12 Febbraio 2026
Carlo Demartini, Ceo CrAsti
CrAsti ha archiviato il 2025 con un utile netto di 65,4 milioni di euro (+27,6%), sostenuto da una forte crescita delle commissioni (+21%) che ha bilanciato la flessione del margine d'interesse. La banca ha ulteriormente consolidato la propria struttura patrimoniale, portando il CET 1 ratio al 17,9%, e ha incrementato la remunerazione per i soci con un dividendo di 0,5 euro per azione.
Il 2025 di CrAsti si è chiuso con un utile netto in crescita del 27,6%, raggiungendo i 65,4 milioni di euro. Nonostante la contrazione del margine d’interesse, sceso a 252,4 milioni di euro (-15%) a causa delle politiche monetarie della BCE, l'istituto ha compensato il calo grazie a una forte spinta delle commissioni, salite a 85,8 milioni di euro (+21,2%). Il miglioramento della redditività è testimoniato dal ROE, salito al 5,84%, un valore che il CEO Carlo Demartini definisce coerente con la natura di banca di prossimità del gruppo e con una media storica del 6% mantenuta nell'ultimo quindicennio.
Uno dei punti di forza dell'esercizio è l'incremento della solidità patrimoniale, con un CET 1 ratio passato dal 15,3% del 2024 al 17,9% del 2025. Questa robustezza finanziaria sostiene una politica dei dividendi più generosa: la cedola è cresciuta costantemente, passando dagli 0,2 euro per azione del 2022 agli 0,5 euro del 2025. Tali risorse risultano fondamentali per i principali soci, le fondazioni di Asti, Biella, Vercelli e CRT, consentendo loro di reinvestire quote crescenti di valore nei rispettivi territori di riferimento.
In linea con il piano industriale 2025-27, la banca prosegue la sua espansione sia per via organica, con l'apertura di nuove filiali in Veneto e Liguria, sia per linee esterne. Dopo aver acquisito l'80% di Credit Data Research Italia a gennaio 2026, l'istituto valuta nuove operazioni straordinarie nel settore dei servizi alle imprese e nel retail. L'obiettivo dichiarato è il rafforzamento della redditività, mantenendo però un controllo rigoroso sulla qualità delle acquisizioni affinché siano funzionali al modello di business esistente.
Il futuro di CrAsti è legato al rinnovo del consiglio di amministrazione previsto per aprile 2026 e alla ricerca di un nuovo amministratore delegato. Sullo sfondo resta la necessità per la Fondazione Asti di ridurre la propria partecipazione per ottemperare al Protocollo Acri-Mef. Mentre l'ipotesi di una cessione integrale della banca rimane sul tavolo, il management uscente promuove una soluzione di respiro regionale che coinvolga le altre fondazioni socie, al fine di preservare il valore aggiunto generato dall'istituto per l'economia locale e mantenere l'indipendenza di uno dei primi quindici gruppi bancari italiani.
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