole giuste e le persone messe al posto giusto, sarà estremamente complicato. Stiamo facendo tutti tutto molto di fretta.

 

Chi vorrebbe come Presidente del Consiglio?

Mi hai fatto una domanda alla quale non avevo mai pensato. Ti posso dire chi vorrei come Presidente della Repubblica: Agamben.

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