22 Gennaio 2026
Fabio Pompei, AD di Deloitte
Deloitte Private ha pubblicato lo studio realizzato nell’ambito della Private Equity Survey, che fotografa l’andamento del mercato italiano del Private Equity e del Venture Capital, combinando i dati consolidati relativi al II semestre 2025 e le stime previsionali per il I semestre 2026. L’indagine, giunta alla 47ª edizione e condotta in collaborazione con AIFI e con l’Osservatorio PEM della LIUC Business School, evidenzia un settore che, pur operando in un contesto macroeconomico e geopolitico complesso, mostra segnali di rinnovato dinamismo e un sentiment complessivamente positivo da parte degli operatori.
Si prevede che nel primo semestre del 2026 si registrerà un numero di operazioni di Private Equity e Venture Capital pari a 224, con oltre il 50% dei deal concentrati al di sopra dei 30 milioni di euro. Nonostante le incertezze legate a conflitti sul fronte geopolitico e tensioni commerciali, il sentiment degli operatori rimane complessivamente positivo, con la quota di investitori (38,6%) che si attende un aumento dei deal in crescita di +4,7 p.p.. Gli ultimi sei mesi del 2025, invece, si sono conclusi con un record di operazioni (322) per un controvalore di 3,6 miliardi di euro.
Queste alcune delle principali evidenze che emergono dalla quarantasettesima edizione della Private Equity Survey, l’indagine semestrale condotta da Deloitte Private in collaborazione con AIFI (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt) e l’Osservatorio PEM (Private Equity Monitor) di LIUC Business School.
“Il contesto in cui operano oggi i fondi resta caratterizzato da elevata complessità, influenzata dalle incertezze geopolitiche ed economiche a livello internazionale. Allo stesso tempo, il miglioramento delle condizioni di accesso al debito e l’introduzione di strumenti di supporto al settore contribuiscono a rafforzare il sentiment degli operatori” – commenta Elio Milantoni, Senior Partner M&A di Deloitte. “Il mercato italiano del Private Equity evidenzia un rinnovato dinamismo, con aspettative più favorevoli in termini di attività e valutazioni (il 75% degli operatori si aspetta un aumento del valore del proprio portafoglio nel prossimo semestre), pur mantenendo un approccio prudente e selettivo nelle scelte di investimento”.
Il Manifatturiero si conferma il settore più attrattivo per gli investimenti, con un aumento delle preferenze che lo porta al 26%, in crescita di 2,2 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente. Food & Beverage (17%) e Life Sciences & Healthcare (13%) registrano un leggero aumento, rispettivamente di +3 p.p. e +0,2 p.p. L’interesse per il settore ICT registra invece una modesta contrazione, scendendo all’11,4% (-0,2 p.p.), mentre quello del Consumer Goods evidenzia un miglioramento, salendo al 10,6% (+2,6 p.p.).
“Nel contesto attuale le priorità degli investitori hanno subito un’evoluzione significativa: i fattori ESG sono diventati un elemento imprescindibile delle strategie di investimento nel Private Equity. Allo stesso tempo, l’intelligenza artificiale conferma la sua rilevanza nei processi di valutazione di opportunità di investimento nelle società target, pur mostrando una flessione rispetto al semestre precedente. Sul fronte settoriale, il manifatturiero continua a rappresentare un comparto chiave, mentre si registra un crescente interesse verso ambiti in forte evoluzione come il Food & Beverage e il Life Sciences & Healthcare” – dichiara Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Equity Leader.
L’adozione dei criteri ESG è ormai consolidata nel Private Equity, sia in fase di valutazione sia nella gestione delle portfolio companies: il 22,6% li integra già nella due diligence, il 26% nell’implementazione di politiche sostenibili post-investimento e il 19% li considera una leva di creazione di valore già nell’analisi preliminare.
L’intelligenza artificiale si conferma un fattore rilevante nella selezione dei target (75%), nonostante un calo del -8,9 p.p..
Next Generation EU e PNRR: secondo il 56,8% degli operatori, nel prossimo semestre, le società potrebbero incontrare difficoltà nell’effettivo impiego dei fondi messi a disposizione. La restante parte del campione, invece, non prevede particolari criticità.
Relativamente alla riforma del TUF e al lancio del Fondo di Fondi di Cassa Depositi e Prestiti, una larga maggioranza degli operatori esprime aspettative positive: il 77% ritiene che la revisione del quadro normativo potrà generare effetti favorevoli, mentre l’82% si attende un impatto positivo dall’introduzione del nuovo strumento.
Le principali strategie di investimento e disinvestimento
Per il prossimo semestre emerge un chiaro orientamento verso operazioni di maggioranza, indicate dal 90,9% degli operatori come modalità preferita di investimento, in ulteriore crescita rispetto al semestre precedente. Al contrario, l’interesse per le partecipazioni di minoranza si riduce significativamente, scendendo al 6,8%, mentre i co-investimenti restano marginali e si attestano al 2,3%.
In relazione alle dimensioni delle operazioni previste nel prossimo semestre, si osserva una tendenza verso deal di taglio più elevato. Le transazioni comprese tra i 16 e i 30 milioni di euro rimangono pressoché stabili, scendendo lievemente al 29,5% (-0,9 p.p.), mentre aumenta la quota di operazioni superiori ai 31 milioni, che sale al 54,6% (+9,9 p.p.).
Per quanto riguarda le operazioni di disinvestimento, solo una minoranza (11,4%) degli operatori prevede una contrazione dell’attività, in aumento rispetto al semestre precedente (+2,5 punti percentuali), mentre diminuisce in modo netto la quota di rispondenti che prevede un aumento dell’attività di disinvestimento (29,5%, -11,6 p.p.). La maggioranza degli operatori (59,1%, +9.1 p.p.) ritiene che non ci saranno variazioni.
Le preferenze degli operatori sulle strutture di finanziamento
Nel 2025, il ricorso alle banche commerciali è stata la modalità di finanziamento più diffusa tra gli operatori per le operazioni di acquisizione, indicata dal 68,2% dei rispondenti con una crescita di +3,9 punti percentuali. Anche le banche di investimento segnano un incremento di +1,9 punti percentuali, raggiungendo circa il 9%. Al contrario, perde terreno il private credit, scelto dal 13,6% degli operatori (-4,2 p.p.).
Le aspettative sugli operatori che forniscono capitale di debito nei prossimi sei mesi confermano il trend emerso nello scorso semestre: è previsto un rafforzamento del ruolo delle banche commerciali, indicate dal 63,6% dei rispondenti (+10,1 p.p.). Al contrario, diminuisce l’interesse verso i fondi di private credit, che scendono al 20,5% (-8,1 p.p.), evidenziando una minore attrattività delle soluzioni di finanziamento alternative.
Previsto un aumento delle attività di exit
Circa il 40% degli operatori si aspetta di focalizzarsi sulla ricerca di nuove opportunità di investimento durante il prossimo semestre (-7,3 p.p.). Aumenta leggermente la quota di operatori impegnati in attività di gestione del portafoglio (22,7%, +1,3 p.p.), mentre aumenta sensibilmente, al 20,5% (+11,6 p.p.), la quota di chi prevede attività di exit. In leggero calo la percentuale di chi si concentrerà in attività di fundraising (15,9%, -5,5 p.p.)
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