13 Gennaio 2026
Rome Business School ha realizzato un report sulla Longevity Economy, gli over 50 rappresentano oltre il 45% della popolazione e generano il 67,7% dei consumi. Sulla base dei dati ISTAT più recenti che riportano un’età media in Italia di 46,8 anni, il cambiamento demografico in atto sta ridefinendo in profondità equilibri economici, finanziari e sociali.
La popolazione Silver, ovvero gli over 50, detiene più del 60% della ricchezza netta delle famiglie e non è più un segmento marginale, ma un pilastro dell’economia nazionale, responsabile di circa il 67,7% della spesa complessiva, quota destinata a superare il 70% entro il 2035. In Italia, quasi un cittadino su quattro ha più di 65 anni e con una quota di over 65 destinata a salire al 34,6% entro il 2050 (+10 punti percentuali). Le scelte finanziarie dei Silver restano prudenti: oltre il 72% degli investitori over 55 privilegia strumenti a basso o medio rischio, in un contesto in cui più del 70% delle famiglie over 65 è proprietario di casa.
A livello globale, questo fenomeno si traduce nella cosiddetta longevity economy, un ecosistema economico trainato dall’aumento della popolazione anziana, dall’accumulazione patrimoniale e da nuovi modelli di consumo. Questo il tema di ricerca dell’ultimo report di Rome Business School “Popolazione Silver e longevity economy. Strategie di investimento, risparmio e mercati emergenti”, a cura di Valerio Mancini, Direttore del Centro di Ricerca di Rome Business School, Francesco Baldi, Docente dell'International Master in Finance di Rome Business School, Massimiliano Parco, Economista, Centro Europa Ricerche.
Reddito, patrimonio e risparmio: la solidità economica della popolazione Silver
Dal punto di vista economico, la popolazione Silver italiana presenta una struttura solida, seppur eterogenea. I dati di Intesa Sanpaolo e del Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi (2024-2025) mostrano che il reddito medio lordo annuo raggiunge il picco tra i 45 e i 54 anni, superando i 34.000 euro, per poi ridursi progressivamente nelle fasce successive: 30.339 euro tra i 55-64enni e 26.030 euro tra gli over 65. Nonostante la diminuzione del reddito dopo l’uscita dal mercato del lavoro, la stabilità economica degli anziani è sostenuta da un rilevante stock patrimoniale accumulato nel corso della vita.
I 55-64enni dispongono in media di 137.040 euro di patrimonio finanziario e 205.270 euro di patrimonio immobiliare, mentre gli over 65 mantengono 112.713 euro di attività finanziarie e 202.422 euro di patrimonio immobiliare. In questa fascia d’età, “il patrimonio immobiliare arriva a valere fino a 7,8 volte il reddito annuo, evidenziando come il benessere economico nella terza età dipenda soprattutto dalla ricchezza accumulata e non più dal reddito corrente”, afferma Baldi.
Anche i comportamenti di risparmio riflettono una forte attenzione alla sicurezza finanziaria. In media, le famiglie italiane accantonano l’11,2% del reddito, percentuale che sale all’11,7% tra gli over 65. Le principali motivazioni del risparmio sono di natura precauzionale e previdenziale, mentre il risparmio finalizzato agli investimenti resta marginale, inferiore al 3,5%, segnalando una preferenza per la protezione del capitale piuttosto che per la ricerca di rendimento.
Scelte di investimento: prudenza, obbligazioni e bassa propensione al rischio
Con l’avanzare dell’età, le strategie finanziarie diventano progressivamente più conservative. Le scelte di investimento degli individui Silver risultano fortemente influenzate da tre fattori chiave: sicurezza del capitale, stabilità dei rendimenti e liquidità nel medio-lungo periodo, con oltre il 72% degli investitori over 55 orientato verso strumenti a basso o medio rischio (OECD, 2024).
Con l’età cresce la diffusione delle obbligazioni tra gli investitori, mentre diminuisce l’esposizione azionaria. La quota di individui che detengono obbligazioni passa infatti dal 14,1% tra i 25-34enni al 22,7% tra gli over 65, mentre solo il 7,1% degli over 65 investe in azioni. Nei portafogli dei Silver, le obbligazioni mantengono un peso stabile (26%), confermando un orientamento focalizzato sulla protezione del capitale, secondo un’indagine di Intesa Sanpaolo-Centro Einaudi (2025).
Queste scelte sono coerenti con le motivazioni del risparmio, che assumono un carattere prevalentemente prudenziale. La finalità precauzionale è infatti la più diffusa in tutte le fasce d’età, indicata dal 36% della popolazione, dal 40,3% dei 55-64enni e dal 36,9% degli over 65. Cresce inoltre il peso della motivazione previdenziale, che passa dal 29% nel totale del campione al 35,5% tra i 55-64enni e al 33,1% tra gli over 65, segnalando una forte attenzione alla sostenibilità del tenore di vita nel lungo periodo. Al contrario, il risparmio destinato agli investimenti rimane marginale, inferiore al 3,5%, e diminuisce con l’età. “Il risparmio degli italiani raggiunge nel 2025 il livello più alto degli ultimi 20 anni e l’Italia si conferma come il paese con la maggiore propensione al risparmio al mondo, seconda solo al Giappone”, afferma Baldi.
In Italia, questa impostazione prudenziale si accompagna a una forte esposizione immobiliare e obbligazionaria: oltre il 70% delle famiglie con almeno un over 65 è proprietario di casa, spesso senza mutuo, mentre più del 40% del patrimonio finanziario degli over 60 è investito in strumenti obbligazionari e circa il 30% in immobili. La casa resta quindi un pilastro del modello patrimoniale dei Silver, mentre cresce il risparmio destinato al sostegno ai figli (20% tra gli over 65).
Sanità, AgeTech e housing: i mercati a maggiore crescita della longevità
Tra i settori a maggiore crescita nella longevity economy figurano sanità, assistenza e infrastrutture della longevità. Nei Paesi OCSE, la spesa sanitaria rappresenta in media il 9,3% del PIL e la spesa pubblica pro-capite è prevista in crescita di circa il 2,6% annuo nel lungo periodo. Il miglioramento dell’healthy aging, associato a questi investimenti, potrebbe inoltre generare un vero e proprio dividendo economico, contribuendo ad aumentare la crescita del PIL globale di circa 0,4 punti percentuali annui nel periodo 2025–2050 (IMF, 2025).
Accanto alla sanità tradizionale, si sviluppa l’ecosistema AgeTech, con soluzioni tecnologiche per il monitoraggio remoto, la sicurezza domestica, il benessere cognitivo e la coordinazione dell’assistenza, che nel 2025 ha attratto circa 700 milioni di dollari di investimenti a livello globale (The Gerontechnologist, 2025). Un altro pilastro è rappresentato dal senior housing e dal real estate age-friendly. L’aumento della domanda, unito a un’offerta ancora limitata in molte aree, rende questi segmenti interessanti dal punto di vista degli investimenti, grazie a rendite relativamente stabili e a sinergie con servizi sanitari e assicurativi. In parallelo, emergono modelli abitativi innovativi come cohousing senior, residenze intergenerazionali e soluzioni di light assisted living, orientate a combinare autonomia, socialità e assistenza senza la rigidità delle strutture tradizionali.
A livello macroeconomico, l’invecchiamento accelera la pressione sui sistemi pensionistici: nei Paesi OCSE il rapporto tra popolazione anziana e popolazione in età attiva è destinato a salire da 33 a 52 anziani ogni 100 lavoratori entro il 2050 (OECD, 2025), rendendo sempre più strategici i mercati della previdenza, del wealth management e delle soluzioni finanziarie integrate con criteri ESG.
Longevity economy: un megatrend che ridisegna consumi e investimenti
La longevity economy non è quindi un singolo settore, ma un megatrend strutturale destinato a ridisegnare domanda interna, priorità di spesa pubblica e privata e strategie di investimento. A livello globale, gli over 50 generano già il 42% della spesa complessiva, una quota destinata a crescere nei prossimi decenni (Brookings, 2024).
In Italia, il peso è ancora più marcato: gli over 50 sono responsabili di circa il 67,7% dei consumi, mentre la popolazione in età lavorativa è prevista in forte calo e la quota di over 65 destinata a salire fino a circa il 34,6% entro il 2050, rispetto all’attuale 24,7% (ISTAT). Questa dinamica conferma come l’invecchiamento della popolazione non rappresenti solo una sfida demografica, ma un fattore strutturale in grado di orientare consumi, politiche pubbliche e strategie di investimento di lungo periodo.
La popolazione Silver non è più solo una sfida per i sistemi di welfare, ma una “leva strategica di sviluppo economico. La solidità patrimoniale, il peso nei consumi e l’evoluzione dei bisogni rendono la longevity economy uno dei principali driver di crescita dei prossimi decenni”, conclude Mancini. “Per coglierne appieno il potenziale sarà però necessario un approccio integrato, capace di coniugare innovazione, sostenibilità finanziaria, inclusione sociale e governance responsabile”.
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